Canottaggio e mal di schiena
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Canottaggio e mal di schiena

Il canottaggio è realmente responsabile del mal di schiena? Quale ruolo può rivestire la pratica assidua del canottaggio

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Canottaggio e mal di schiena

È una credenza piuttosto diffusa che il canottaggio crei problemi alla schiena, in particolare alla regione lombare. Secondo recenti studi tale credenza non corrisponde necessariamente alla realtà.
La Dott.ssa Alison McGregor sta da anni conducendo esperimenti su tale argomento presso Il Charing Cross e l'Hammersmith Hospital di Londra dove, attraverso strumentazioni tecnologiche d'avanguardia, tiene costantemente monitorati i progressi di un gruppo, formato da canottieri dell'Imperial college rowing club e anche soggetti sedentari, che si allena costantemente sul remoergometro. Per ora tali studi non hanno ancora certificato l'eventuale pericolosità di tale pratica.
In ogni caso, prima di identificare con certezza qualcosa come nemico della nostra colonna, sarebbe opportuno considerare che il mal di schiena colpisce i sedentari, gli attivi, gli sportivi di ogni disciplina e ad ogni livello, gli alti e i bassi, i sovrapeso,i sotto peso e quelli in forma, persone con addominali forti e non, gli estroversi e gli introversi, insomma non esiste una "categoria" al sicuro. Dato consolante è però che esistono persone a cui NON fa male la schiena in ogni categoria tra quelle considerate. Allora qual è il segreto alchemico che tali fortunati nascondono alla maggioranza della popolazione? Prima che qualcuno possa chiedersi se mai verrà scoperto il gene del mal di schiena facciamo questa ipotesi: Non è per caso che la schiena ci fa male se la "usiamo" male?
Mi pare piuttosto ovvio che, così come otto ore a computer, mantenendo una posizione sbilanciata e scorretta, possono far male alla schiena, anche ripetere il gesto della vogata in maniera non funzionale può decisamente far male, soprattutto al tratto lombare.

La pratica

Per dimostrare la non veridicità dell'assioma "canottaggio = logorio della schiena" ho chiesto la collaborazione di Gianluca, un mio amico che, se il canottaggio è logorante per la schiena, avrebbe dovuto avere la colonna vertebrale ridotta in briciole.
Dapprima si è cercato di quantificare quante volte nella sua vita può aver fatto il movimento di vogata. Considerato che ha partecipato a più edizioni delle Olimpiadi e a vari campionati del mondo, si ritrova con due decenni di agonismo ai massimi livelli sulle spalle (anzi sulla schiena): provate un po' a indovinare quanto può aver ripetuto quel movimento ed a quale intensità di sforzo.
Dopo un breve riscaldamento, fatto tra l'altro sul remoergometro, giusto per riattivare la "memoria muscolare" potenzialmente dannosa, gli ho chiesto di eseguire un ampia gamma di verifiche sullo stato della schiena; ha svolto, in pratica, tutti i movimenti che un essere umano può fare: test di mobilità, posture yoga statiche e dinamiche, esercizi orientali e occidentali dei più disparati metodi di ginnastica. Inoltre l'ho sottoposto ad una serie di prove di forza, con sovraccarichi e non, di resistenza, di propriocettività… dopo alcune ore di questa tortura non potevo che valutare come eccellenti le condizioni della sua schiena (da un punto di vista funzionale). Quindi un ortopedico ha effettuato una visita canonica, con tutti crismi della medicina moderna, riscontrando anch'egli l'assenza di patologie e di problemi. Schiena a posto, forte, flessibile elastica e sana:-Merito del canottaggio!- ha sentenziato Gianluca senza più timore di essere smentito.
Perché quindi non cambiare prospettiva e vedere l'esercizio del canottaggio come una forma di prevenzione del mal di schiena. Potrebbe sembrare un azzardo ma, se la qualità del movimento è adeguata e se la quantità di sforzo è dosata nei termini degli obiettivi preposti, sono convinto che qualche colpo di remo possa contribuire a fornire una sorta di educazione motoria tale da ridurre le possibilità di incorrere nel mal di schiena.
Gli aspetti probabilmente più importanti da tenere a mente sono questi:

  • il movimento deve essere tecnicamente corretto in ogni fase dell'esecuzione
  • l'intensità dell'allenamento deve essere proporzionata alle condizioni del praticante

Nota

Ai fini di rispettare i punti esposti, è opportuno evitare, almeno inizialmente, l'esercizio "fai da te" e farsi invece guidare da istruttori qualificati e preparati, non solo sulla tecnica specifica, ma anche sulle metodiche di allenamento.

In seguito ho impostato un programma per soggetti sedentari, ai fini di verificare l'efficacia del remare nei termini di miglioramento della funzionalità della schiena. Mantenendo dei ritmi piuttosto blandi siamo arrivati ad ottenere dei buoni risultati su tutta la linea: Miglioramento dei classici parametri fisiologici influenzati dell'esercizio fisico generico (normalizzazione dell'ipertensione, migliore qualità del sonno, ecc.) ed in più un notevole miglioramento della postura e della flessibilità della colonna da parte di quasi tutte le persone. Inoltre ho notato che alcuni, dopo l'esercizio tendevano a integrare l'azione dello psoas nella deambulazione; questo, come ben sanno gli operatori del settore, è un risultato importante per la funzionalità generale della persona.
Ora, al fine di avere dati più precisi, ho iniziato ad allargare il raggio della sperimentazione ad un più ampio ed eterogeneo gruppo di persone: inoltre stiamo sviluppando un programma di rieducazione motoria e posturale che prevede anche l'utilizzo del remoergometro come strumento di riabilitazione ed educazione motoria. Tale attrezzo si può infatti benissimo prestare all'esecuzione di alcuni esercizi di propriocettivittà molto utili per "risvegliare" la sensibilità della muscolatura profonda della schiena.

Il parere dello Specialista (dott. Andrea Boni, ortopedico, ospedale di Cremona)

La mia esperienza mi suggerisce che se il soggetto non presenta patologie, deformazioni o processi degenerativi a carico della colonna oppure carenze muscolari, in particolare a livello addominale o lombosacrale, l'esito negativo della pratica avviene solo a causa di una tecnica di vogata errata o di uno sforzo eccessivo. Si può inoltre affermare che il canottaggio sviluppa in maniera eccellente tutti i gruppi muscolari più importanti adibiti alla funzionalità ed alla stabilità della colonna; esso può quindi essere effettivamente intrapreso a scopo preventivo e riabilitativo.