Fitness: dimmi chi è il tuo idolo e ti dirò chi sei (e quanto sei competente)
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Fitness: dimmi chi è il tuo idolo e ti dirò chi sei (e quanto sei competente)

In un settore, quello del fitness, dove sono tutti esperti e ogni giorno ne nascono di nuovi, ogni ultimo arrivato sceglie come e cosa comunicare ma complottismo, volgarità e supponenza, rivelano quale sia il loro reale grado di competenza e anche quello di chi li segue!

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Fitness: dimmi chi è il tuo idolo e ti dirò chi sei (e quanto sei competente)

La comunicazione è un aspetto fondamentale della nostra vita, in natura (sebbene con modalità differenti), ciascun essere vivente ha trovato il modo per comunicare e, spesso, la modalità prescelta è a tal punto efficace da aver consentito un processo evolutivo o la sopravvivenza di una specie.

L'uomo è con tutta probabilità l'essere vivente capace di sfruttare il più ampio spettro di opzioni comunicative e, grazie agli attuali media, ha ulteriormente ampliato questo ventaglio aggiungendo la possibilità di raggiungere un numero di persone estremamente numeroso ed eterogeneo.

La modalità con la quale comunichiamo ciò che abbiamo da dire caratterizza non solo il soggetto desideroso di comunicare un messaggio, ma inevitabilmente determinerà anche quale platea sarà attratta dal messaggio medesimo. Se ci soffermiamo ad analizzare solo la comunicazione attraverso la scrittura è possibile affermare che, quando scriviamo qualcosa non ci limitiamo a trasmettere un messaggio, ma scegliamo chi questo messaggio lo andrà a leggere.

Se il mio interesse è quello di raggiungere un gran numero di persone utilizzare un linguaggio leggero, magari ironico o provocatorio certamente mi consentirà di avere maggiori probabilità di colpire l'attenzione. Fin qui nulla di nuovo. Il problema sorge quando gli argomenti che vogliamo trattare sono di carattere tecnico scientifico e, nel caso specifico, riguardano la scienza del fitness.

Nel tentativo di ritagliarsi uno spazio di visibilità maggiore, soprattutto sul web, si fanno strada ogni giorno articoli sempre più sensazionalistici nei toni e nei contenuti, sino a trascendere in un linguaggio livellato sempre più verso il basso, finendo con l'assomigliare a quello in uso nelle peggiori osterie. È certamente una modalità comunicativa che attrae un numero di persone enorme, molte delle quali assolutamente prive di competenze specifiche in materia, che possono perfino "apprezzare" una semplificazione così estrema ed un linguaggio goliardico e con toni da caserma.

Il dramma è quando a fare propri simili "articoli" sono dei professionisti del fitness, o persone che pretendono di essere tali, ma la cui pigrizia mentale li tiene debitamente a distanza da testi scientifici e pubblicazioni che non siano più simili ad una giornale di gossip che ad una rivista avente un minimo impact factor. Consapevoli ovviamente che guadagnare una fetta ampia di pubblico per i loro articoli significa amplificare gli accessi (e quindi i guadagni che ne derivano) questi pseudo divulgatori, dei quali nella letteratura scientifica non se ne rinviene traccia, giocano al rilancio, con provocazioni sempre più ardite riguardo gli argomenti trattati e il linguaggio utilizzato.

Ciascuno svegliandosi al mattino e dopo aver letto un po' di abstract in giro per il web si sente pronto a discettare di fisiologia, metodologia dell'allenamento o nutrizione. Consapevole che con una adeguata ricerca sarà per altro possibile trovare articoli che confermino o smentiscano qualsivoglia teoria, ammantando lo scritto di pseudo scientificità e trasformando al scienza del fitness in un mercato del pesce, fatto spesso di commenti "urlati" e controrepliche che si limitano a loro volta a citare altri link. Un girone infernale senza fine ma soprattutto dove chi finisce col farne le spese è proprio l'utente finale, privo di competenze specifiche che quindi si affida a questi "nuovi guru" sulla base dei "like" che l'articolo ha ricevuto.

Ma la scienza non è democratica, se l'avessero messo ai voti la terra sarebbe stata piatta. La scienza è ricerca e formazione continua, è talvolta sacrificio, è voglia di sapere non desiderio di stupire. La scienza è l'umiltà di riconoscere un errore, di vedere un professionista da seguire in chi denota competenze maggiori, non un bersaglio da abbattere stando dietro una tastiera.

Il web, social network inclusi, è un'invenzione eccezionale, ma ha nella propria forza il suo stesso punto debole, ed è ancora una volta la possibilità di una comunicazione orizzontale, dove chiunque può interagire con chiunque altro, e questa facilità di interazione genera un errore di percezione, dove ciascuno pensa di poter esprimere il proprio "parere" quasi che la libertà di espressione possa avere qualcosa a che vedere con la veridicità e l'autorevolezza di ciò che si afferma.

Dal mio punto di vista non posso che prendermela prima di tutto con chi rivendica una sua presunta "superiorità" derivante da una formazione accademica e poi delega di fatto il suo aggiornamento a simili contenuti, recependone passivamente il messaggio senza il dovuto senso critico che ci si aspetterebbe da un professionista. A cosa sia pertanto servita la sua formazione non è dato saperlo, ed ancor meno cosa determini la sua indignazione verso chi non seguito il medesimo iter, se poi entrambi leggono, accettano ed esaltano simili cialtronate che hanno solo il merito di essere facilmente comprensibili a chiunque.

Si alimenta il complottismo ingiustificato anche in direzione del fitness, cercando continuamente una soluzione semplice ad un problema complesso, cosa che in ambito scientifico non può funzionare. Tutt'al più può avere lo scopo di lenire una drammatica ignoranza, di far sentire chiunque non solo competente, ma perfino più competente di chi lo è realmente poichè con una semplificazione estrema si pensa perfino di screditare capisaldi della ricerca scientifica.

Mischiandosi con la massa di utenti ansiosi sempre e solo di leggere qualcosa che vada contro corrente, e senza mai davvero provare a fare un confronto con un professionista o con un "comitato di pari" (di cui ignorano ovviamente la funzione) alimentano un circolo vizioso dove gli autori degli articoli cominciano di riflesso a sopravvalutare le proprie reali competenze e i loro compiacenti seguaci, senza comprendere che sono solo affetti dalla sindrome di Dunning-Kruger, ma lascio ai più curiosi dei miei pochi lettori il piacere di scoprire di cosa si tratta.

Scienza e MovimentoEditoriale apparso sul numero 02 della rivista Scienza e Movimento, se non sei abbonato e vuoi ricevere la rivista o saperne di più clicca qui