La grande abbuffata del fitness dimagrante
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La grande abbuffata del fitness dimagrante

Quando si parla di dimagrimento ciascuno è sicuro di conoscerne le cause: secondo gli psicologi il problema è nella testa, per i nutrizionisti è nel piatto, per i brevettati è in palestra, per i medici nell'ascensore e per i laureati in scienze motorie la colpa è un po' di tutti gli altri

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La grande abbuffata del fitness dimagrante

Spesso vengo rimproverato di lasciarmi troppo influenzare dalle discussioni sui social network… e hanno ragione a farlo, perché la mia misantropia e la mia vena polemica stanno raggiungendo livelli che mai avrei immaginato. Ad esempio sono sicuro che già in questo momento oltre il 90% di chi ha cominciato a leggere l'editoriale ha cambiato pagina, è bastato scontrarsi con un termine di cui non conosce il significato (misantropia) per decidere che non è "roba per lui".
Poco importa, se già l'uso di un termine è bastato a scoraggiarne la lettura, figuriamoci quante probabilità avrebbe avuto di capire quanto è scritto dopo, e non parlo di "capire" nel senso etimologico del termine (etimologico: ecco perso un altro 50% dei lettori rimasti), ma di comprendere in senso esteso quanto è scritto tra le righe, inclusa la vena ironica.

Bene, ora che siamo rimasti in intimità, immagino al massimo 4 o 5 lettori, posso venire finalmente al sodo, se avete superato gli "ostacoli" iniziali non farete fatica a proseguire.

Da una vita combatto contro i kg di troppo, non tanti: più di 5 ma meno di 10, che volentieri vorrei perdere ma la cui fatica appare sovraumana. Condivido quindi con migliaia di persone il desiderio di voler dimagrire, forse una delle cose più ambite nella parte del mondo che ci troviamo a occupare, seconda solo al desiderio di ricevere molti like alle proprie esternazioni su Facebook e, se non è un complotto, di sicuro non è un caso che quelli (e soprattutto quelle) in perfetta forma e senza kg di troppo, di like ne ricevono tantissimi!

Mi metto pertanto nei panni di chi condivide questo sogno: il dimagrimento, e cerca in rete un conforto, un consiglio, un Santo o un professionista al quale affidarsi per raggiungere il risultato. Orbene il malcapitato inesperto troverà i dietologi e nutrizionisti che dichiarano di essere gli unici legittimati a farlo, e che il problema è dovuto all'eccesso calorico o comunque è riconducibile al cibo.

Dall'altra parte troverà gli stacanovisti dell'allenamento, spesso in possesso di un brevetto da istruttori, pronti a dare di matto contro chiunque non si alleni, o non si alleni abbastanza, o non si alleni come loro, o non si alleni abbastanza come loro, e quindi ritengono che la colpa sia della pigrizia di quelli che sono in sovrappeso, colpevoli (lo ribadisco) di non allenarsi abbastanza, non allenarsi come loro o non allenarsi abbastanza come loro.
Ho preferito ripeterlo 2 volte perché chi appartiene a questo gruppo (e spesso è solo stato baciato dalla genetica) non fa altro che ripetere ossessivamente questi tre concetti.

Poi intervengono i medici, secondo i quali per dimagrire basta lasciare l'auto lontana da casa, fare le scale invece di usare l'ascensore e altre amenità che ci sentiamo ripetere dalla notte dei tempi, o se preferite da quando qualcuno pensò di ammazzare il vitello grasso (alla fine sempre li ritorniamo, anche nel mondo animale i grassi non se la passano bene).

Arrivano allora i laureati in scienze motorie, pronti a sostenere che la gestione dell'esercizio fisico (e quindi il correlato dimagrimento) è loro prerogativa, tralasciamo i dati secondo cui il livello di sedentarietà presso questo gruppo di persone supera quello tipico delle residenze protette, aggiungono che i brevettati sono (termine caro a questa categoria) degli abusivi, che i nutrizionisti sbagliano a suggerire una semplice dieta, spesso non abbastanza iperproteica, i medici non sanno nulla di sport e dovrebbero solo imparare da loro, e via di questo tenore.

Sempre più spesso intervengono psicologi, psicoterapeuti e perfino psichiatri che, un po' per passione, un po' di più per business, ci raccontano che il problema non è il cibo, non è l'esercizio, ma è la mente, e "solo la mente può bruciare i grassi" (confido nel fatto che ormai a leggere sarete in 3 e quindi non debba spiegarvi la battuta precedente, nel dubbio potete mettere il testo in corsivo su google e ci penserà lui a spiegarvela).

Quindi, ricapitolando, se uno è in sovrappeso: secondo psicologi e affini il problema è nella testa, per i nutrizionisti è nel piatto, per i brevettati è in palestra, per i medici nell'ascensore e per i laureati in scienze motorie la colpa è un po' di tutti questi altri messi insieme.

C'è da scommetterci che chi è grasso oltre ad una vita larga si deve cimentare con una vita dura. Ecco questo è il business o, se preferite, la grande abbuffata degli autoproclamati professionisti del fitness dimagrante.

Poi, per fortuna, in ogni categoria di quelle sopra citate è presente una percentuale di brave persone, che amano davvero il loro lavoro, ne conoscono i confini e le implicazioni in merito al sovrappeso, e compatibilmente con i limiti che ciascun ambito professionale possiede, ma anche con l'individuale capacità di padroneggiare gli ambiti che lambiscono tali confini, riesce a gestire e risolvere in concreto i problemi di sovrappeso.

La difficoltà maggiore è nel saper individuare e riconoscere queste persone, ma a occhio non li troverete mai a litigare con altri gruppi inneggiando ad una presunta superiorità, condivideranno più successi che selfie, non proveranno a vendervi discutibili beveroni attraverso catene di multilevel marketing nè attraverso spillette colorate e, c'è da giurarci, forse loro per primi hanno qualche chilo di troppo contro cui combattono, non tanti… più di 5 ma meno di 10 (se mi concedete quest'ultima battuta).

Scienza e MovimentoEditoriale apparso sul numero 09 della rivista Scienza e Movimento, se non sei abbonato e vuoi ricevere la rivista o saperne di più clicca qui