Gli atteggiamenti posturali
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Gli atteggiamenti posturali

Autore:
Ultimo aggiornamento:







Gli atteggiamenti posturali

Nella ricerca bibliografica condotta con l'intento di riuscire a individuare una definizione di postura che possa racchiudere i diversi aspetti di cui si compone, mi sono ritrovato a condividere posizioni culturali di autori anche molto distanti tra loro rispetto al contesto culturale in cui essi discutevano.

In ambito ortopedico, la postura è definita in merito allo stato della struttura ossea e dell'apparato muscolo tendineo, in ambito biomeccanico è la risultante delle tensioni muscolari che cadono, attraverso la linea di gravità, nel centro geometrico della base di appoggio, per il kinesiologo è il rapporto tra il tono dei muscoli agonisti e quello dei muscoli antagonisti tale da evitare atteggiamenti viziati o dismorfismi, e ancora, per lo psicologo, è il modo in cui le emozioni si trascrivono nella muscolatura del corpo tali da essere atteggiamento comunicativo e sede della risposta allo stimolo emozionale nello stesso momento.

In ambito artistico, parimenti, non mancano posizioni che possano essere prese in considerazione per costruire un intervento clinico globale. Mi riferisco a Dario Fo, Jerzy Grotowski, Eugenio Barba, Stanislavskij per citarne alcuni per quanto riguarda il teatro, Pina Bausch e Nureyev per quanto riguarda la danza: tutti discutono di postura in considerazione allo stato d'animo, al carattere, alle emozioni che attraverso di essa arrivano al fruitore dello spettacolo. Esistono numerose accezioni e differenze rispetto all'ambito culturale in cui collochiamo la postura (antropologia, biologia, medicina, scultura, pittura, poesia ecc). In linea con tutti i modelli che vedono la postura come uno studio globale, credo che tutte le posizioni assunte dai diversi autori rappresentino i tasselli di cui la postura stessa si costituisce. L'approccio deve essere sempre multidisciplinare poiché risulta impossibile inquadrare l'essere umano all'interno di griglie descrittive e precostituite. La postura stessa è il risultato dell'integrazione di diverse posture che la nostra identità assume nei diversi contesti sociali in cui essa si manifesta. Basti pensare, a questo proposito, i diversi atteggiamenti che mettiamo in atto a seconda del contesto sociale in cui ci troviamo. Nel contesto sociale genitore-figlio assumeremo una postura differente rispetto a quella che assumeremmo in una conferenza per l'esposizione di una tesi di fronte a numerose persone; un contesto in cui abbiamo paura che qualcosa o qualcuno possa lederci sarà differente rispetto al rapporto intimo con il nostro partner. In definitiva possiamo asserire che ognuno di noi costruisce un atteggiamento di base, durante le tappe evolutive dello sviluppo psicomotorio, che costantemente identifica il nostro modo di essere al mondo, e contemporaneamente siamo in grado di modificare questo atteggiamento a seconda della risposta allo stimolo che il contesto ci richiede.

Per definire meglio il concetto di atteggiamento posturale, manca ancora un elemento, l'immaginazione. Secondo Ruggieri (2001), la posizione che noi assumiamo nello spazio è frutto dell'organizzazione integrata che l'IO attua nella gestione del tono muscolare e "la regolazione del tono muscolare è opera dei processi immaginativi6". La posizione che assumiamo nello spazio è in relazione all'immagine che abbiamo di noi nei diversi contesti sociali. L'immaginazione modula il modo di essere al mondo e costruisce i diversi atteggiamenti posturali che compongono la nostra postura identitaria.

Qualsiasi intervento rieducativo che miri ad attuare un cambiamento positivo sulla nostra postura deve considerare i diversi aspetti di cui essa si compone. Lavoreremo rafforzando la postura identitaria di base, attraverso una nuova gestione e la ricostruzione dello schema corporeo (SÈ) e contemporaneamente lavoreremo sulla flessibilità dell'IO per costruire e gestire atteggiamenti posturali flessibili ai diversi contesti. Tutto questo può essere intrapreso solo se tutte le esperienze che noi proponiamo al cliente vengono integrate. Se lavoriamo, per esempio, sull'accorciamento dei muscoli dorsali e sul rilassamento dei muscoli addominali per intervenire su un atteggiamento cifotico, dobbiamo fare sì che chi usufruisce di questa modificazione possa essere cosciente del cambiamento, e possa contestualizzare il cambiamento attraverso la modificazione dell'immaginario che ha di sé e del SÈ.

Il nostro intervento deve mirare ad instaurare un adattamento positivo sul soggetto interessato alla terapia attraverso la tecnica rieducativa. L'adattamento è frutto di una risposta ad uno stimolo "stressogeno" sull'organismo. Discuteremo di seguito la natura e le modalità di somministrazione dello stress.