Il fastidioso percorso verso la competenza
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Il fastidioso percorso verso la competenza

Non urlare quanto sei bravo: dimostralo, le competenze sono l'unico strumento per essere dei professionisti , anche se per molti la strada per acquisirle sembra fastidiosa come un acquazzone!

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Il fastidioso percorso verso la competenza

Siamo a luglio ma vi chiedo di fare uno sforzo, immaginate di essere in piena notte lungo una strada con pochi lampioni e una pioggia battente che non accenna a voler diminuire. L'istinto di rifugiarsi sotto un portone è immediato, una pioggia battente è davvero fastidiosa e ogni nuova goccia non fa che aumentare il disagio. Ora però fermatevi a pensare alle più belle scene d'amore, quelle cinematografiche, da Audrey Hepburn e George Peppard in Colazione da Tiffany a Gwyneth Paltrow e Ethan Hawke in Paradiso perduto, passando per Mickey Rourke e Kim Basinger in 9 settimane e mezzo, e decine di altri frame che ci hanno emozionato, e ci hanno emozionato grazie alla pioggia, che da elemento fastidioso diventa una cornice passionale, l'evidenziatore del pathos! Il medesimo elemento, la pioggia, con connotati distanti e diametralmente opposti.

La pioggia è un po' come la cultura, come la conoscenza. Molti ne sembrano infastiditi, al minimo accenno scappano e cercano conforto al riparo di un balcone perdendosi le emozioni di un bacio per il timore di un raffreddore.

Ne incontro in continuazione e ovunque, nei meeting, nei corsi e alle lezioni, persone impermeabili al confronto, ogni volta che gli si prova a spiegare un concetto si trincerano sotto il loro bel riparo costruito e rappresentato in modo instabile da frasi come "io l'ho fatto e funziona", "la teoria è una cosa, la pratica un'altra", "l'ho visto fare a un campione", "lo ha detto tizio, quindi è vero".

Una triste esistenza trascorsa a fuggire dai concetti e dalle evidenze scientifiche come farebbe un bambino con le dita nelle orecchie intento a urlare "lalalalalala" per non sentire gli altri, inconsapevole che non sta allontanando nulla e nessuno ma si sta isolando in un mondo che non esiste.

Se questa appare una condizione amara ce n'è una anche peggiore: quella di chi si fa scudo dietro un singolo libro letto, o dietro un titolo di studio che ha lo stesso valore del foglio di carta che lo certifica, uno strumento insufficiente per ripararsi ma brutto quanto basta per non rischiare di essere travolti da una emozione. Persone che non padroneggiano davvero i concetti, ma non vogliono retrocedere rispetto a punti di vista astrusi e si difendono con un feticcio inutile, una coperta di Linus che è inevitabilmente sempre troppo corta.

Siate permeabili alla cultura, al confronto e al cambiamento, anche se le prime gocce sembrano fastidiose, anche se il gelo di ogni singola acquisizione sembra devastare il caldo tepore dell'ignoranza stratificata e rischia di far crollare ogni ipotetica certezza.
Le persone hanno una pigrizia intellettiva anche peggiore di quella fisica, non hanno voglia di comprendere, preferiscono fidarsi, e per fidarsi scelgono chi racconta le cose che vogliono sentirsi dire, e nel modo in cui vogliono sentirsele dire, senza rendersi conto che non solo questo atteggiamento non produrrà alcuna crescita, ma li renderà facilmente manipolabili.
Meno ne sanno, meno hanno investito in cultura, più li trovi arroccati e lamentosi, pronti a dare la colpa al resto del mondo per i loro fallimenti e la loro genialità incompresa.

La conoscenza non solo rende liberi, ma resta anche l'unico modo per essere dei leader e dei professionisti consapevoli e apprezzati nel proprio ambito professionale. Nel mondo reale contano le competenze, e il settore del fitness non fa eccezione. Competenze che dovrebbero essere superiori a quelle del "palestrato medio", perchè un amico con un briciolo di passione ce l'hanno tutti, e se questo è palesemente più esperto, non siete competitivi e non sarete mai dei professionisti.

È del tutto inutile provare a darsi un tono dietro denominazioni professionali astruse e incomprensibili, occorre che vi facciate capire, poichè non sono gli altri a doversi sforzare di farlo. Non è una denominazione professionale rassicurante a poter colmare la consapevolezza di non avere una solida base professionale.

Iniziate a seguire i consigli dei professionisti, di chi davvero dimostra e ha dimostrato di realizzare qualcosa nel settore, avrete da imparare molto di più da qualcuno del genere che a fare gruppo con chi fa del lamento una professione!

Non raccontate in giro quanto siete bravi, quanto dovreste essere apprezzati, iniziate a dimostrare il vostro vero valore.

Infine altre due parole voglio spenderle per i tantissimi che ad ogni obiezione rispondono sempre "io l'ho fatto e funziona", come ho avuto modo di dire nell'articolo sui microcarichi questa è una affermazione spiazzante perchè lascia poche possibilità di replica. In linea teorica ciascuno ha fatto qualcosa che, più o meno in buona fede ha funzionato, per questo la scienza non si avvale delle opinioni, o delle singole testimonianze.
"Io l'ho fatto e funziona" è la bandiera bianca del confronto, chi la pronuncia dichiara la resa incondizionata per assenza di argomentazioni.

Scienza e MovimentoEditoriale apparso sul numero 11 della rivista Scienza e Movimento, se non sei abbonato e vuoi ricevere la rivista o saperne di più clicca qui