Prima e doping la cura
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Prima e doping la cura

Il doping supera i classici ambienti sportivi e raggiunge anche il settore delle performance mentali. Ma ne vale veramente la pena?

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Prima e doping la cura

Anche oggi, come ogni mattina, ho cominciato la giornata dando uno sguardo al giornale. In prima pagina c'era l'allarme doping per gli studenti impegnati nella maturità. Essendo il doping un argomento sempre scottante, una sorta di temuto sottofondo in qualsivoglia competizione, mi sono tuffato a leggere i dettagli dell'articolo. Si faceva riferimento a varie sostanze, spesso acquistate in internet, aventi lo scopo di mantenere svegli e attivi, pur con un numero di effetti collaterali da far rabbrividire. Nulla di molto diverso dal doping sportivo, compreso il tramite per l'approvvigionamento.

Il doping, che abbiamo sempre conosciuto come strumento per barare nelle competizioni di tipo fisico, approda ora anche nelle sfide di tipo intellettivo. Lo fa colpendo la massa, e non pochi studenti di per se capaci, con la voglia di primeggiare su colleghi altrettanto dotati. Il doping che diventa, prima di tutto, strumento per cercare di avvantaggiarsi quando si appartiene alla schiera dei mediocri. Questa sembrerebbe essere la differenza (apparente) col doping sportivo.

Mi è scappato un sorriso. Davvero, mi sono chiesto, c'è ancora chi crede che nell'agonismo esista lo sport pulito? Davvero ci sono tali ingenue anime candide? Lo sport pulito, soprattutto tra chi gareggia a livelli medio alti, di pulito ha solo i proclami. So che questa è una affermazione forte, brutale, che farà storcere il naso a molti. So che certamente ci sono delle eccezioni, che in quanto tali confermano la regola, e basta osservare da vicino quello a livello professionistico ci viene offerto, quello che lo spettacolo pretende, per rendersi conto che le prestazioni oggigiorno raggiunte, non possono essere solo il frutto del corretto allenamento e della corretta alimentazione.
In un quadro del genere, chiunque speri di raggiungere posizioni di vertice, non può esimersi dal percorrere strade obbligate, e per niente pulite.
Si badi bene, il mio non è un discorso etico, non ritengo di avere saggezza e caratteristiche tali per poterlo affrontare da questo punto di vista. La mia è un'analisi tecnica dello stato delle cose, farcita da un'ampia dose di rammarico. Rammarico derivante soprattutto dalla consapevolezza che, l'uso del doping, è ormai prassi comune anche nelle piccole realtà, per essere il più veloce nel gruppo di 10 amici che escono in bicicletta, per essere il più grosso fra i 7 della propria palestra, il più resistente nella maratona con, premio finale, una forma di pecorino e poco più.

Il desiderio di primeggiare, anche in piccole ristrette cerchie, ha reso sempre più diffuso il doping anche fra i non professionisti, fra i "mediocri" (atleticamente parlando) che, al pari del ragazzo che spera di superare la maturità con l'aiuto di qualche prodotto, cercano di emergere in un gruppo ristretto di persone. È questa forma di doping quella più becera, quella che più di tutte fa rabbrividire.

La ragione è presto detta. Se vogliamo saltare, come detto, i problemi etici, gli unici altri da affrontare sono sul piano salutistico. Gli effetti collaterali, i rischi connessi al doping, sono ormai arcinoti quanto devastanti. Se in un atleta professionista possiamo spingerci al punto di considerarli "parte del gioco", quasi un "rischio professionale", se nello sport di vertice possiamo giocarci l'alibi che senza "aiuti" difficilmente sia possibile raggiungere tali risultati, fra i semplici sportivi che scelgono tale strada, è davvero incomprensibile il baratto fra salute fisica e desiderio di apparire al meglio tra piccoli gruppi. Ancor più incomprensibile tenendo conto che, il livello di prestazione raggiunta col "doping fai da te", è nella stragrande maggioranza dei casi, un livello mediocre, in ogni caso raggiungibile allenandosi seriamente.

In altri termini, se uno studente geniale riesce ad essere superlativo grazie al doping, posso non accettarlo, ma se mi sforzo lo capisco. Se uno sportivo d'elite può salire agli onori della gloria grazie al doping, posso non accettarlo, ma sforzandomi posso capirlo. Quello che non accetto e non capisco, è chi mette a repentaglio la propria salute (in alcuni casi la propria vita) per raggiungere traguardi mediocri che avrebbe potuto ottenere con un serio allenamento o, nel caso dello studente, con un serio studio.