Contrazione eccentrica
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Contrazione eccentrica

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Contrazione eccentrica

Come accennato in precedenza, la contrazione eccentrica è quella contrazione in cui il muscolo sviluppa una tensione muscolare allungandosi. In questo caso il carico è superiore alla forza che il muscolo riesce a sviluppare: il muscolo così facendo funge da freno, e si allunga. Questo è il caso del lavoro che sviluppa il muscolo antagonista per coordinare la contrazione concentrica dell'agonista.

Contrazione isotonica, isocinetica (in relazione alle costanti spazio-temporali)

Oltre alla contrazione isometrica che abbiamo descritto in precedenza, esistono altre modalità di contrazione in cui il parametro costante non è lo spostamento ma la tensione sviluppata o la velocità. La contrazione in cui la tensione è costante e il lavoro è la risultante dell'accorciamento del muscolo nello spazio, viene definita isotonica. Parimenti la contrazione dove il parametro costante è la velocità di accorciamento e il lavoro è la risultante della forza sviluppata, viene definita isocinetica. In natura, però, non è possibile sperimentare la contrazione isotonica o isocinetica senza l'ausilio di particolari macchine. Si definisce il lavoro muscolare che il nostro organismo compie nella quotidianità come lavoro auxotonico, in cui non è costante nessuna delle grandezze elencate.

Contrazione pliometrica

La contrazione pliometrica è la modalità di contrazione che ci permette di vincere le forze gravitarie nella postura eretta.

Questa modalità di contrazione, descritta da Bosco nel 1997, definisce la contrazione in cui la risultante del lavoro della contrazione muscolare è data dalla somma tra la tensione che il muscolo sviluppa attraverso la sua contrazione concentrica e la tensione che sviluppa attraverso il ritorno elastico nella sua contrazione eccentrica. Questo parametro definisce la forza esplosiva. Immaginiamo di salire sopra un tavolo, di saltare giù e compiere un nuovo salto verso l'alto: l'ultimo salto verso l'alto svilupperà una forza muscolare esplosiva. Saltando giù dal tavolo, il quadricipite femorale si stira, attutendo il peso del corpo quando i piedi poggiano per terra. In questo momento il muscolo allungandosi in contrazione eccentrica accumula energia elastica potenziale, che restituirà quando il muscolo si contrarrà, eseguendo il nuovo salto, in modo concentrico. Il secondo salto sarà dunque esplosivo, perché avrà a disposizione l'energia elastica accumulata nell'allungamento, e l'energia che il quadricipite femorale svilupperà accorciandosi.

Questo tipo di atteggiamento muscolare, detto anche contrazione con prestiramento (Bosco 1997) è molto conveniente dal punto di vista energetico per il nostro organismo. Il muscolo ha la possibilità di sfruttare l'energia elastica che si accumula in modo passivo.

Nella posizione eretta, al quadricipite femorale succede la stessa cosa: il ginocchio cede per l'azione gravitaria del peso del corpo, il quadricipite femorale si stira, e per riflesso di stiramento si contrae, avendo la possibilità di usare la tensione passiva che sviluppa nella sua fase eccentrica.

Ovviamente, nella gestione del peso, tutto ciò avviene per micro variazioni della muscolatura, ed è quasi impercettibile, se non attraverso un esame elettromiografico. In alternativa si potrebbe pensare che il quadricipite femorale sia sempre contratto in contrazione isometrica per stabilire la postura eretta; se così fosse, non potrebbe resistere per troppo tempo, in quanto una contrazione costante e continua (contrazione isometrica) non permette che il muscolo sia nutrito, riceva i substrati dalla circolazione ed elimini le scorie, a causa dell'occlusione capillare che la contrazione protratta nel tempo causa. Per il nostro organismo è più conveniente contrarre alternativamente le fibre muscolari deputate a vincere le forze gravitarie in modo alternato (Ruggieri 2003) attraverso contrazioni pliometriche.

Il coordinamento e la modalità di funzionamento di questa dinamica è inconscia e riflessa. Essa è infatti organizzata attraverso l'alternarsi del riflesso miotatico, del riflesso miotatico inverso e dal funzionamento dei fusi neuromuscolari che illustreremo di seguito.