Allenamento funzionale: principi e caratteristiche
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Allenamento funzionale: principi e caratteristiche

Definizione di allenamento funzionale. Allenamento funzionale: cos'è? CORE: principi e caratteristiche. Le quattro funzioni complementari del movimento nell'allenamento funzionale

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Allenamento funzionale: principi e caratteristiche

A vent'anni dalla sua comparsa, ci si interroga ancora su cosa sia l'allenamento funzionale e su quali siano le sue finalità. Riportiamo, quindi, di seguito alcune delle definizioni di Autori che, nel corso degli anni, hanno cercato di chiarire di cosa si tratti realmente.

Boyle definisce l'allenamento funzionale come "un complesso di esercitazioni in grado di coinvolgere equilibrio e propriocezione; esercitazioni eseguibili con i piedi per terra, senza l'assistenza di macchine, o comunque in condizioni tali che la forza possa essere applicata ed espressa in condizioni di instabilità ed il peso corporeo debba essere diretto e controllato in tutti i piani del movimento".

Una definizione più tecnica è stata data da Gambetta, il quale identifica l'allenamento funzionale in un' "attività multi - articolare, multi - planare, arricchita propriocettivamente, che coinvolga decelerazione (riduzione di forza), accelerazione (produzione di forza) e stabilizzazione; che preveda quote consistenti di instabilità e di diversi livelli di controllo della deformazione imposta dalla gravità, delle risposte reattive offerte dal suolo, del momento della forza".

Queste definizioni risultano essere, probabilmente, le più esaurienti e complete, ma si possono trovare, comunque, anche altre definizioni, relativamente più pratiche e concise. Tra queste abbiamo, ad esempio, quella di Santana, il quale afferma l'allenamento funzionale essere "uno spettro di attività dirette all'attivazione di una connessione coerente tra corpo, movimento e uso del movimento da parte del corpo".

Infine, per Plisk, "l'allenamento funzionale coinvolge movimenti che sono specifici o altamente correlati, in termini meccanici, coordinativi ed energetici, con le attività quotidiane abituali".

Dunque, dall'osservazione del movimento quotidiano e dalla riscoperta di movimenti essenziali e primitivi, derivano le principali indicazioni operative della teoria funzionale, che optano per un esercizio:

  • mimico;
  • reale;
  • primordiale;
  • che ripercorra le tappe dell'apprendimento e della strutturazione neurologica;
  • altamente correlabile con le attività performanti della vita quotidiana;
  • orientato in senso rotazionale;
  • in grado di attivare un programma motorio ed il relativo timing di attivazione;
  • diretto al superamento della gravità;
  • arricchito propriocettivamente;
  • con forti connotazioni senso – motorie;
  • non selettivo, ma estensivo;
  • acquisibile, interiorizzabile e trasferibile.

La forma del corpo umano può essere sana, forte e bilanciata se allenata ad una funzione reale con un corretto funzionamento. In questo senso, l'allenamento funzionale è l'allenamento finalizzato a migliorare il movimento.

Il CORE: principi e caratteristiche

Il Core non è un'entità definita anatomicamente; tuttavia può essere comunque inteso come una regione, composta da 29 paia di muscoli, che si identifica strutturalmente nell'unità Coxo - Lombo – Pelvica (LPH Complex) e che localizza il centro di gravità.

Il Core, dunque, in quanto parte centrale del nostro corpo, rappresenta l'unità preposta alla regolazione dei meccanismi di adattamento, equilibrio e stabilizzazione funzionale; distribuisce e smista forza secondo schemi di attivazione finalistica.

E' stato dimostrato che la zona centrale del complesso coxo – lombo – pelvico rappresenta il nodo attraverso il quale:

  • si trasmettono il peso della testa, del tronco e degli arti superiori agli arti inferiori;
  • si provvede all'assorbimento e alla dissipazione delle forze a direzione centripeta;
  • si trasferiscono e si proiettano le forze a direzione centrifuga (dalla prossimità centrale alle terminazioni distali);
  • si possono controbilanciare le forze incontrate durante il movimento degli arti superiori ed inferiori;
  • si ristabilisce l'equilibrio posturale dopo perturbazioni esterne.

L'attività del Core deve essere pensata come "integrazione pre – programmata" di

  • muscoli "locali", intrinseci, mono – articolari, profondi (inner unit);
  • muscoli "globali", estrinseci , multi – articolari, superficiali (outer unit), per consentire stabilità e produrre, contemporaneamente, movimento.

Dal momento che il Core è snodo, raccordo e smistatore centrale di tutte le catene cinetiche, il controllo "corecentrico" migliorerà la funzione effettrice dei segmenti distali, riducendo, contemporaneamente, i sovraccarichi disfunzionali; e questo relativamente a tutte le attività.

Hodges ha dimostrato che

  • prima che inizi qualunque movimento di un braccio o di una gamba, il muscolo trasverso dell'addome e il muscolo multifido vengono pre – attivati per aumentare la pressione intra - addominale, in anticipazione, preparazione e protezione;
  • il generatore primario per il movimento delle estremità superiori è l'attivazione della stabilità della regione centrale (Core).

La fascia toraco – lombare è la struttura che connette gli arti inferiori agli arti superiori, posteriormente. Anteriormente, la stessa funzione è svolta dal complesso definito dai muscoli adduttori e dai muscoli obliqui. Questo fa si che le tre piattaforme di stabilizzazione (regione delle anche/pelvi, complesso scapolo – omerale, e Core) siano coinvolte in ogni attività generata dalla catena cinetica, qualunque sia la direzione della forza; e, inoltre, che i muscoli stabilizzatori di scapola, pelvi e Core, nella ricerca dell'obiettivo motorio pre – programmato, contribuiscano a posizionare i segmenti distali nella posizione ottimale, alla velocità ottimale, con il timing di accensione ottimale e con gli ottimali aggiustamenti e adattamenti.

Dal Core transitano quattro catene cinetiche

  • catena obliqua posteriore;
  • catena obliqua anteriore;
  • catena longitudinale;
  • catena laterale.

Le catene cinetiche che transitano dal crocevia centrale uniscono la zona centrale alle piattaforme di stabilizzazione periferiche, pelvi e scapola (hip e scapula), creando la struttura sulla quale agiscono i tre differenziali cinetici dell' "Hip/Core/Scapula Complex".

Ristabilire un efficace ed efficiente controllo prossimale contribuisce alla normalizzazione dell'allineamento posturale e al recupero dell'integrità della catena cinetica.

L'abilitazione basata sul Core rispetta un orientamento prossimo distale: prima sensibilizzare la funzione stabilizzante, poi allenare schemi motori dai fondamentali ai complessi in pattern coordinati e sincroni, con l'obiettivo di consentire l'ottimale produzione, trasmissione e controllo di movimenti dal Core ai segmenti effettori terminali e correggere squilibri e disfunzioni.

(Nel 2014 NonSoloFitness Editrice ha pubblicato "L'allenamento del CORE" del professor Italo Sannicandro n.d.r.)

Il movimento

Come detto, la trasmissione del movimento passa per la stazione centrale del corpo, ovvero il Core. Ogni movimento prodotto dalla catena cinetica, ed espresso in forma intransitiva ("mi muovo") o transitiva ("muovo qualcosa"), trova la propria origine motoria nei movimenti fondamentali, che sono:

  • rotolarsi;
  • accovacciarsi;
  • tirare;
  • spingere;
  • allungarsi in affondo;
  • piegarsi;
  • girarsi;
  • spostarsi;

Ogni movimento è "Core – dipendente" e quindi ha un'alta correlazione con il corretto funzionamento del nucleo stabilizzatore centrale e delle piattaforme di stabilità periferiche.

Le connessioni tra movimenti fondamentali singoli generano schemi di movimento la cui peculiarità risiede nello sviluppo tridimensionale, e la cui finalizzazione porta all'espletamento della funzione che è propria del movimento.

Il movimento ha quattro funzioni complementari

  • deve equilibrare i volumi che costituiscono il sistema "corpo" in opposizione alla gravità;
  • deve consentire il rapporto relazionale con le forme esterne (oggetti, persone);
  • deve provvedere alla finalizzazione gestuale (prendere, tirare, spingere, spostare, spostarsi);
  • deve ampliare la zona di confort.

La prima e più importante funzione dell'allenamento è rendere più economici ed efficaci gli otto movimenti fondamentali, che sono stati qualificati come attribuzioni della transitività e dell'intransitività del movimento. I movimenti fondamentali, per semplici che possano sembrare, originano dai movimenti "primordiali".

I movimenti primordiali sono i precursori filogenetici dei primi movimenti che il neonato esplora, sperimenta ed affina nei movimenti fondamentali dell'età adulta. I movimenti fondamentali generano schemi di movimento quotidiano che a loro volta sono combinabili in gestualità sportive.

I movimenti della vita reale, quindi

  • sono espressione dello "svolgimento spiraliforme" di una catena cinetica;
  • devono equiparare o superare la gravità;
  • sono core – dipendenti;
  • richiedono una postura dinamica "intelligente";
  • sono tridimensionali.

Ogni movimento, semplice o complesso che sia, è il risultato di un insieme, ogni volta unico e irripetibile, tra gli otto semplici costituenti di base.

Nella proposta funzionale, la parola "abilità" sottintende strette connessioni con

  • il controllo neuromuscolare;
  • il controllo posturale dinamico.

Ogni "nodo smistatore", da quello prossimale (il Core), a quelli periferici (pelvi e scapola), fino alle terminazioni effettrici distali, è attivato dalla somministrazione di stimoli in grado di agire sul controllo sia neuromuscolare (risposte) che posturale/dinamico (aggiustamenti).

Sono sei gli elementi importanti per migliorare controllo neuromuscolare e controllo posturale dinamico:

  • sensibilità cinestesica propriocettiva;
  • stabilità dinamica coordinata del complesso pelvi/core/scapola;
  • controllo pre programmato (feedforward) e reattivo (feedback) delle risposte motorie;
  • integrazione delle risposte motorie;
  • esplorazione controllata dei pattern di vulnerabilità;
  • elaborazione senso percettiva.