Addominali: anatomia e funzioni della muscolatura addominale
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Addominali: anatomia e funzioni della muscolatura addominale

Analisi dell’anatomia e delle funzioni specifiche della muscolatura presente nella regione addominale: retto dell’addome, muscolo obliquo interno, muscolo obliquo esterno, ileopsoas

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Addominali: anatomia e funzioni della muscolatura addominale

La parete addominale è interamente rivestita da muscolatura la cui tonicità occupa importanza estetica e funzionale, garantendo la tenuta dei visceri, una corretta meccanica respiratoria, un'adeguata postura, ecc.

I muscoli oggetto della nostra attenzione sono: il retto dell'addome, il muscolo obliquo interno, il muscolo obliquo esterno, il muscolo traverso, l'ileo psoas.

Il retto dell'addome posto verticalmente lungo la parete addominale. Origina con due tendini a livello pubico e trova la sua inserzione superiore sulla 5°, 6°, e 7° costa e sul processo xifoideo dello sterno.

Presenta tre/quattro inscrizioni tendinee trasversali che lo suddividono in segmenti, ed è percorso in senso cranio-caudale dalla linea alba, che lo divide in due metà simmetriche. È interamente rivestito da una guaina fibrosa.

Il retto dell'addome è innervato dagli ultimi sei o sette nervi toracici. Con il punto superiore bloccato, i retti tendono a ruotare posteriormente il bacino (retroversione), inversamente flettono il busto sul bacino. È implicato nella flessione del tronco (frontale e laterale) assieme agli obliqui (interno ed esterno) è implicato nell'espirazione e se contratto aumenta la pressione addominale.

La distribuzione delle sue fibre favorisce la presenza di quelle rapide di tipo glicolitico (IIb) che rappresentano il 54%, con un restante 46% di fibre resistenti (di tipo I).

Il muscolo obliquo interno costituisce lo strato intermedio del gruppo dei muscoli larghi dell'addome, trovandosi frapposto tra il trasverso dell'addome, che decorre al di sotto, e l'obliquo esterno che decorre al di sopra.

Dal bordo della cresta iliaca le sue fibre si dirigono obliquamente a ventaglio verso il bordo inferiore delle ultime tre coste. Contraendolo unilateralmente flette e ruota lateralmente il busto dal proprio lato. Una contrazione bilaterale determina una flessione del tronco sul bacino, in sinergia con i retti. È tra i principali responsabili nella retroversione del bacino, quindi utile nel correggere situazioni lordotiche della zona lombare.

Il muscolo obliquo esterno è il più superficiale dei muscoli larghi dell'addome. Le sue digitazioni prendono origine dalle ultime 8 coste, dirigendosi obliquamente in avanti e in basso, terminando con una vasta aponeurosi sulla linea alba (costituendone una parte) e sulla sinfisi pubica.

Le sue fibre decorrono in direzione opposta rispetto a quelle del sottostante obliquo interno. Contraendosi unilateralmente flette e ruota il torace dal lato opposto. Una contrazione bilaterale determina la flessione del busto sul bacino.

Il muscolo trasverso è il più profondo dei muscoli larghi dell'addome, origina dalle ultime 6 coste con altrettante digitazioni, dall'aponeurosi del muscolo sacrospinale, dal bordo interno della cresta iliaca, e dal legamento inguinale. È rivestito superiormente dal muscolo obliquo interno. Ha la funzione di contenere i visceri, di spingere il diaframma verso l'alto nell'espirazione forzata e di aumentare la pressione addominale.

Molti autori lo definiscono come "corsetto contenitivo" proprio per queste sue importanti funzioni. Allenando gli addominali, gli esercizi di torsione dovranno effettuarsi col bacino bloccato.

L'ileo psoas comunemente detto, è rappresentato dal muscolo grande psoas e dal muscolo iliaco.

Il muscolo iliaco è situato all'interno della pelvi, con inserzioni prossimali nella fossa iliaca e sulle ali del sacro, le sue fibre confluiscono in basso per fondersi con quelle dello psoas, trovando infine inserzione sul piccolo trocantere del femore. L'iliaco è innervato da alcune radici del nervo femorale.

Lo psoas, o per meglio dire il grande psoas, è un muscolo potente, localizzato nella cavità addominale, dove origina dai margini delle vertebre e dei dischi intervertebrali, a partire dalla dodicesima vertebra toracica e sino alla quinta vertebra lombare. Come già indicato, trova inserzione, dopo essersi fuso con l'ileo, sul femore.

È innervato dal nervo femorale e, la sua azione, è quella di flessore dell'articolazione dell'anca. La distribuzione delle sue fibre è paritetica con un 50% di fibre resistenti (di tipo I) e il 50% di fibre rapide di tipo glicolitico (IIb). L'ileo psoas è alla base di situazioni lordotiche. Pur essendo localizzabile a livello della cavità addominale, la sua trattazione in questo ambito è relativa a ben altre ragioni. Questo muscolo è uno dei principali beneficiari di alcuni esercizi ritenuti erroneamente per gli "addominali bassi" (definizione tanto diffusa quanto assolutamente errata e priva di senso) che, per la loro caratteristica, o per una errata esecuzione, stimolano l'ileo-psoas aumentandone il trofismo e conseguenti atteggiamenti iperlordotici.

L'iperlordosi, indotta dall'accorciamento dell'ileopsoas e dei flessori dell'anca, può cagionare situazioni di dolore localizzato che vanno prevenute o corrette con adeguati esercizi volti alla stimolazione della parete addominale e della muscolatura glutea, e con adeguati esercizi di allungamento per l'ileopsoas e per gli estensori del tronco. Questi accorgimenti portano in retroversione il bacino garantendo una corretta postura, l'attenuamento e poi la scomparsa dei dolori lombari.

I retti addominali non hanno inserzione sugli arti inferiori, ma sul pube, quindi ruotano verso l'alto il bacino. Nell'esecuzione di esercizi per la parete addominale occorrerà prestare grande attenzione alla corretta esecuzione, al fine di focalizzare il lavoro solo alla regione addominale e non sui flessori dell'anca.

Eseguendo, ad esempio, esercizi dalla posizione supina che prevedono la flessione degli arti inferiori, non ha senso (oltre ad essere controproducente) partire con gli arti rasenti al suolo, sarà invece opportuno iniziare con un'angolazione, rispetto al piano d'appoggio, di almeno 30°, tale da inibire la stimolazione dell'ileo-psoas.

Per contro, se gli arti restano a terra e si flette il tronco, è sufficiente creare un angolo di 30° fra schiena e piano d'appoggio. Proseguire il lavoro raggiungendo con i gomiti le ginocchia ha significato allenante per i flessori dell'anca, non per gli addominali. Altrettanto importante sarà mantenere la regione lombare bene aderente al suolo, senza inarcare la schiena durante l'esercizio.

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