Proposte operative per la gestione della flessibilità corporea
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Proposte operative per la gestione della flessibilità corporea

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Proposte operative per la gestione della flessibilità corporea

La flessibilità corporea si compone di diversi parametri che devono essere allenati in modo separato inizialmente e integrati come un processo unico di tutto il corpo. Questa parte del trattamento rappresenta il lavoro motorio vero e proprio; in questa fase si attuano tutte le proposte che intervengono direttamente sui distretti anatomici per modificare la loro meccanica. Le proposte motorie risultano essere le più diverse possibili e dipendono dal quadro di partenza del soggetto e dalla natura del trattamento relativamente ai fini da raggiungere. Esporrò di seguito quelli che sono i parametri fondamentali che devono essere elaborati in funzione di un percorso di educazione posturale globale.

Qualsiasi percorso che si prenda carico di modificare la postura in funzione del superamento di un'alterazione deve, sin dall'inizio, considerare i parametri che fanno riferimento alla flessibilità corporea, poiché senza un adattamento generale in funzione di essi risulta inadatto e vano qualsiasi intervento specifico. Una postura dinamica che abbia la possibilità di poter scaricare il peso del corpo sul pavimento scongiurando l'instaurarsi di alterazioni legate ad essa, necessita di una buona flessibilità articolare, un buon grado di allungamento ed elasticità muscolare e una discreta forza muscolare, per consentire di attuare il movimento volontario senza sforzo e deve avere infine la possibilità di poter scaricare il peso in modo dinamico senza sovraccaricare le strutture preposte a questo ruolo.

Attivazione dinamica dei distretti articolari

Le articolazioni corrispondono ai punti di giuntura tra i segmenti ossei. Dalla loro possibilità di mobilità dipende il grado di articolarsi del corpo nello spazio e di coordinarsi per eseguire un movimento o per assumere una posizione stabile. Il grado di mobilità delle articolazioni dipende da due parametri:

  • Tono della muscolatura agonista e antagonista che le governa
  • Livello di conoscenza psicomotoria del soggetto dei gradi di libertà

Relativamente al primo parametro dipende la possibilità di un articolazione di aprirsi o di chiudersi nello spazio e in questa fase il percorso di rieducazione mirerà al rilassamento di quella muscolatura che risulta essere troppo tonica, e tonificazione di quella che invece è ipotonica.

Il secondo parametro è in relazione al livello di esperienze motorie che il soggetto ha eseguito durante la fase dello sviluppo psicomotorio. Solitamente, coloro che iniziano un percorso terapeutico non hanno piena conoscenza del modo di articolarsi dei propri distretti corporei, e mostrano in clinica grande stupore nell'attuare movimenti che credevano di non essere in grado di eseguire.

Esperienza 11

Educazione psico-motoria

Il soggetto in piedi di fronte a noi proverà ad imitare tutti i movimenti che noi proponiamo. Il nostro ruolo è quello di esplorare tutte le articolazioni e muoverle per ogni grado di libertà che esse permettono. Cominciando, per esempio dalla flesso-estensione della caviglia, si chiederà di eseguire tale movimento eseguendolo fino al limite massimo articolare possibile e molto lentamente. Si può anche decidere di eseguire diverse ripetizioni per ogni movimento. Compito dell'operatore è quello di non dimenticare nessuna delle articolazioni che compongono il nostro corpo e considerare tutti i movimenti, da quelli più semplici come la flessione, l'estensione, l'adbuzione, l'adduzione, la rotazione e la circonduzione, fino a quelli più complicati di basculamento antero-posteriore del bacino o del cingolo scapolare. Col il progredire del trattamento questa esperienza può diventare sempre più specifica e complessa, considerando i movimenti sui tre piani anatomici o considerando i distretti anatomici in serie di più articolazioni che compiono movimenti sempre più complessi.

È importante lasciare il soggetto eseguire i movimenti senza il nostro intervento, in modo tale da poter essere lui a considerare i suoi limiti e il grado di mobilità articolare.

Esperienza 12

L'esercizio corretto

Questa esperienza si sviluppa come la precedente ma la differenza sta nel principio che mentre in quella precedente il soggetto non veniva corretto (se non in momenti in cui rischiava di farsi del male), in questa fase il soggetto viene invitato ad eseguire l'esercizio correttamente, intervenendo personalmente anche con l'aiuto attivo attraverso le nostre mani: in questo momento attuiamo un vero e proprio percorso di educazione al movimento.

Allungamento muscolare

Una volta raggiunto un buon grado di mobilità articolare attraverso l'educazione psicomotoria si provvederà ad intervenire sulla muscolatura coartata e rigida attraverso le tecniche di allungamento. Descrivere in modo particolare tutte le tecniche di stretching applicabili ai diversi distretti articolari, risulta essere impossibile in questa sede. Mi limiterò a sottolineare che le posizioni devono essere raggiunte lentamente, fino a sollecitare il riflesso miotatico inverso, il quale causerà il rilascio muscolare. Tale posizione deve essere mantenuta per 30 secondi in modo da causare un adattamento ipertrofico delle fibre muscolari e di conseguenza un muscolo più lungo, tonico e forte: lo stiramento muscolare innesca un meccanismo ipertrofico capace di aggiungere nuovi sarcomeri tra tendine e parte carnosa del muscolo1. Una muscolatura accorciata compromette l'espressione della forza e della resistenza.