I movimenti del nostro corpo
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I movimenti del nostro corpo

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I movimenti del nostro corpo

Rispetto all'organizzazione tridimensionale dell'intersezione dei tre piani di riferimento, il corpo umano può attuare dei movimenti che si proiettano nello spazio a partire da ognuno di essi. Questa descrizione è di elevata utilità sia per definire il grado di mobilità dei distretti corporei rispetto all'angolo che costruiscono con l'uno o l'altro piano, sia per la valutazione biomeccanica dei muscoli. In relazione al movimento che un distretto articolare può compiere rispetto ad un piano, si possono individuare quali sono i muscoli che hanno azione antagonista e quelli che, invece, hanno azione agonista. In relazione all'allontanamento da un piano, si è in grado di definire dove finisce l'azione di un muscolo e dove entra in carico l'azione di un'altro gruppo muscolare per eseguire l'azione nello spazio. Un muscolo si definisce agonista quando favorisce un movimento di allontanamento o di avvicinamento ad un piano. Parimenti, un muscolo si dice antagonista quando contrasta un movimento di allontanamento o di avvicinamento ad un piano. Il tipico esempio è quello della flessione dell'avambraccio sul braccio. In questo caso il movimento da eseguire è quello di allontanamento dell'avambraccio dal piano frontale. Il bicipite brachiale, posto nella regione anteriore del braccio, funge da agonista poiché favorisce l'allontanamento, mentre il tricipite brachiale, posto nella regione posteriore del braccio, è l'antagonista poiché contrasta l'allontanamento. In questa direzione due muscoli possono ancora dirsi sinergici quando entrambi favoriscono la realizzazione del movimento. In questo caso specifico, i muscoli sinergici all'allontanamento sono il bicipite brachiale e il brachiale che aiuta e coadiuva l'azione del primo.

In relazione al piano di riferimento, le variabili dei possibili movimenti eseguibili, sono i seguenti:

Flessione ed estensione

Movimenti articolari eseguiti come proiezioni sul piano frontale. Se l'arto si allontana dal piano il movimento è di flessione, viceversa avviene l'estensione. Ne sono esempi la flessione dell'avambraccio sul braccio, la flessione della gamba sulla coscia, la flessione anteriore del busto sulle cosce, e l'estensione del piede quando ci si solleva sulle punte (detta anche flessione plantare).

Adduzione ed abduzione

Movimenti articolari eseguiti come proiezioni sul piano sagittale. Se l'arto si avvicina al piano sagittale il movimento viene chiamato di adduzione, mentre viceversa se si allontana sarà di abduzione. Ne sono esempi l'abduzione delle cosce quando si divaricano le gambe, l'abduzione del braccio per opera della contrazione del deltoide e ancora l'adduzione dello stesso per azione del pettorale.

Pronazione e supinazione

Movimenti articolari eseguiti come proiezioni sul piano trasversale. Tali movimenti di prono-supinazione rappresentano la rotazione del distretto articolare sul suddetto piano. Ne è un tipico esempio il movimento di rotazione interna ed esterna della caviglia nei traumi discorsivi. Per fare un esempio di tale proiezione, immaginiamo l'avambraccio flesso a 90° sul braccio. In questa locazione spaziale, l'avambraccio è libero di ruotare portando il palmo della mano verso l'alto o verso il basso. Quando il palmo è ruotato verso il basso, l'avambraccio si dice prono, quando il palmo è rivolto verso l'alto è supino. Nello stesso modo, quando si è distesi per terra, si definisce posizione supina quando l'addome è rivolto verso l'alto e posizione prona quando l'addome aderisce al pavimento.