Le spalle: analisi anatomica e funzionale
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Le spalle: analisi anatomica e funzionale

La regione delle spalle e il suo allenamento: analisi anatomica delle strutture muscolari (deltoide, sovraspinato, sottoscapolare, piccolo rotondo, infraspinato) e articolari finalizzata allo stimolo allenante con i sovraccarichi

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Le spalle: analisi anatomica e funzionale

La muscolatura della spalla è fondamentalmente rappresentata dal deltoide e dal sopraspinato. Perlomeno se prendiamo in considerazione i muscoli che hanno il compito di abdurre il braccio.

Il deltoide, in particolare, può essere considerato il principale abduttore. Fa parte dei muscoli che hanno origine dalla cintura toracica e prendono inserzione sull'omero. Assieme al sopraspinato consente l'abduzione del braccio sino a formare un angolo di 90°. Il deltoide ricopre la parte laterale della spalla, ha forma di delta con la base in alto e l'apice rivolto verso il basso, risulta essere appiattito, spesso e particolarmente robusto. Le sue fibre medie hanno andamento obliquo conferendogli il classico aspetto di muscolo multipennato. Origina dal margine anteriore della clavicola, dall'acromion, e dal labbro della spina della scapola.

I suoi fasci si inseriscono tramite un robusto tendine sull'omero, esattamente sulla tuberosità deltoidea, posta sulla superficie laterale della diafisi. Risulta innervato dal nervo ascellare (C5 e C6) e, mediante la sua azione, abduce il braccio formando un angolo di 90°. Ricopre interamente l'articolazione scapolo omerale.

Nel deltoide, vengono considerate tre aree funzionali: anteriore, mediale e posteriore e, ad un'analisi elettromiografica, si nota come queste entrino in gioco in momenti diversi, durante il movimento.

Nel dettaglio, la parte mediale è incaricata dell'abduzione del braccio, la parte anteriore flette e ruota medialmente l'omero, la parte posteriore lo estende e ruota lateralmente, e asseconda l'adduzione del braccio. Le fibre muscolari che lo compongono sono in massima parte di tipo lento (60%) con un restante 40% di fibre rapide di tipo glicolitico (IIb)1.

Il sopraspinato (o sovraspinato) garantisce la stabilità dell'omero nella cavità glenoidea, e avvia il movimento di abduzione del braccio (cui partecipa per i primi 20° circa), reso poi marcato e potente dalle fibre medie della muscolatura deltoidea. Origina dalla regione mediale della fossa sovraspinata della scapola, per poi inserirsi sulla grande tuberosità dell'omero. La sua contrazione è governata dalle radici del nervo sovrascapolare (C5), in grado di consentire un'efficace abduzione del braccio.

Il sopraspinato è uno dei quattro componenti della cuffia dei rotatori (gli altri tre sono: il sottoscapolare, il piccolo rotondo e l'infraspinato) aventi proprio la funzione di stabilizzare l'articolazione scapolomerale, per sua natura particolarmente esposta a traumi.

L'articolazione della spalla è certamente tra quelle più mobili del corpo umano, tale grado di mobilità è consentito dalla particolare struttura che vede la testa dell'omero poco inserita all'interno della sede articolare, al punto da poterla definire una articolazione a fissazione muscolare2. È una struttura estremamente esposta a traumi di vario tipo i più frequenti dei quali, nell'ambito dell'allenamento con i sovraccarichi, riguardano soprattutto lesioni da compressione delle strutture tendinee del sovraspinato (impingement del sovraspinato). Altrettanto frequenti sono gli stati infiammatori della borsa sierosa che avvolge e protegge il tendine che si manifestano con un dolore acuto e persistente. Esecuzioni errate degli esercizi possono determinare stress funzionali capaci di avviare un processo degenerativo che porta a fenomeni di calcificazione che alla lunga limitano il movimento. Il rischio di impingement riguarda numerosi movimenti tipicamente eseguiti nell'allenamento delle spalle alcuni dettagliatamente descritti nell'esame dell'esercizio alzate laterali con manubri ma, non meno rischioso risulta essere il lento dietro con bilanciere soprattutto nel caso di distensione completa. L'approccio preventivo migliore è determinato certamente dalla corretta esecuzione dei movimenti, ma anche dalla rapidità di risposta appena si dovessero avvertire stati dolorosi.

I muscoli della spalla consentono, o partecipano in maniera prioritaria, a movimenti di:

  • Abduzione, ad opera di sovraspinato e deltoide, nelle azioni che portano il braccio verso l'alto sul piano frontale, ad esempio nella fase concentrica delle alzate laterali con manubri
  • Flessione in avanti (o elevazione in alto), ad opera della regione anteriore del deltoide, ad esempio nella fase concentrica delle alzate frontali con manubri
  • Extrarotazione, ad opera del piccolo rotondo, dell'infraspinato, e dell'area posteriore del deltoide

Naturalmente la muscolatura è implicata anche nei movimenti di estensione, intrarotazione ecc. ma tali azioni sono governate in maniera prioritaria da altri muscoli.

L'allenamento delle spalle non si esaurisce con una buona e prioritaria sollecitazione del deltoide, ma deve prevedere anche l'adeguato stimolo dei muscoli che compongono la cuffia dei rotatori. Tale esigenza diviene ancor più marcata in chi utilizza il lavoro con i sovraccarichi nella preparazione atletica di specifiche discipline, come ad esempio chi pratica attività che prevedano frequenti azioni di lancio (es.: pallavolisti), o lanci con resistenze cospicue (es.: getto del peso).

La particolare localizzazione anatomica della muscolatura della spalla consente di individuare tutta una gamma di esercizi che permettono un lavoro significativo non solo dei fasci del deltoide, ma anche di importanti gruppi muscolari che si trovano in rapporto con la spalla e che partecipano ad alcuni dei movimenti tipici di questa articolazione non solo stabilizzando il movimento, ma con un ruolo da protagonisti nell'avviarlo e sostenerlo.

Si tratta di esercizi come le distensioni con manubri o bilanciere su panca inclinata, o le croci ai cavi (con impugnatura al cavo basso), ossia esercizi capaci di coinvolgere marcatamente tanto la muscolatura anterosuperiore del tronco che la muscolatura delle spalle.

La situazione è la medesima prendendo in causa esercizi come le tirate al mento, le scrollate con manubri ecc., capaci di attivare sia i fasci del deltoide che la porzione superiore del trapezio, quindi della muscolatura del dorso.