Postura: aspetti chinesiologici
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Postura: aspetti chinesiologici

Allenamento funzionale e postura. Il rachide, le catene muscolari e il loro ruolo, i compensi, le risposte posturali, stazione eretta e postura ideale

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Postura: aspetti chinesiologici

L'idea di questa tesi è nata in seguito al tirocinio che ho svolto presso la Palestra Ginnastica Ferrara – Pala Gym, dove ho avuto la possibilità di seguire due tipi di attività che hanno particolarmente attirato la mia attenzione: un corso di "Cross Training", basato sui principi dell'allenamento funzionale, e corsi di ginnastica posturale, rivolti a soggetti di ogni età e con diverse problematiche.

Mi sono, quindi, chiesto se fosse possibile applicare il concetto dell'allenamento funzionale a corpo libero non soltanto a persone sane, ma anche a soggetti che presentassero alterazioni del rachide o, comunque, atteggiamenti posturali non corretti. Nello specifico, ho ritenuto che una tipologia di soggetti a cui potesse essere indicato questo tipo di allenamento e che ne avrebbe potuto trarre benefici fosse l'adolescente con scoliosi idiopatica o con semplice atteggiamento scoliotico.

Ho deciso, di conseguenza, di proporre questa idea ai responsabili dei corsi del Pala Gym, i quali si sono subito dimostrati interessati e favorevoli a "dar vita" ad un corso specifico di allenamento funzionale rivolto a questi soggetti.

Benché in letteratura non si evidenziano prove cliniche con alti punteggi di validità scientifica a favore o contro la pratica della cinesiterapia, i risultati finora riportati in letteratura documentano che una ginnastica ben indirizzata a migliorare la stabilità della colonna è efficace nel frenare l'evoluzione naturale della curva scoliotica (13,16,19,34).

Senza alcuna pretesa di correggere le scoliosi, si può ritenere, a giusta ragione, che la ginnastica sia benefica ogni volta che gli esercizi sono indirizzati a insegnare comportamenti corretti, a migliorare delle funzioni neuromotorie, a sviluppare delle qualità fisiche utili al paziente scoliotico (7,18).

Date queste premesse, l'allenamento funzionale, in quanto allenamento in grado di agire su meccanismi cognitivi e neuromuscolari, con l'intento di "ricordare" i movimenti fondamentali, "estrarre" le risposte protettive, predittive e anticipatorie più aderenti all'attività praticata, potrebbe davvero diventare un nuovo tipo di approccio cinesiologico nei confronti di questa patologia.

Il rachide

Il rachide, costituito dalle vertebre, forma l'asse del corpo. È sufficientemente rigido per sostenere il tronco e la testa e per fungere da cerniera agli arti ed è abbastanza mobile per permettere una grande ampiezza di movimenti. Il compromesso tra queste due opposte caratteristiche meccaniche è conseguente al gran numero degli elementi che compongono lo scheletro.

Rettilineo sul piano frontale, il rachide comprende le seguenti curve sul piano antero - posteriore:

  • -una curva a concavità posteriore nel segmento cervicale, la lordosi fisiologica cervicale;
  • -una curva a convessità posteriore nel tratto dorsale, la cifosi fisiologica dorsale;
  • -una curva a concavità posteriore nel segmento lombare, la lordosi fisiologica lombare;
  • -una curva a convessità posteriore nel tratto sacrale, la curva sacrale.

L'unità funzionale del rachide è costituita da corpi vertebrali adiacenti, riuniti fra loro dal disco intervertebrale e da elementi capsulo – legamentosi, che consentono di assorbire urti o compressioni distribuendo il carico su tutta la sua superficie.

Le catene muscolari e il loro ruolo

Il termine catena cinetica è utilizzato per definire l'interazione tra vari segmenti corporei, che sinergicamente attivano i vari movimenti.

I muscoli sono il "motore" della catena cinetica. Tramite la fascia connettivale, i muscoli sono in realtà strutturati in lunghe catene muscolari, meglio definibili come miofasciali. La lunghezza, l'elasticità, la forza di ogni singolo muscolo è strettamente legata a quella di tutti i muscoli appartenenti alla stessa catena.

I 2/3 della nostra muscolatura più fibrosa, resistente, più in profondità, di forte tono, è costituita da muscoli della statica o tonici (antigravitari o posturali) che ci garantiscono, con la loro continua contrazione, la stabilità in stazione eretta e gli spostamenti. I muscoli della dinamica o fasici (deputati al movimento), più superficiali e con scarsa resistenza allo sforzo, invece, non sono indispensabili per il mantenimento della postura in quanto, terminata la loro contrazione, ritornano nel loro stato di quiete. Per questo motivo, nei casi di deviazioni o deformazioni vertebrali, una delle cause principali può essere una differenza di tensione fra i muscoli statici e mai fra quelli dinamici.

Secondo le ricerche anatomo - funzionali condotte da R.J. Bourdiol si è potuta mettere in evidenza l'attività di due catene muscolari, complementari e alternate che reggono in modo del tutto riflesso la stazione eretta antigravitazionale. Egli ha denominato le due catene in funzione del loro punto di partenza podale come "catena a partenza dagli estensori" e " catena a partenza dai flessori".

Anche Busquet(5) parla di catena di estensione e catena di flessione. Nello specifico, egli distingue:

  • una catena di estensione (figura 1), che determina l'estensione delle dita dei piedi, del ginocchio, dell'anca e del tronco. Se iperfunzionante può causare: aumento dell'appoggio metatarsale, ginocchio recurvato, antiversione del bacino, aumento delle curve della schiena;
  • una catena di flessione (figura 2), che determina la flessione delle dita dei piedi, del ginocchio, dell'anca e del tronco. Se iperfunzionante può provocare: dita a martello dei piedi, flessione del ginocchio, retroversione del bacino, diminuzione delle curve della schiena;
  • catena di apertura (figura 3), che determina supinazione del piede, rotazione esterna di tibia e femore, allungamento funzionale dell'arto inferiore, torsione e apertura del tronco. Se iperfunzionante può causare: piede cavo-varo, ginocchio varo, torsione di bacino e tronco;
  • catena di chiusura (figura 4), che determina pronazione del piede, rotazione interna di tibia e femore, torsione e chiusura del tronco. Se iperfunzionante può causare: piede valgo pronato, ginocchio valgo, torsione di bacino e tronco;
  • catena statica posteriore, di natura non muscolare, ma fasciale, con funzione antigravitaria, favorendo la stazione eretta;
  • oltre alle catene sopra citate, si può identificare anche un altro sistema muscolare importante per le posture, ovvero la catena linguale (figura 5), situata nel corpo in sede prevalentemente antero - mediana e fondamentale nel meccanismo di suzione – deglutizione. Se iperfunzionante può causare: testa protesa in avanti, aumento delle curve della schiena, ventre prominente.
Catene muscolari
Tratto da "Le catene muscolari" L. Busquet

I compensi

In ogni attività della vita di relazione le catene muscolari non dovrebbero essere costrittive per non alterare la statica, dato che qualsiasi tensione muscolare permanente induce una modificazione della struttura oltre a sue deformazioni. Per dare priorità al confort, l'organismo riesce a compensare un problema algico reclutando dei muscoli che normalmente non vengono attivati o sollecitando gli stessi per riequilibrare il soggetto nella sua globalità.

Le catene muscolari, esclusa quella statica posteriore, sono catene necessarie per il movimento, che devono compensare gli atteggiamenti statici con un'azione ipotonica o ipertonica.

Le risposte posturali

Numerose risposte posturali si realizzano prima che un movimento attivo provochi uno spostamento del baricentro, in quanto le risposte anticipatorie sono necessarie all'equilibrio del soggetto. È importante tenere conto che queste risposte non sono organizzate, ma presentano un'alta adattabilità che ci consente di adeguare le risposte posturali alle necessità.

Tutti i riflessi che ci permettono di mantenere una postura corretta possono essere modificati attraverso i nostri meccanismi di controllo; inoltre, ci sono atteggiamenti posturali che sembrerebbero non rispettare le posizioni idonee, ma non provocano perdite di equilibrio perché l'insieme delle risposte antigravitarie compensa lo spostamento non corretto.

La regolazione posturale globale viene mantenuta dall'attività dei centri superiori che tengono conto della gravità e ridistribuiscono le risposte muscolari per far si che il baricentro cada all'interno della base d'appoggio.

Stazione eretta e postura ideale

La postura corretta (3,14) in piedi viene considerata, normalmente, come una disposizione dei vari segmenti corporei in modo che un'ipotetica linea di equilibrio passante per il centro di gravità del corpo cada all'interno del poligono di sostegno. Il poligono di sostegno è caratterizzato da un'area delimitata esternamente dal perimetro laterale dei piedi, anteriormente dalla linea che unisce le falangi più avanzate e posteriormente dalla linea congiungente i due talloni.

Nella realtà la postura eretta raramente presenta queste caratteristiche e, soprattutto, non è mai una vera postura, poiché piccoli movimenti tesi a mantenere la linea di gravità sempre vicino al massimo equilibrio sono costantemente presenti.

Dunque, è possibile assumere il seguente postulato: piccoli spostamenti della linea di equilibrio sui piani sagittale e frontale sono considerati nella norma; quando invece tali spostamenti superano un range di escursione ritenuto normale, ci si trova di fronte ad atteggiamenti posturali in stazione eretta da considerarsi chiaramente scorretti.

Rachide e arti possono assumere le più svariate forme o deviazioni. Tuttavia, è necessario sottolineare due punti fermi.

Il capo, al di là di posizionamenti anomali, presenta sempre le pupille orientate verso l'avanti, parallele rispetto al suolo, in conseguenza dell'importanza della vista, che deve fornire continue informazioni ai centri nervosi superiori, in particolare a quelli che presiedono alla postura e all'equilibrio.

Il bacino (25,30), in conseguenza dell'instabilità che lo contraddistingue, è considerato l'elemento chiave da cui possono originare la stabilità e le deviazioni del rachide.

Cailliet (6) ritiene fattore primario della postura adulta l'angolo sacrale. È per tale motivo che è possibile individuare le deviazioni dall'atteggiamento considerato corretto soprattutto partendo dagli spostamenti del bacino.

Le posizioni che il bacino può assumere sono:

  • sul piano frontale: rotazione (sul proprio asse) e traslazione (spostamento rispetto alla posizione originaria);
  • sul piano sagittale: antiversione e retroversione (e traslazione);
  • sul piano orizzontale: rotazione esterna e rotazione interna (in toto o con movimenti distinti a carico di ogni emibacino).

Nella stazione seduta il bacino, per il fatto che si trova costretto in una posizione definita e per di più senza sollecitazioni gravitarie, non assume l'importanza che ha nella stazione eretta.

Le alterazioni della postura sul piano frontale in età evolutiva

Possiamo identificare due tipi di paramorfismi/dismorfismi sul piano frontale:

  • scoliosi (strutturale);
  • atteggiamento scoliotico.

L'adolescente affetto da disordini posturali presenta bascule e torsioni dei cingoli, squilibri tra diverse catene muscolari di cui non è consapevole e nel tempo avrà un'integrazione scorretta del proprio schema corporeo, in quanto il sistema tonico-posturale è un sistema automatico e involontario, in grado di autoregolarsi, ma non di autocorreggersi.