L'importanza di cambiare
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L'importanza di cambiare

Il conseguimento di una laurea in Scienze Motorie è un importante punto di partenza per diventare dei seri professionisti, ma senza un aggiornamento costante il rischio di equipararsi ad un semplice appassionato è molto concreto.

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L'importanza di cambiare

È una delle prime cose che si apprendono quando, da sedentari, si sceglie di diventare persone attive intraprendendo una qualsiasi pratica sportiva.
Cambiare, variare, modificare il proprio allenamento è fondamentale, altrimenti i risultati smettono di arrivare, e si finisce col perdere anche parte degli obiettivi raggiunti.
Peccato constatare che, a fronte di tale insegnamento pratico, non segua anche una filosofia più generale improntata sul cambiare punto di vista, modificare la propria posizione, migliorare ed ampliare il proprio bagaglio conoscitivo.

L'input per questo mio editoriale è partito dopo una telefonata ricevuta ieri, poco prima di lasciare l'ufficio. Ma le considerazioni che andrò ad esprimere le covavo ormai da tempo.

Mi telefona un caro amico, lavora da sempre nelle palestre, con anche un ottimo seguito di allievi. Si dice sconcertato. Nella palestra in cui lavora hanno assunto una sorta di responsabile degli istruttori, un professionista esterno che ha il compito di dettare le linee guida a tutti gli istruttori, che quindi dovranno avere un uguale stile di insegnamento, uniformare le tecniche di allenamento proposte, l'ordine delle coreografie ecc. Nel fare questo ha organizzato una sorta di corso d'aggiornamento interno, per rivisitare i principi dell'allenamento, dallo stretching al riscaldamento, fino alla durata dei workout.

Il mio amico era sconcertato perché, per ciascun punto, il super istruttore ha palesato nuovi protocolli, nuovi approcci, nuove tecniche. Spesso in antitesi con quelle che erano le basi degli altri istruttori. Al punto che più di uno si è sentito di nuovo tra i banchi di scuola, costretto a riconsiderare ogni sua certezza e consapevolezza.
Mi sono fatto descrivere per sommi capi quali fossero queste novità, e sinceramente non c'era nulla di trascendentale. Poi la mia attenzione si è focalizzata su una frase precisa, l'incipit di questo sfogo telefonico. Il mio amico infatti aveva iniziato dicendo: "È pur vero che da quando mi sono diplomato all'ISEF, circa 20 anni fa, non seguo un corso d'aggiornamento, però tutte queste novità mi sembrano eccessive".

Ecco! Ecco la chiave del problema, comune a molti, moltissimi istruttori e anche professionisti di altri campi. Una volta acquisito il titolo di studio, trovato un impiego più o meno stabile, smettono di tenersi aggiornati, di studiare, di apprendere quanto di nuovo è stato scoperto.
Vent'anni senza aggiornarsi non sono concessi neppure ad un archeologo che, per antonomasia, studia il passato (spesso remoto). Figuriamoci in settori come il fitness, che solo un decennio fa aveva connotati completamente diversi, assunti spesso empirici, teorie basate sul nulla.
La laurea, sia chiaro a tutti, deve costituire un punto di partenza. Il livello minimo che permette poi un successivo apprendimento di elementi complessi. Ritenerlo già il vertice della propria preparazione può giocare gravi scherzi. Quello che descrivo non è neppure fra i più gravi. Ed è tutto dire.
Ancor più di frequente, chi non si aggiorna, chi probabilmente non ha costruito mai neppure delle basi scientifiche, è pronto a difendere le sue confuse ed inconsistenti idee con una tenacia che spesso sfocia nell'insulto, nella sterile polemica e nelle offese personali alla controparte. Magari condite dall'immancabile "il mio bicipite è più grosso del tuo" (che tradotto significa se sono più muscoloso, allora sono anche più preparato, secono il medesimo assunto una persona che non si ammala di frequente dovrebbe fare il medico, se non si ammala saprà curare ogni malattia).

Basta fare un giro nei forum tecnici per rendersene conto. Ovviamente neppure quello di Nonsolofitness è esente da simili figure che, ancor più forti dall'anonimato garantito dal Nik, accentuano esponenzialmente tali atteggiamenti.

Atteggiamenti riscontrabili anche nella vita reale. Basta recarsi in qualsiasi palestra, in qualsiasi campo sportivo. Chi sottolinea nuove teorie è spesso deriso. E quanto più tali teorie sono scientificamente comprovate, tanto più viene ritenuto eretico. In alcuni ambienti si preferisce fossilizzarsi sul nulla, invece di provare a comprendere le dinamiche che regolano questa straordinaria disciplina.
Quasi sempre, la credibilità di chi ha i bicipiti più grossi, diviene maggiore perfino di schiere di accademici.

Finisce che, chi ha una laurea, si sente mille volte migliore e più preparato. Non già perché lo è realmente (e questo non significa che non lo sia), ma perché il pezzo di carta viene visto quasi come uno scudo col quale difendersi.
Ricordate però, che come tutti gli scudi, se non viene continuamente rinfrescato, si arrugginisce. E, personalmente, reputo assai più disdicevole un laureato con idee superate, che non uno dei tanti improvvisati che affollano le palestre. Quest'ultimo almeno ha un alibi!