Il magico mondo del fitness dove sono tutti esperti!
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Il magico mondo del fitness dove sono tutti esperti!

Nel magico mondo del fitness è pieno di esperti ma leggendone i consigli non faccio che perdere ogni giorno un po' di amore per questo settore e passione per il mio lavoro

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Il magico mondo del fitness dove sono tutti esperti!

Non lo so perchè le mie giornate devono cominciare sempre con il piede storto, quel che è certo è che ogni giorno che passa perdo un po' di amore e passione per il mio lavoro, per il fitness e per le scienze motorie. Non voglio farla troppo lunga, ma quando vent'anni fa ho scelto la mia strada avevo una passione e un amore viscerale per questo settore, e credevo che lungo il percorso di studi che mi ha portato sino a qui mi sarei sempre confrontato con un approccio scientifico, circondato da colleghi altrettanto appassionati.

Oggi, come ogni mattina, apro una delle riviste cui sono abbonato e mi trovo davanti l'articolo che potete vedere nell'immagine in calce. Una signora che corre da 4 mesi 3 volte a settimana per un'ora e lamenta di essere dimagrita ma di notare un incremento della cellulite. Chiede quindi parere ad un esperto (che non mi importa chi sia, il mio non è un attacco alla persona) che si firma come Laureato in Scienze Motorie e osteopata.

La risposta dell'esperto (che potete integralmente leggere nell'immagine in fondo all’articolo) è che

la comparsa della cellulite sia dovuta ad un accumulo di acido lattico causato da sessioni troppo lunghe di corsa che si accumula nel muscolo intossicandolo e favorendo la comparsa degli inestetismi. Inoltre, aggiunge l'esperto, dopo 30-40 minuti il cortisolo prodotto inizia ad aggravare ulteriormente la situazione, quindi occorre ridimensionare l'intensità della corsa, che non deve superare il 65% della FCM e aggiungere lavori in quadrupedia associati a squat e affondi, aggiungendo eventualmente un po' di nuoto (figurarsi se poteva mancare il nuoto).

Ora il problema principale è riuscire a essere sintetici nell'individuare l'enorme numero di inesattezze presenti in questa risposta. Ci provo.

Come è possibile già solo ipotizzare la produzione di acido lattico nel corso di un lavoro aerobico della durata di 60 minuti? Se l'attività è prettamente aerobica la quota di piruvato eventualmente prodotto, o nel caso di acido lattico, viene utilizzata aerobicamente senza produrre alcun accumulo. Accumulo che, a dirla tutta, non si determina in automatico neppure nel passaggio in modalità anaerobica, poichè dipende dalla durata e dall'intensità di uno stimolo glicolitico. Quand'anche l'acido lattico (in questo caso sarebbe più corretto parlare di lattato) fosse poi prodotto non è affatto vero che questo si accumula (ancora a questi livelli siamo rimasti) poichè diffonde rapidamente nel torrente ematico per giungere poi al fegato e determinare il recupero dello scheletro carbonioso. Se l'acido lattico si accumulasse il pH muscolare che si determinerebbe non permetterebbe ulteriori contrazioni muscolari. Inoltre il processo di rimozione e smaltimento dell'acido lattico è tanto più veloce quanto più si è allenati.

Se l'intensità del lavoro (parliamo di 3 sessioni settimanali da un'ora, anche meno di quanto raccomandato dalle linee guida dell'OMS) fosse tale da creare simili problemi, ogni donna impegnata in competizioni sportive, ma anche semplicemente ogni istruttrice di aerobica che incontriamo in palestra, dovrebbe essere un ammasso informe di cellulite.

L'allenamento di questa natura in realtà, anche con eventuale produzione di acido lattico che (ribadisco) è difficile ipotizzare in misura significativa, sollecita l'organismo ad adattamenti quali un ottimizzato utilizzo di ossigeno in sede muscolare (è agevolata perfino la dissociazione ossigeno-emoglobina in ambiente acido) e una maggiore capillarizzazione, quindi eventualmente a vantaggio della circolazione e del processo di rimozione dei cataboliti, altro che la sua riduzione! Inoltre questo genere di stimolo sugli arti inferiori innesca la pompa venosa che agevola ulteriormente il processo circolatorio.

Esattamente il contrario di quanto accade facendo squat, affondi ed altri esercizi simili che il nostro esperto consiglia (ATTENZIONE non sto dicendo che facendo lo squat o gli affondi si crei un problema di cellulite, continuate a farli senza timore, anzi…). Quindi, ricapitolando, si sconsiglia il lavoro aerobico per via dell'acido lattico, e si suggerisce un lavoro che invece è proprio di tipo anaerobico e quindi l'acido lattico viene prodotto per forza! Non solo, nell'eseguire simili esercizi, al contrario che nella corsa, la tensione muscolare dovendo essere mantenuta per l'intera durata dell'esercizio crea un blocco meccanico causato dalla riduzione del lume vascolare che di fatto interagisce con la circolazione sanguigna, tanto che alcuni autori segnalano la necessità di micropause su specifici soggetti.

Il cortisolo poi è diventato come il prezzemolo, va bene per tutto, ed è divenuto l'elemento con cui demonizzare ogni cosa. A parte che la sua produzione è direttamente correlata con intensità e durata dello stimolo, ed è tutto da verificare quale sia il rilascio di cortisolo dopo un'oretta di running (ma diavolo dico io siete mai andati al parco a vedere le donne che corrono, quelle che corrono davvero per un'ora?) dicevo il cortisolo, che ormai è divenuto il nemico numero uno, è rilasciato in quanto funzionale al lavoro che si sta compiendo, ed agevola per altro l'uso di acidi grassi a scopo energetico (quindi il dimagrimento) ed espleta una funzione antinfiammatoria che, eventualmente, cagionerebbe anche problemi circolatori.

Suggerire come soluzione del problema attività con livello di intensità massimo del 65% della FCM significa per un sedentario in sovrappeso a malapena camminare a passo veloce. Questa affermazione quindi, come del resto le altre, non solo segnala che il nostro esperto ha diverse lacune sulla teoria, ma che probabilmente difetta anche nella pratica.

Le ragioni della cellulite che la signora lamenta sono naturalmente ben diverse e più complesse e... no non le descriverò oggi e non qui. Oggi mi fermo, perchè avevo premesso che avrei cercato di essere sintetico. Mi rendo conto che la mia replica non è esaustiva ma sono incazzato nero e sto quindi scrivendo di "getto". Chi ha voglia di approfondire quello che ho appena accennato può farlo su un qualsiasi libro di fisiologia dello sport. Oppure può cercare articoletti in giro per internet o su Facebook e quindi continuare a non comprendere davvero di cosa si parla.

Davvero non ho nulla contro chi ha scritto quei suggerimenti, e infatti non cito il nome e l'ultima delle cose che voglio è scatenare le solite risse verbali qui su internet, che è ormai un luogo dove ciascuno sfoga le sue frustrazioni, ma davvero leggere simili affermazioni da parte di chi cura una rubrica come esperto e segnala una Laurea in Scienze Motorie, mi provoca uno scoramento infinito.

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