Te lo do io il fitness
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Te lo do io il fitness

Osservazioni polemiche e semiserie sul Rimini Wellness 2012 la cui lettura è sconsigliata a chi ha poco senso dell’umorismo, molta voglia di polemizzare o teme di essere protagonista delle vicende narrate

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Te lo do io il fitness

Anche quest'anno non poteva mancare il tour al Rimini Wellness, la manifestazione più importante per gli amanti dello sport. Sarebbe meglio dire per gli amanti del fitness, a tal punto amanti che nonostante l'appuntamento al Rimini Wellness sia giunto alla settima edizione continuano a chiamarlo il festival del fitness (che a Rimini non si fa più da altrettanti anni), ma questa è decisamente un'altra storia.

Nei giorni di permanenza in questa maxi palestra che è il quartiere fieristico ho avuto modo di incontrare davvero tante persone e la domanda che in modo più ricorrente mi hanno fatto è stata "cosa ne pensi di questa edizione?". Me lo hanno chiesto talmente tante volte che mi sono sentito in dovere di scrivere questa risposta. Penso che quest'anno, come gli altri, si faccia troppo presto a dire fitness! A questa parolina accorrono in tanti, ed accorrono anche numerose aziende poiché sembrerebbe (e i dati lo confermano) che l'industria del fitness non è mai in crisi, non essendo mai in crisi la voglia di apparire. Essendo in tantissimi a pensare in continuazione a come ritagliare la propria nicchia di mercato, in un settore sempre più saturo di novità, è facile che accanto a cose realmente interessanti e intramontabili se ne affianchino alcune francamente discutibili, se non addirittura al limite dell'assurdo. Riconoscerle è facile, perché il prossimo anno non ci saranno già più.

Sembra che qualsiasi prodotto presentato in chiave "fit" acquisti un'aurea di inimmaginabile fascino, e si spera che possa spingere le vendite. Qualche anno fa una grande industria aveva provato a lanciare il messaggio di una fit-lavatrice, era tale perché ci si potevano lavare anche le scarpette da running, cosa che evidentemente era ed è possibile fare in tutte le lavatrici. Dev'essere che questo popolo di sportivi pieni di muscoli ed energia è pronto ad abboccare a molte cose ma non propriamente a tutto, così è scomparsa dalla fiera la fit-lavatrice! Stessa sorte per l'azienda che vendeva carne in scatola con pochi grassi, la ricetta era la stessa di 10 anni prima, ma speravano di fare breccia nel cuore di chi, l'unico olio che utilizza, è quello abbronzante. Sparita anche questa. È evidente che la spesa per esserci non giustificava il ritorno economico. Su questo fronte i grandi marchi i conti li sanno fare bene. Che dire delle pedane vibranti? Non dovevano essere una rivoluzione? 10 minuti di vibrazioni equivalgono a due ore di allenamento (dicevano i produttori). Tre anni fa ce n'erano a non finire, poi di colpo scomparse, quest'anno non ne ho vista neppure una. Sul perché ho "già dato" e non mi va di tornarci su.

Scomparsa la carne in scatola, a questo giro qualcuno ha provato a dare l'appellativo di fitness ai pistacchi! Il genio italico è insuperabile ragazzi! Temo tuttavia che abbiano sbagliato frutto, almeno ci avessero provato con le noci o le arachidi qualche speranza di successo ci sarebbe stata, ma con i pistacchi ho paura che il destino sarà il medesimo del gelato al puffo, non lo si vede più dal 1982.

Passeggiando per la fiera era tutto un tripudio di lavoro funzionale e Zumba! Nulla da eccepire, entrambe attività entusiasmanti ed efficaci. Peccato che facendo un frullato di marketing anche con la migliore delle attività, quello che viene fuori sarà sempre aberrante. Così ho visto che il concetto di funzionale è stato portato all'estremo con dei sovraccarichi stile sand bag ma in plastica trasparente e riempiti di acqua! Certamente belli da vedere, peccato che la massa d'acqua al loro interno abbia un tale peso ed una tale instabilità, che le esecuzioni che ho visto fare erano al limite del trauma articolare. 10 litri d'acqua che precipitano di colpo su una struttura muscolare, anche allenata, possono creare un danno serio a tendini e articolazioni, per non parlare della colonna vertebrale dato che il tutto si svolge con passaggi sopra la testa.

Stand dopo stand non potevo non imbattermi in un simpatico signore orientale che ha portato sino a Rimini una sorta di piccolo anello in plastica, leggero, dalla forma ovale e con un diametro di pochi centimetri. È un attrezzo che conoscevo già grazie ad internet ma che non mi sarei aspettato di trovare in fiera, ed ancor meno mi sarei aspettato di vedere un gruppo di persone (per quanto sparuto) entusiaste di provarlo. Inutile chiedersi a cosa serva, a cosa possa servire o cosa possa migliorare, se avrà successo sarà perché nel suo nome c'è l'appellativo "zen", sufficiente a far sentire chiunque avvolto dall'energia misteriosa di… di… di non so che, altrimenti non sarebbe misteriosa.

I miei sinceri complimenti a chi si è lasciato ispirare dalle arti circensi proponendo un piccolo percorso da compiersi camminando su una cinghia lunga qualche metro e posta a pochi cm da terra. Non ho chiesto quale fosse lo scopo di una simile cosa, a parte l'estemporaneo divertissement del luogo, ma credo che mi avrebbero risposto che era utile per migliorare l'equilibrio, la propriocezione, la coordinazione oculopodalica e intersegmentaria, per passare alla sollecitazione psicofisica. Suppongo eh, non posso saperlo per certo. Ma a noi che ci rotoliamo nel fango del fitness questi termini ci piacciono assai, fanno tanto "esperto" e affascinano sempre quando riusciamo a dirli tutti insieme durante una conversazione. Provare per credere, ripetetelo nello spogliatoio e qualcuno vi assumerà all'istante come personal trainer! Altro che la classica frase "il nuoto è uno sport completo", vuoi mettere con "coordinazione intersegmentaria e oculomanuale"? Attenti solo che non ci sia un vero esperto nei paraggi però, altrimenti rischiate che attacchi un pippone sulle fasi sensibili facendo notare che alcuni aspetti non possono essere efficacemente allenati dopo una certa età (vale a dire quella media di chi si cimentava nel funambolico esercizio), distruggendo con le sue parole semplici ogni tentativo di darsi un tono con termini più ricercati.

Il nome e la definizione cool in questo settore sono fondamentali, ricordo ancora che da bambino il mio istruttore di judo affascinava i bambini parlando di psicomotricità, oddio a dire il vero ripeteva soltanto il termine "la psicofisica", però su un bambino di 6 anni "la psicofisica" affascina al pari di un
supercalifragilistichespiralitoso. Con questo non voglio sminuire l'attività psicomotoria, solo che da adulto ho scoperto che era una cosa molto più seria e complessa, e che citarla non bastava, proprio come accade adesso per molti altri nomi altrettanto affascinanti.

Immancabili come ogni anno i body builder in costumino presso gli stand di integratori pronti ai loro 4 giorni di fama per raggiungere i quali hanno sofferto la fame per gli altri 361. E non mancavano ovviamente schiere di entusiasti ammiratori pronti a farsi fotografare con i loro idoli. L'unica nota triste, per chi in fiera ci va da sempre, è stato constatare che molti di questi atleti sono sempre gli stessi, ogni anno un po' più vecchi, al pari di molti dei loro fans, sempre loro e sempre un po' più anziani. Immagino che nelle varie "camerette" ci siano anno dopo anno i poster atleta/ammiratore che invecchiano insieme. Il che ha anche qualcosa di romantico nella sua malinconia.

Insomma, il festival del fitness (pardon il Rimini Wellness) è come il festival di San Remo, non va giudicato, va preso così com'è. Ogni tanto un'ugola d'oro viene fuori, anche se più spesso i vincitori fanno la fine dei Jalisse (primi nell'edizione del 1997 e poi finiti nel dimenticatoio). Anche in fiera ogni tanto qualche buona idea la si trova in giro, e forse c'era anche quest'anno, ma con tutto il contorno si faceva fatica a scorgerla.