Il fitness e l’ossessione per i numeri
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Il fitness e l’ossessione per i numeri

Allenamenti che sembrano sempre più formule matematiche, tutti presi a contare i kg, le serie, le ripetizioni, i secondi di recupero, i grammi di proteine, le calorie introdotte e quelle bruciate… ma siamo sicuri che contando tutto non stiamo perdendo di vista quello che conta davvero?

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Il fitness e l’ossessione per i numeri

Che sia estate o che sia inverno 5 giorni su 7 alle 8.25 arrivo in ufficio e, con la stessa puntualità ormai da 8 anni, lungo i pochi metri di viale che separano il parcheggio dalla porta di ingresso incontro una signora sui 45 anni, inguainata in un pantalone che, a occhio, sembra di taglia 42, malgrado le sue forme estremamente più abbondanti minaccino di farlo esplodere da un momento all’altro.
Non oso neppure immaginare quante ore prima inizi la vestizione, cercando di addomesticare le fibre di quel jeans o di quei leggings pur di indossarli. L’effetto estetico, non vogliatemene, è tragicomico, è evidente che servirebbe qualcosa di almeno 4 taglie superiore, ma immagino che alla signora questo non interessi, per lei è importante poter dire che indossa una 42, sebbene questo sia più falso di una banconota da 13 euro.

La stessa cosa accade andando in giro per palestre, ne frequento tante in tutta Italia, e in ciascuna i numeri rappresentano la medesima ossessione, gente convinta che dopo 20 minuti di attività sta bruciando i grassi, altri attenti a non sforare di 2 pulsazioni al minuto il range della frequenza cardiaca che hanno calcolato e ritengono essere ottimale, probabilmente ignari che cambiando semplicemente formula (senza scomodare fattori più complessi) quel numero potrebbe cambiare in modo sconcertante.

La maggior parte dei calcoli riguardano tuttavia le calorie, vera moneta di scambio, la principale ragione per la quale si usa un fitness tracker, la carota appesa al bastone di ogni tapis roulant, in virtù di quel numero ci si affanna a conquistare un valore utile e scambiabile con, neanche a dirlo, la somma delle calorie introdotte o che si intendono introdurre nel corso della giornata.

Non sono esentati quelli che si allenano con i pesi, il loro feticcio numerico è dato dai Kg sul bilanciere, mediamente incrementati (a parole) di 10/20 Kg nel breve tragitto che separa la panca piana dalle chiacchiere dello spogliatoio. Non meno ansia generano i secondi di recupero tra le serie, tutti con il countdown attivo sul display del cellulare, e guai a sgarrare di qualche manciata di secondi. Peggio ancora sarebbe allenarsi 4 minuti oltre il limite massimo dei 50 previsti, perché dopo tale termine fiumi di cortisolo sono pronti a compromettere etti su etti di massa muscolare, o almeno così si narra.

Che dire del corretto numero di serie e ripetizioni da eseguire per ogni esercizio? Ho visto amicizie ventennali andare in fumo discutendo se per l’ipertrofia fosse meglio un 4x10 o un 4x12, un piramidale a base larga, a base stretta, una piramide capovolta o una piramide tronca, e via di questo passo tra forme geometriche e numeri correlati. Tanta è la dipendenza che la maggior parte delle riviste di fitness vendono copie dal '72 semplicemente cambiando qualche numeretto nelle proposte di workout suggerite ai lettori. Tutto il resto è rimasto invariato negli anni, dai contenuti scaccia-scienza alle promesse su integratori miracolosi (che Wanna Marchi al confronto è stata capo muta nei boy scout), passando per il modello estetico di riferimento. Tutto sempre uguale in ogni dettaglio se non per i numeri di serie e ripetizioni.

Che i numeri rivestano una grande importanza è fuor di dubbio, temo valga per qualsiasi ambito, e certamente governano ogni elemento conosciuto e sconosciuto che esiste in natura. I numeri danno sicurezza, tranne che agli adolescenti righello-muniti cui spesso la tolgono (ma questo è un altro discorso), creano il metro di paragone fino a diventare una vera ossessione quando si entra nel settore del fitness. Allora un punto percentuale di grasso corporeo in più o in meno assume un’importanza maggiore di una analoga variazione del NASDAQ.

Anche la replica automatica quando qualcuno ci dice che si allena in palestra, quella che giunge come un Amen al termine di una preghiera, è sempre la stessa: “quanto fai di panca piana?”. Ad ogni esercizio il suo numero a fungere da coperta di Linus, fai il plank? Quanti secondi resisti? Preferisci il crunch? Quante millemila ripetizioni?
Vogliamo parlare di integratori? Non c’è persona che presto o tardi non mi abbia chiesto quanti grammi di proteine assumere, e quanti grammi rispetto a cosa? Ma anche quanti Kg avrebbero potuto perdere in una settimana e su questo dato, lo confesso, ho sempre aggiunto qualche etto in più se la domanda giungeva a ridosso del periodo estivo perché, sebbene non avrebbero potuto perdere neppure la metà di quanto indicato, mi è sempre sembrato giusto non ridurre le speranze. Quando si sogna tanto vale farlo in grande.

Probabilmente ci si è inventati più formule e combinazioni numeriche in palestra che in un’aula di matematica, perdendo di vista l’elemento fondamentale: l’allenamento. Talmente presi dal contare tutto, da dimenticare quel che conta davvero. Questo non significa che kg utilizzati, ripetizioni, tempo di recupero, frequenza cardiaca, ecc. non siano rilevanti, tutt’altro! Ma quando le esecuzioni sono meno che parziali pur di poter esagerare con i Kg, quando la metà delle ripetizioni sono svolte dal partner di allenamento, allora divengono un elemento marginale rispetto a tutto il resto.

Siamo ossessionati dai dati numerici al punto da dare più importanza del dovuto, poco importa se, come diceva Gregg Easterbrook, torturando i numeri abbastanza a lungo confesseranno qualsiasi cosa. I numeri ci danno sicurezza, ci permettono il confronto ma, nel caso del fitness, molto spesso ci allontanano dal risultato. Ci penso almeno 2 volte al giorno da 8 anni, in genere al mattino intorno alle 8.25 quando, 5 giorni su 7 arrivo in ufficio e, percorrendo i 72 passi che separano il parcheggio dall’ingresso, osservo una signora di 45 anni dentro pantaloni taglia 42, se almeno aumentasse di 12 cm la falcata e incrementasse del 10% la sua frequenza cardiaca…

Scienza e MovimentoEditoriale apparso sul numero 12 della rivista Scienza e Movimento, se non sei abbonato e vuoi ricevere la rivista o saperne di più clicca qui