Italia: pizza, spaghetti, mandolino e… flop sportivi
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Italia: pizza, spaghetti, mandolino e… flop sportivi

Non paghi degli insuccessi a Vancouver 2010, il genio italico inizia a pensare a come poter piazzare una nuova figuraccia Olimpica!

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Italia: pizza, spaghetti, mandolino e… flop sportivi

Non è trascorsa una settimana dalla conclusione delle ultime olimpiadi invernali di Vancouver 2010. Una cartina al tornasole dell'impegno, delle capacità organizzative, e del ruolo che una Nazione attribuisce al mondo dello sport. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Perlomeno dovrebbero, se in Italia si fosse dato adeguato risalto a cosa stava accadendo dall'altra parte del globo.

Un flop di dimensioni colossali, insuccessi uno dietro l'altro, aspettative cadute come tessere di un domino perfetto, nella sua tragicità. Cosa ci si può aspettare in un Paese in cui non si investe in cultura sportiva, dove molte Federazioni sono più attente al loro bilancio che ad agevolare l'ingresso nel mondo sportivo da parte di nuove leve? Cosa pretendere in una Nazione dove gli impianti sportivi sono pochi e mal tenuti, dove la possibilità di fruire di strutture moderne ed attrezzate è demandata ai privati, dove non c'è la minima forma di tutela da parte degli utenti finali riguardo la professionalità dei vari istruttori, allenatori e tecnici? Cosa ci si aspetta se si continua a seminare nel terreno calcistico senza mai intervenire su altri fronti?

Tutto quello che non è calcio sembra non interessare alcun dirigente. Del resto questa situazione si autoalimenta e conferisce visibilità a chi non cerca altro. A chi siede su una poltrona quasi solo per l'italico desiderio di poter vantare una qualche carica, per diventare visibile mediaticamente ora per fingere indignazione, ora per affiancare sorridenti un sempre più improbabile campione, lasciando quasi intendere che il merito del podio sia condiviso, vada spartito con questo o quel dirigente.

In un clima dove non ci si vergogna più di nulla, è ovviamente già un lontano ricordo un altro flop, questa volta sul piano organizzativo. Quello dei mondiali di nuoto di Roma 2009. Partiti con promesse ed obiettivi più che lodevoli, con propositi talmente buoni che infatti, come recita l'adagio, hanno lastricato, se non la via dell'inferno, quella dell'ennesima figuraccia. Strutture arrangiate alla meno peggio per far fronte ad un calendario rigido ed immodificabile. Opere incompiute e destinate a rimanere tali per anni.

Dopo la pizza, gli spaghetti ed il mandolino… l'Italia corre il rischio d'essere identificata come la patria dei flop sportivi. Con l'eccezione del calcio, moderno panem et circenses, il nuovo oppio dei popoli. In questo clima che dicevamo è paradossale, sarebbe logico fare un passo indietro prima di lanciarsi in nuove mirabolanti avventure come, per esempio, la candidatura per le Olimpiadi del 2020. Invece no, perché le situazioni tragicomiche e paradossali spesso attraggono più di quelle che sono esclusivamente tragiche. Così domani, 5 marzo, le città che si presenteranno agli organi del CONI per essere candidate ad "accaparrarsi" l'evento, saranno ben due: Roma e Venezia. Sono le due rimaste in piedi dopo la pletora di proposte e la successiva scrematura che ne è inevitabilmente seguita.

Qualche malpensante potrà credere che l'occasione è ghiotta per schierarsi ora con la Capitale ora con Venezia, a seconda dell'essere impegnati nelle prossime ed imminenti elezioni regionali nel Lazio, o magari alla poltrona di primo cittadino di Venezia. Ma qui si parla davvero di malpensanti, come si può credere che l'ideale di purezza e sportività che le Olimpiadi si trascinano dietro da secoli, possa essere strumentalizzato per mere ragioni politiche? In Italia poi, dove la politica è maestra proprio riguardo ai concetti di lealtà, coerenza ed attaccamento al senso del dovere.

È facile tacciare queste parole di populismo, e già me lo immagino che possa accadere. Un tempo si era soliti dire voce di popolo, voce di Dio, a significare che un'idea condivisa, per quanto elementare, aveva un cardine di verità assoluta. Nel corso del tempo è stato più semplice sovvertire il significato del termine, assegnando un'accezione negativa, piuttosto che fare qualcosa per risolvere le esigenze del "Popolo". Ma questa è un'altra storia…

Insomma, parafrasando una delle più famose leggi di Murphy, se qualcosa può andar peggio lo farà!