Dagli improvvisati agli esibizionisti, le 10 tipologie di runner che popolano i parchi, e tu che runner sei?
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Dagli improvvisati agli esibizionisti, le 10 tipologie di runner che popolano i parchi, e tu che runner sei?

Camminatori folli, portatori sani di senso di colpa, giovani pigri e veline da corsa, un divertente elenco di runner al parco e delle loro manie... tra il serio e l'ironico

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Dagli improvvisati agli esibizionisti, le 10 tipologie di runner che popolano i parchi, e tu che runner sei?

L'idea di questo editoriale mi è venuta qualche settimana fa, mentre chiacchieravo con un vecchio amico, nonché collega. Di ritorno da un'abbondante cena in pizzeria abbiamo iniziato a parlare di fitness e, tra un argomento ed un altro, mi domanda: "Ma tu cosa ne pensi di tutti questi camminatori folli?", non comprendendo a chi si stesse riferendo, ho domandato chi fossero questi camminatori folli. "Ma si – ha replicato - parlo dei tanti che di punto in bianco si sono convertiti alle camminate veloci, sembra una moda irrefrenabile. Tu cosa ne pensi?" Per un attimo sono rimasto spiazzato. Indeciso se rispondere istintivamente o in modo accademico.

Se è vero che tutti noi dovremmo essere promotori di uno stile di vita corretto, all'interno del quale anche mezz'ora di camminata a ritmo sostenuto è capace di favorire tutta una serie di positive conseguenze, è altrettanto vero che il lavoro da svolgere andrà sempre commisurato alle caratteristiche del soggetto. Tenuto conto anche della sua età, degli obiettivi specifici e dell'incremento che un carico di lavoro dovrebbe avere sotto il profilo dell'intensità. In altri termini, e a rischio di apparire antipatico ed impopolare, trasferendo il concetto dal mondo accademico all'atto pratico, se per un sessantenne una buona camminata è uno strumento di prevenzione ottimale, per un trentenne che aspiri ad un fisico tonico e asciutto… è un po' poco.

Partendo da questa analisi elementare, la mia mente si è spostata ai tanti podisti, più o meno improvvisati, che mi capita di incontrare nel corso dell'oretta di footing che, a giorni alterni, anche io mi concedo nel parco vicino al mio ufficio. Sottolineo la sua localizzazione perché, se fosse distante, probabilmente per pigrizia non mi recherei proprio a correre. Sembra un paradosso ma è così.

Tenendo bene a fuoco l'idea di parlarvene, nelle ultime settimane ho fatto più attenzione all'eterogeneo gruppo di runner che mi è capitato di scorgere, e ho anche cambiato i soliti orari della mia corsa, proprio per incontrare quante più persone possibile. Giorno dopo giorno, km dopo km, ho traslato il concetto del birdwatching trasformandomi in una sorta di runnerwatcher, un osservatore di podisti, spingendomi subito dopo a descriverli e classificarli per gruppi. Ecco quelli che ho individuato.

Il gruppo di quelli che "l'importante è il pensiero", generalmente donne over 40, vestite di tutto punto, eleganti come se andassero ad una sfilata di Valentino, truccate da far invidia alle maschere del carnevale di Venezia, corrono al rallentatore mimando tutti i gesti tipici della corsa. Uno spettacolo. Sembrano davvero una pellicola che procede alla moviola, simulano in tutto e per tutto il gesto atletico, peccato che lo facciano ad una velocità tale da essere superate anche da chi si limita a passeggiare. Ne ho vista una in particolare correre con stivaletti scamosciati e con tanto di tacco da 4cm circa, con l'immancabile giacchetta annodata alla vita nel vano tentativo di nascondere qualche giunonica forma.

A fare il paio con questo gruppo ci pensano i "nostalgici dei bei tempi", uomini sulla 50ina fasciati nelle loro tute vintage, un tempo certamente larghe, ora con una vestibilità simile ad una muta da sub. Lascio a voi immaginarne il perché. Corrono brevi tratti ai quali alternano lunghe pause, quasi mai vengono al parco privi di abbondante colonia, e lasciano dietro una scia che permane per diversi minuti.

C'è il gruppo dei "portatori sani di senso di colpa", coloro che cercano di rimettersi in forma nel più breve tempo possibile, quasi che il partner abbia dato un ultimatum oltre il quale rischiano di tornare single. Si affaticano in maniera sovrumana, rossi in viso come un pomodoro maturo, spesso con felpe pesanti per sudare di più. Hanno un'andatura stanca e stentata, che accelera all'istante appena incrociano qualche altro podista, per poi crollare rovinosamente un attimo dopo.

Segue il gruppo dei "teenager innamorati", spesso corrono in coppia, sguardo che si incrocia a intervalli di tempo regolari. Per loro non servono le cuffiette a tenere il ritmo. Sembra quasi che non sentano la fatica. Del resto non corrono sul serio, perché rischierebbero di mettere in difficoltà l'amato. La corsa al parco è quasi un diversivo all'after hours.

C'è il gruppo dei "vorrei ma non oso", anche qui l'anagrafe è spesso infausta, ma non mancano di far comunella con i "giovani pigri", e si lanciano in lunghe e lentissime camminate. Fingono d'essere al parco per caso, e non perché sperano di perdere chili senza un vero sforzo. Appena avvertono la fatica si fermano con la scusa di osservare un fiore. Cambiano spesso orario, proprio per non far notare agli habituè che la loro presenza è tutto fuorché casuale.

Un po' sparuto, ma di certo presente, è il gruppo dei "sono il re del parco", quasi tutti under 30, tiratissimi, asciutti, corrono in pantaloncini aderenti anche in gennaio, quadricipiti scattanti e glutei cesellati. I capelli sempre in ordine, 3 gocce di sudore in viso che non evaporano, non scendono, non si riproducono. Sempre le solite tre gocce e non una di più. Hanno uno sguardo fiero, che diviene severo per fulminare tutti quelli in sovrappeso, quelli troppo abbigliati, quelli che corrono troppo piano, quelli che recuperano il fiato. Un mezzo sorriso fa capolino sul volto solo quando si incrociano tra di loro, come i motociclisti quando si salutano. L'atteggiamento cordiale scompare quando avvertono un loro simile alle spalle pronto a raggiungerli. Sembrano riconoscerlo dal rumore dei passi. Allora accelerano lentamente, senza darlo a vedere, cercando di evitare più che possono un eventuale sorpasso.

Ancor più esiguo, ma mai estinto, il gruppo delle "veline da corsa", quasi tutte con lunga chioma a coda di cavallo, abbigliamento fosforescente, stile tardi anni '80. Una bellezza statuaria, spesso frutto dell'opera di madre natura. Corrono beate del loro essere, non lesinano brevi sorrisi a nessuno, e sono la prima causa di distorsioni alla caviglia in tutti gli altri. Non paghe della loro fisicità sono sempre a dieta, se capita di incontrarle al bar sembrano capaci di saziarsi con un caffè o uno yogurt, quasi gli pesa mandar giù 125g di fermenti lattici. In realtà, a chi osserva più attentamente, non sarà sfuggito che raschiano col cucchiaino il fondo delle tazzine e dei vasetti.

Tra gli esponenti più numerosi i "runner con crisi di mezza età", anche questi vestiti in modo vintage, ma più giovani del gruppo "vorrei ma non posso", spesso hanno ai piedi scarpe da tennis usurate e del tutto inappropriate. Corrono mentre alternano movimenti ginnici da gioventù italiana del littorio, reminescenza delle ore di educazione fisica di tanti, tanti, tanti anni fa.

E poi… e poi ci sono quelli come me. Non voglio certo tagliarmi fuori ed apparire "migliore" degli altri. Quelli che hanno avuto un passato da agonisti, che hanno fatto ogni sorta di dieta e sacrificio in vista di una gara, e che adesso corrono soprattutto per non dover fare i conti con un metabolismo che inizia ad abbassarsi, associato al desiderio di riscattare i pranzi saltati. Insomma il gruppo dei "se avessi 10 anni di meno te la farei vedere io! ". Spesso dimenticano di non averli, i 10 anni di meno, e si rattristano nel notare un calo nella performance.

E voi? Siete ancora fermi in poltrona? Se non per rimettersi in forma, se non per migliorare la condizione atletica, varrebbe la pena andare a correre al parco anche solo per prendere tutto con un po' più di leggerezza. Non importa a quale gruppo "rischiate" di appartenere.
E infine, cosa ne penso di questi camminatori folli? Credo che lo facciano perché sul serio credono in un risultato eccezionale. Cosa c'è di male in questo? Tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, e qualunque situazione è migliore della sedentarietà!