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Miocardiopatia ipertrofica e patologie specifiche da sport
L'incidenza della miocardiopatia ipertrofica nella morte improvvisa da sport nel settore giovanile. Introduzione alle patologie specifiche da sport.
A cura di: Redazione
La miocardiopatia ipertrofica (MCI) è la causa più comune di morte improvvisa giovanile (36%), è una malformazione cardiaca primitiva a carattere familiare con espressione eterogenea e decorso clinico variabile, in relazione alle diverse alterazioni nei geni. La MCI è rara: colpisce circa lo 0.2% della popolazione generale, con una lieve prevalenza nel sesso maschile e nella razza.
La diagnosi clinica di MCI è basata su caratteristiche morfologiche caratterizzate da un ispessimento parietale spesso asimmetrico del ventricolo sinistro, in presenza di diametrie normali ed in assenza di altre patologie cardiache o sistemiche responsabili dell'ipertrofia (ipertensione arteriosa, stenosi aortica, ecc.).
Altre caratteristiche non sono necessariamente presenti, dato che la forma non ostruttiva è prevalente. L'ipertrofia miocardica è dunque principalmente conseguente ad un incremento degli spessori parietali, in presenza di diametrie normali. Tale caratteristica contribuisce alla distinzione tra patologia ed il fisiologico adattamento all'esercizio fisico nel cuore d'atleta. Tuttavia in alcuni atleti d'elite con ispessimento del setto interventricolare anteriore (fino anche a 15 mm) può risultare difficile tale distinzione che ha ovviamente implicazioni fondamentali nella gestione dell'atleta o del paziente. In soggetti asintomatici, la diagnosi differenziale in tale "zona grigia" può essere eseguita grazie a numerosi criteri ecocardiografici.
Dal punto di vista istologico, le fibre, oltre ad essere ipertrofiche, spesso risultano scompaginate, cioè prive di organizzazione lineare, ma disposte a vortice o in altre maniere al di fuori del comune. Un’ulteriore differenza fra la forma patologica e il “cuore d’atleta” è data anche dalla distribuzione omogenea dell’ipertrofia tipica della forma adattativa. Il cuore d’atleta conserva poi la funzione diastolica (fase passiva), ma soprattutto in caso di non allenamento per un periodo prolungato 3/6 mesi, si ripristinano le originarie dimensioni, prevenendo i traumi.
Patologia specifica da sport
Ci sono delle patologie particolarmente frequenti soprattutto nei soggetti sportivi: cardiopatia traumatica si tratta di traumi toracici chiusi, ovvero di traumi sulla cassa toracica senza che quest’ultima presenti lesioni con penetrazione di aria. Di questa patologia si possono distinguere due forme fondamentali: la commotio cordis e la contusio cordis.
Si differenziano per l’entità del danno che il trauma genera sull’apparato cardiovascolare. La commotio cordis è una forma di trauma cardiaco indiretto senza lacerazioni. Ben più gravi per l’apparato cardiocircolatorio sono i casi di contusio cordis (tipico degli sport automobilistici, motoristici o con palla, cadute da cavallo, pugilato ecc.). In questo trauma, l’urto di una superficie contro il torace provoca un’emorroggia intratoracica non visibile dall’esterno a scapito della parete miocardia senza la rottura di alcuna struttura presente a livello cardiaco. In altri termini è l’equivalente della commozione celebrale. Dal punto di vista clinico si manifesta con anomalie elettrocardiografiche costituite da extrasistoli (battiti anticipati) seguiti da una pausa compensatoria. Il soggetto avverte una sensazione di battito mancante o battito accelerato.
Questo tipo di lesioni guariscono spontaneamente, e generalmente sono di natura benigna, e non provocano la morte improvvisa. Nel caso della contusio cordis abbiamo un trauma causante più forte o una predisposizione alla lacerazione dovuta a differenti cause, tra cui la presenza di lacerazioni già prima del trauma.






