Adattamento positivo alla prestazione abile
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Adattamento positivo alla prestazione abile

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Adattamento positivo alla prestazione abile

Nell'esposizione dei concetti preliminari farò riferimento al contesto culturale scientifico del kinesiologo, poiché è questo il nostro campo di interesse, senza perdere il riferimento multidisciplinare che funge da corollario al nostro intervento. Obiettivo del nostro intervento, qualunque sia il quadro patologico che stiamo trattando, è quello di attuare un cambiamento positivo sulla persona in terapia in modo tale che possa autonomamente modificare la propria dinamica posturale in direzione del superamento del deficit. Diverse sono, in letteratura, le teorie relative al cambiamento e come esso debba essere perseguito e raggiunto. Sia in campo sportivo che in quello psicomotorio, il grado di allenabilità di un soggetto è definito come la qualità e la quantità di adattamento che egli può attuare in funzione agli stimoli a cui è sottoposto durante la pratica motoria. Questa teoria sembra essere quella che più semplifica il definire gli aspetti essenziali per il raggiungimento del nostro obiettivo. Weineck definisce l'allenamento sportivo come quella pratica che attraverso determinati stimoli generali, può trovare applicazioni in tutte le discipline7. L'allenamento viene definito come "l'insieme degli interventi e stimoli di tipo fisico e psicologico finalizzati al miglioramento di una prestazione"8.

La legge di Selye9 (1976) definisce i termini e le condizioni che consentono di ottenere un miglioramento della prestazione abile definendo la modalità di svolgimento degli interventi. Selye asserisce che l'allenamento si fonda sul principio per cui se un organismo viene sottoposto ad uno stimolo, esso avrà una risposta rispetto allo stimolo cui è sottoposto, e se lo stimolo viene somministrato ripetutamente, l'organismo si adatterà allo stimolo. Se consideriamo questo basilare principio alla luce dei diversi aspetti multidisciplinari, possiamo dedurre che qualsiasi percorso intraprendiamo per migliorare una prestazione deve seguire un determinato iter. L'iter da seguire prevede la somministrazione di uno stress, questo altererà l'equilibrio omeostatico dell'organismo; parimenti, la ripetuta esposizione allo stress farà si che l'organismo si adatti organizzando un equilibrio omeostatico su un livello differente rispetto a quello iniziale. In questa fase diremo che l'organismo si è adattato allo stress attraverso una compensazione dello stimolo. Infine, l'organismo non solo compensa lo stimolo "stressogeno", ma lo "supercompensa". La teoria della supercompensazione si fonda sul principio per cui l'organismo tende ad adattarsi allo stimolo raggiungendo un livello funzionale più elevato "tale da prevenire al meglio eventuali nuovi stimoli" dello stesso tipo (De Pascalis 2009). Ne consegue che, in relazione ad uno stimolo allenante ripetuto, un organismo si adatterà migliorando in modo positivo la sua prestazione atletica dal punto di vista sportivo e abile dal punto di vista psicomotorio.

Va da sé che se un organismo si allena per periodi di tempo lunghi, migliorerà la sua prestazione fino al raggiungimento della sua "riserva attuale" di adattamento. Questo significa che il grado di allenabilità dipende da numerosi fattori che variano dall'aspetto anatomico a quello biologico nonché da quello genetico a quello psicofisico. A corollario di questa discussione, bisogna prendere in considerazione due aspetti fondamentali. Il primo è quello di indagare sin dall'inizio la "riserva attuale" di adattamento del soggetto, in modo tale da poter costruire un intervento che miri al conseguimento del massimo grado di adattamento individuale della persona che abbiamo sotto esame. In seconda analisi è da chiarire il modo e la quantità di somministrazione dello stress. Questo parametro risulta di elevata importanza in quanto, in qualsiasi direzione voglia puntare, esso risulta essere sempre uno stress per l'organismo. Se lo stress che somministriamo è adatto, preciso e in linea con i tempi di adattamento del soggetto, esso sarà finalizzato al miglioramento della prestazione abile, altrimenti esso risulterà come uno stress che attuerà delle modificazioni negative e un conseguente adattamento in direzione contraria rispetto alla nostra finalità. Nei capitoli a seguire, l'intento è quello di definire, attraverso le nozioni di base che discuteremo, tutti gli aspetti dello stress da impartire per prevenire e recuperare scompensi e deficit della postura in modo tale da arginare il più possibile gli errori.