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Prolasso della valvola mitrale
Indagine, sintomatoligie e caratteristiche del prolasso della valvola mitrale e implicazioni nella pratica sportiva, seconda parte.
A cura di: Redazione
Il prolasso della valvola mitrale
(segue dalla pagina precedente) Frequentemente tale alterazione si ritrova nella stessa famiglia essendo, spesso, un'anomalia geneticamente determinata.
In pratica il soggetto non corre nessun rischio, almeno nella stragrande maggioranza dei casi. In genere il difetto della valvola è di minima entità e viene rilevato casualmente durante un normale controllo medico o, più sovente, durante un esame ecocardiografico, magari richiesto dopo che il medico ha riscontrato un "soffio" cardiaco. Il soggetto portatore di un "piccolo prolasso della mitrale" senza significativo rigurgito o con rigurgito di lieve entità, svolge una vita assolutamente normale e senza sintomatologia alcuna, può praticare sport, anche a livello agonistico (purché si sottoponga a tutti i controlli richiesti dal medico, a seconda del tipo di attività praticata).
Anche perché, generalmente, il prolasso determina un più rapido raggiungimento della Fc max sotto sforzo a causa di una maggior produzione di catecolamine, potenzialmente responsabili di aritmie anche gravi. Generalmente nessun sintomo caratteristico.
Talora, specie nei soggetti giovani, si possono avere:
- Palpitazioni (battito cardiaco irregolare), in genere dovute a stress emozionali o stati d'ansia. Non occorre terapia, salvo casi selezionati, nei quali emergono aritmie più importanti. In questi casi è lo specialista cardiologo a definire quale è il farmaco migliore per quel tipo di aritmia
- Tachicardia (battito cardiaco accelerato) associata spesso alla "sensazione di cuore che batte", anch'essa spesso conseguente a stati emotivi o stress mentali, ma che generalmente non comporta nessun danno al cuore, salvo i meno frequenti casi di "tachicardia parossistica" che richiedono opportune cure mediche
- Dolore toracico, causa di forti apprensione per la possibile somiglianza al dolore dell'angina pectoris (che invece è dovuta ad una malattia coronarica); molto spesso tali sintomi hanno caratteristiche ben diverse dalla classica angina e vengono definite dal medico "dolori toracici atipici"
Diversi studi di follow-up clinico hanno indicato come il PVM sia una cardiopatia sostanzialmente benigna e consenta in ambito sportivo prestazioni atletiche anche di elevato livello. Viene tuttavia segnalata anche la sua possibile associazione con alcune complicanze. Per tal motivo la concessione dell'idoneità sportiva a soggetti portatori di PVM viene subordinata alla esecuzione di un preciso protocollo di studio.
Dal punto di vista emodinamico l'attività sportiva sembrerebbe non esplicare una influenza negativa dal momento che non sono osservate significative modificazioni delle dimensioni delle cavità cardiache sinistre nei diversi controlli.
Tuttavia, dicono gli Autori, è possibile che alterazioni di questo tipo siano espressioni più tardive del deterioramento valvolare, mentre ai fini della idoneità sportiva, è importante poter cogliere i primi segni di un possibile peggioramento. Allo stesso tempo sarà opportuno accertarsi se soggetto affetto da tale anomalia sia anche colpito da aritmie, stabilendo poi l’entità del prolasso (avvertibile anche tramite ascultazione poiché caratterizzato da quello che è definito “click mesostolico”). L’esame migliore per rilevare la presenza e la gravità di un prolasso resta tuttavia l’ecocardiogramma associato al doppler cardiaco. Nel caso si vogliano poi rilevare le aritmie determinando se le stesse sono di natura spontanea o indotte da fattori esterni, si potrà fare ricorso all’holter. Dal punto di vista anatomico il soggetto affetto da prolasso tenderà ad avere dei ventricoli piccoli rispetto alle dimensioni delle valvole, paradossalmente l’appianamento di tale discordanza tenderà a diminuire l’entità del prolasso stesso.
Ciò è possibile tramite tutte le attività che determinano una dilatazione progressiva del ventricolo (attività aerobiche). Al contempo sarà opportuno evitare (o diminuire) le attività di potenza che, causando ipertrofia ventricolare sx, riducono la cavità cardiaca aumentando la sproporzione con la valvola.






