Organizzazione del movimento volontario
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Organizzazione del movimento volontario

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Organizzazione del movimento volontario

Attraverso l'esperienza del movimento prendiamo percezione sin dalla nascita della forma e dimensione del nostro corpo, della sua evoluzione attraverso il trascorrere del tempo e dei gradi di libertà che il nostro corpo acquisisce nella pratica dell'apprendimento motorio.

Immaginiamo un atleta che deve organizzare un atto motorio per raggiungere un obiettivo. Pensiamo ad un tennista che vede arrivare la palla nella sua parte di campo. Egli deve organizzare la risposta motoria in modo tale da poter colpire la palla e rimandarla dall'altra parte del campo per fare il punto. Per far questo il nostro atleta deve raccogliere numerose informazioni dal contesto: la posizione della palla rispetto alla linea di demarcazione del campo, la sua velocità, l'altezza e la posizione del suo corpo all'interno del campo, sono alcune delle informazioni che gli servono per raggiungere l'obiettivo. Egli deve calcolare sia la forza che dovrà esprimere con la racchetta, sia la traiettoria che dovrà dare alla palla per farla restare dentro il campo avversario. Il tennista dovrà prevedere qualsiasi possibile variabile che può intervenire tra l'inizio del movimento e la sua esecuzione, in modo tale da poter correggere l'atto motorio.

Questi processi d'integrazione avvengono in piccolissime frazioni di secondo, sia prima che durante l'esecuzione dell'atto motorio, e se l'atleta è di alto livello, con una precisione tale da vincere la gara.

Analizzando la risposta motoria, possiamo scomporre questa dinamica in 2 fasi:

La fase strategica è quella in cui egli raccoglie le informazioni dal suo corpo e dal contesto. La fase tattica, invece, è quella dove organizza la risposta motoria e la coordina durante la sua evoluzione. Nel linguaggio informatico, possiamo distinguere le due fasi in input, relativa alla programmazione, e output all'esecuzione.

In questo processo così descritto manca un parametro, che è quello che ci permette di organizzare la risposta motoria in maniera circolare: l'integrazione somato-estetica.

Numerosi sono i modelli che provano a chiarire come si organizza la risposta motoria dal punto di vista neurofisiologico e psicofisiologico. Proverò ad integrare i diversi punti di vista in modo da avvalorare le tesi dei diversi autori.

Immaginiamo di voler organizzare una risposta motoria per afferrare un oggetto.

A livello centrale, circa un secondo prima del movimento, è presente una differenza di potenziale in corrispondenza della corteccia associativa del lobo parietale in entrambi gli emisferi. Questa variazione di potenziale, chiamata potenziale di preparazione, termina mezzo secondo prima che il movimento inizi, e la variazione di potenziale si trasferisce nell'area premotoria del lobo frontale emilateralmente rispetto all'arto che deve essere mosso. Questa seconda fase viene chiamata potenziale pre-motorio. Successivamente viene attivata l'area motoria (potenziale motorio), e infine si osserva una variazione di potenziale del lobo parietale dove è presente l'area sensitiva somatica (potenziale somato-sensoriale)19.

Si pensa che il potenziale di preparazione raccoglie le informazioni e organizza l'idea della risposta motoria (Perciavalle 2009). Il potenziale pre-motorio serve a mettere in relazione l'idea del movimento con la realtà e i limiti del nostro corpo. In questa fase, l'atto motorio viene scritto nei muscoli, e la sequenza di contrazioni muscolari viene organizzata con micro contrazioni muscolari nella periferia, per valutare se l'idea della sequenza motoria sia realizzabile (Ruggieri 1999). Sembrerebbe che questo processo di preparazione motoria serva a reclutare le fibre muscolari preposte all'atto motorio in modo tale da renderle sinergiche nella sequenza motoria che avverrà fra qualche frazione di secondo.

Organizzata la risposta motoria e trascritta nei muscoli con micro variazioni del tono posturale, la sequenza motoria viene trasferita all'area motoria primaria. Il potenziale motorio serve ad attivare i muscoli che si dovranno contrarre con una sequenza temporale precisa per tutto l'atto motorio. Questa sequenza viene trasferita attraverso il midollo spinale ai motoneuroni deputati ad attivare la contrazione dei muscoli.

In definitiva, la presa di coscienza del cambiamento indotto con la nostra azione motoria è resa possibile dal potenziale somato-sensoriale. Attraverso i meccanismi di feedback siamo in grado di avere coscienza in ogni sua parte del movimento, sappiamo se stiamo raggiungendo l'obiettivo o dobbiamo modificare il movimento perché una variabile subentra a modificare il contesto.