L'università vi sta prendendo in giro, sappiatelo!
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L'università vi sta prendendo in giro, sappiatelo!

L'università sta prendendo in giro molte persone, sta solleticando il loro egocentrismo facendo credere che siano diligenti e preparate, ma alcune facoltà non sono più delle agenzie formative (come sontuosamente amano definirsi) ma stampifici di lauree

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L'università vi sta prendendo in giro, sappiatelo!

Alcuni diranno che parlo spesso delle stesse cose, e forse mi lamento troppo. In questo caso potrebbe essere utile, come altre volte ho detto, evitare di proseguire con la lettura. Viceversa cerchiamo di capire di cosa sto parlando e perché ciclicamente sono portato a trattare certi argomenti. Ieri giornata di esami in una delle università in cui insegno. Per alcuni docenti che lo fanno da un maggior numero di anni penso sia una sorta di fastidiosa routine. Io cerco di metterci passione, la stessa che spero trapeli quando insegno. Anche se, appello dopo appello, inizio a capire cosa sia la disillusione. Ascolto alcuni studenti e mi viene lo scoramento più assoluto.

Durante gli ultimi esami credo sia stato raggiunto l'apice dell'assurdo, oserei dire una situazione quasi surreale. La causa di questo "sfogo" è una domanda che definire banale non basta, una di quelle cose che non solo non si dovrebbero chiedere ma che, da docente, mi fanno sognare il giorno in cui un mio studente si alzerà sdegnato. Offeso dal sentirsi domandare una simile cosa, perché tale è la banalità, che dovrebbe sentirsi offeso all'idea di un professore che, a un passo dalla laurea, gli pone una simile richiesta. Già, perché quando gli studenti affrontano la mia materia sono ormai ad un passo dalla laurea.

Quale sarà stata mai la domanda cui faccio riferimento? Semplice, ho chiesto di dirmi come si calcola la frequenza cardiaca massima, e come stabilire uno dei possibili range di lavoro aerobico. Lo studente ci pensa un attimo e poi:

"Possiamo calcolarla facendo 220 meno l'età del soggetto, e possiamo ritenere aerobico un lavoro tra il 60% e il 70% della sua frequenza cardiaca massima."

Tutto corretto si potrebbe pensare, ed infatti lo è. Peccato che poi abbia avuto l'infelice ardire di chiedere anche:

"Potresti calcolarla per te stesso?"
Un attimo di esitazione poi la replica:
"Professore non mi ricordo la formula!"

Lo guardo:

"In che senso non ricordi la formula?"
"Non mi ricordo la formula per calcolarla" prosegue. "Scusa ma… la formula me l'hai appena detta, proviamo a farlo insieme"

Gli passo un foglio e una penna, e inizio a dettare la formula come lui stesso l'aveva riferita. Eseguita la semplice sottrazione 220-25 gli chiedo:

"Cos'è il numero che abbiamo ottenuto?"
Esita un attimo e poi risponde:
"La frequenza cardiaca quando ci alleniamo!"

Sempre più incredulo gli rammento che no, la risposta non è corretta.

"Pensaci meglio", lo esorto.
Nuova risposta: "La frequenza cardiaca a riposo!".

Mi guardo intorno cercando le telecamere di "scherzi a parte" ma capisco che nessuno salterà fuori dicendomi che è uno scherzo, ed ancor più surreale diviene il tutto quando ribadisco allo studente che quella è la frequenza cardiaca massima (come del resto aveva lui stesso proferito, probabilmente imparando solo a memoria senza mai preoccuparsi di usarla), e che ora può calcolare il 60%. Arriva laconica la medesima risposta

"Non mi ricordo la formula".

Cioè la formula per calcolare il 60% di 195! A questo punto è prevedibile quale sia stato l'esito dell'esame e, per chi mi conosce, anche il mio stato d'animo.

Si potrebbe credere che questi episodi siano saltuari, purtroppo nel solo esame di ieri è accaduto due volte col medesimo copione, e succede anche di peggio. Nel penultimo esame alcuni studenti non sapevano cosa fosse l'H2O (nonostante sul libretto risultava che avessero superato l'esame di biochimica, posto che occorra superare un simile esame per sapere cos'è l'H2O), e altre simili tragedie.

Cosa c'entra tutto questo con il titolo "l'università vi sta prendendo in giro"? Molto semplice, queste persone non meritano di essere prese in giro facendole arrivare a pochi esami dalla laurea, quando ormai né io né altri possono arrestare il conseguimento del titolo, ma andrebbero fermate prima. Molto prima. Forse subito dopo le scuole dell'obbligo a giudicare dalle difficoltà nel presentare un elaborato scritto in italiano. In ogni caso non è possibile giungere a farle avere un titolo di laurea, perché a quel punto penseranno di averlo meritato, lo sventoleranno orgogliosamente sui bigliettini da visita, nelle conversazioni, ovunque. I più sfigati lo metteranno addirittura nell'indirizzo email, con sontuosi dottormariorossi@vattelapesca.ext e, come nell'italico costume, avendo il titolo di dottore pretenderanno un posto di lavoro.

Proprio qui inizieranno i problemi. Perché malgrado tutto, a meno di finire a riempire le fila di qualche inutile impiego cui si giunge per raccomandazione, sarà molto difficile riuscire a trovare davvero un lavoro. Ed ancor meno un lavoro attinente col proprio titolo di studio. Apriti cielo ovviamente, colpa di chi quel posto lo ha indebitamente rubato al giovane dottore che chissà quanti sacrifici ha sostenuto per laurearsi. E per ogni laureato in questa crisi mistico esistenziale ovviamente almeno 2 genitori pronti a ripetere la stessa litania a chiunque incontrino davanti, che sia in treno, al supermercato o nella sala d'attesa del medico.

Una cosa voglio dirvi, sappiate che l'università vi sta prendendo in giro, sta solleticando il vostro egocentrismo facendovi credere che siate preparati, per poi gettarvi nel fiume dello sberleffo, che giustamente merita chi vanta un titolo quando la sua competenza è manifestamente pari a zero. Purtroppo il danno non ricade solo su chi si crede furbo e poi fa la stessa fine di chi (altrettanto furbo) compra i numeri vincenti da giocare al lotto, ma colpisce e getta discredito su un'intera categoria, al cui interno certamente vi sono anche persone preparate, ma che non fanno notizia.

Purtroppo l'università non fa sconti e prende in giro anche questi ultimi, facendo loro credere d'essere stata selettiva, e invece li abbindola solo con la lusinga di un voto più alto, quello dell'esame o della laurea, che potrà farli sentire "più bravi" per un giorno, nonostante gli abbia sottratto la credibilità che meritano. Alcune facoltà non sono più delle agenzie formative (come sontuosamente amano definirsi) ma "stampifici" di lauree. Sappiatelo dunque, l'università vi sta prendendo in giro, anche se nessuno lo dice!