La preparazione vince su tutto
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La preparazione vince su tutto

L'ingresso nel mondo del lavoro è un momento critico per tutti i laureati, ma probabilmente un ottimo livello di preparazione è in grado di eliminare ogni ostacolo.

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La preparazione vince su tutto

I più attenti fra voi avranno notato che, nel titolo di questo editoriale, è stato parafrasato l'incipit del verso latino di Publio Virgilio Marone "Omnia vincit amor" (L'amore vince su tutto). Non è casuale. Spesso nel forum di Nonsolofitness nascono discussioni relative al mondo del lavoro, alle difficoltà nel trovare un'occupazione che sia appagante sul piano economico e professionale.

Nella stragrande maggioranza dei casi con riferimento alla laurea in Scienze Motorie.

Sono discussioni cicliche e comuni. Nel senso che nascono ciclicamente, e non solo sul forum. Mi capita spesso di sentire il medesimo scoramento anche parlando con gli studenti delle facoltà di Scienze Motorie, quando ho la possibilità di rivestire i panni del docente.

In tutti i casi ho un atteggiamento piuttosto critico nei confronti di questa facoltà, che io per primo ho frequentato. Critiche che nascono soprattutto per la grande ( eccessiva? ) semplicità con la quale è possibile superare, seppur non a pieni voti, i numerosi ( eccessivi? ) esami previsti dal piano di studi.

Nel tentativo di dare una veste maggiormente seria al titolo di studio, e probabilmente anche con l'intento di salvaguardare qualche cattedra, in molte sedi non si è lesinato sulla varietà delle materie. Per contro la preparazione media richiesta è notevolmente bassa. Questo determina una grande quantità di laureati con scarsissime reali conoscenze, quindi destinati solo ad ingrossare le fila dei "Dott." disoccupati.

Con chi prendersela in questa perversa spirale? Con le facoltà/industria, che sembrano avere l'unico scopo di sfornare laureati ed accogliere iscritti, o con gli studenti meno volenterosi che, in questo corso di laurea, vedono una strada in discesa mediante la quale acquisire rapidamente il titolo di "Dottore"?

Personalmente, lo ripeto, ho un atteggiamento molto critico. Soprattutto nei confronti degli studenti. Se realmente approfittassero del gran numero di materie trattate per accrescere strenuamente la loro preparazione, non avrebbero competitor sul mercato del lavoro. Non solo, il lavoro svolto per ottenere il titolo li renderebbe accaniti sostenitori della categoria e della loro professionalità. Mai disposti a compromessi.

Purtroppo questo non avviene. Una laurea siffatta diviene un boomerang per tutti. Compresa quella piccola percentuale che davvero ha stoffa e preparazione da vendere. Tutti finiscono nel calderone dei " Prof. di ginnastica" che, per antonomasia, sono quelli che hanno minor credito, o la cui materia riveste minor importanza in qualsivoglia corso di studi. Sommando, alle difficoltà del trovare lavoro, la frustrazione di essere ora assimilati a chi, per hobby, arrotonda lavorando in palestra, ora ad una sorta di " finto professore". Del resto perfino Woody Allen arrivò a teorizzare che: "Chi sa fare fa, chi non sa fare insegna, chi non sa insegnare insegna educazione fisica ".

In questo contesto, in questo clima, invece che provare a risolvere i problemi, ci si continua ad azzuffare. Con studenti che "ci provano" (nel senso che provano a sfinimento ogni esame e prima o poi un 18 lo portano a casa), docenti universitari demotivati, fiumi di laureati disoccupati che ripiegano lavorando per 5,00 euro l'ora (ed in nero) nelle palestre, e sfogano la loro rabbia contro chi non ha la laurea e fa lo stesso lavoro, questi ultimi che accusano di incompetenza i laureati (spesso non senza ragione), e… ultimi fra gli ultimi, quelli davvero preparati. Perché ultimi fra gli ultimi? Perché la loro dignità (frutto del reale impegno e preparazione) non gli consente di accettare simili raccapriccianti offerte di lavoro, ed in più li espone all'umiliazione di non poter neppure dire "lei non sa chi sono io!". Del resto non sono mica ingegneri, avvocati, medici ecc. Lauree che godono (se non altro) del rispetto popolare.
Dov'è quindi la soluzione? La soluzione in realtà c'è, ma deve costruirla ciascuno per suo conto, sperare di cambiare il sistema è tecnicamente impossibile. La soluzione risiede proprio nel cercare di essere quelli che poco fa ho chiamato "gli ultimi fra gli ultimi". Vi risparmio l'ennesima citazione con protagonisti i "beati ultimi", anche perché rischierei di essere quasi blasfemo, ma son certo che, chi ha compreso il titolo iniziale, non ha fatto fatica a comprendere dove volessi andare a parare.

L'unica soluzione è proprio quella di uscire dal circolo vizioso sfruttando ogni possibile opportunità per accrescere le proprie competenze, la propria professionalità e preparazione. Perché la preparazione vince su tutto, ed una persona che lo sia realmente forse dovrà fare un po' di "sala d'attesa" come si suol dire. Ma prima o poi troverà il modo di affermarsi professionalmente, di rivestire ruoli che ripaghino degli sforzi fatti, e li distingua dalla massa che trascorre più tempo a lamentarsi che ad agire ed essere propositiva.

I " furbetti del librettino", (scusatemi oggi non riesco a trattenermi), quelli che a forza di 18 hanno sfangato ogni esame, pagheranno sul lungo periodo il non aver meglio investito il loro tempo.

Comprendo benissimo di essere impopolare, di raccogliere le ire di molti con queste affermazioni. L'unico scudo è forse la lunghezza dell'editoriale. Chi non dedica tempo allo studio figuriamoci se avrà letto questa pagina sino in fondo! Ma ogni tanto (nemmeno così sporadicamente a dire il vero) ricevo qualche segnale di approvazione o di sincero ravvedimento. Quando accade anche io vengo ripagato di tutto, e ogni sterile critica che mi viene rivolta è spazzata via in un istante.

È quello che è accaduto ancora una volta ieri, con una email inviatami da Simone, che ringrazio e con il quale mi complimento. Email che è stata la scintilla anche per questo mio editoriale. Ne riporto il testo di seguito:

Ciao mi chiamo Simone ed abito in provincia di Napoli.
Frequento il terzo anno di Scienze Motorie all'Università Parthenope di Napoli e a dicembre darò la laurea per la triennale.

Ti ho voluto scrivere semplicemente per ringraziarti; mi sono iscritto da poco al tuo sito e sono molto contento di averlo fatto perchè ho avuto modo di vedere che in giro ci sono molti laureati di Scienze Motorie (come te!!) che difendono con le unghie e con i denti la loro laurea da tutti quelli che la criticano, la maggior parte delle volte semplicemente perchè non hanno voglia di fare niente e lamentarsi risulta molto più facile che studiare. Tra questi indolenti mi ci metto anch'io che, parlando di SM, non faccio altro che argomentare critiche sulla facoltà; però, leggendo vari tuoi interventi, mi sono ricordato della mia tenacia al primo anno, in cui i 30 erano all'ordine del giorno, qualsiasi ostacolo era più facile da affrontare e guardavo al mio futuro sognando ad occhi aperti.

Le cose però con il tempo sono cambiate e al sogno si è sostituita la mia realtà, una realtà fatta di alibi creati ad hoc per giustificare la poca voglia di studiare, eppure io dentro di me lo so che cosa bisogna fare, si deve studiare, studiare e ancora studiare perchè, come hai scritto tu in uno degli interventi, "la Professionalità e la Preparazione hanno sempre pagato e sempre pagheranno".
E allora, grazie a te, riprendo i miei studi con più fiducia in me stesso e nel mondo lavorativo, con una maggiore convinzione di potercela fare.

Grazie, perchè anche se non ti conosco sei un esempio.
Distinti saluti
Simone

Email come queste rappresentano il mio riscatto e quello di tanti altri utopisti laureati e laureandi in Scienze Motorie.

A quanti sono ancora in tempo, ed a prescindere dal corso di studi, l'invito è quello di studiare, studiare sul serio, studiare a prescindere dalle situazioni, dai docenti e dal mercato del lavoro. Studiare perché la preparazione vince su tutto, e la distanza fra dove siamo e dove vorremmo arrivare sarà tanto minore quanto più grande sarà l'impegno profuso.
In bocca al lupo!