Trattamento kinesiterapico
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Trattamento kinesiterapico

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Trattamento kinesiterapico

L'esposizione degli argomenti teorici discussi in merito ai meccanismi che intervengono nella costruzione, evoluzione e gestione della postura e della possibilità dell'instaurarsi di deficit di essa, ci permettono di costruire il setting di intervento clinico. Il setting deve farsi carico del percorso evolutivo della costruzione della postura, durante le tappe dello sviluppo psicomotorio, riproponendo quelle esperienze che sono venute a mancare durante la crescita; in secondo luogo deve modificare, attraverso la pratica motoria, gli atteggiamenti deficitari della postura che sono causa di quadri sintomatologici. Seguendo il ragionamento di Tribastone40, l'educazione posturale deve mirare al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

  • Percezione e conoscenza del proprio corpo
  • Rilassamento muscolare
  • Riconoscimento e affermazione della lateralità
  • Coordinazione oculo-manuale
  • Educazione respiratoria
  • Educazione posturale (mediante esercizi atti a migliorare la coordinazione statica e dinamica dei muscoli)
  • Organizzazione dinamica del sè

Secondo Tribastone 41, il trattamento deve prevedere di organizzare la postura prendendo in considerazione diversi punti di vista:

Piano anatomico:

Scoperta e organizzazione razionale dell'attività percettivo-motoria resa possibile da movimenti mobilizzanti, e con la normalizzazione delle catene cinetiche, attuata con il riequilibrio delle tensioni miofasciali e delle catene articolari.

Piano neuromotorio:

Affinamento delle sensazioni propriocettive, delle afferenze di sostegno e di quelle visive, integrate nella regolazione del tono posturale.

Piano psicomotorio:

Progressiva e razionale organizzazione dello schema corporeo, resa possibile dalla percezione, coscienza e conoscenza del proprio corpo, delle sue modalità di funzionamento e della sua organizzazione spazio temporale.

Secondo la Scuola Lionese42 la rieducazione posturale deve seguire le tappe di seguito proposte:

  • Presa di coscienza corporea
  • Correzione posturale
  • Integrazione della postura corretta
  • Rieducazione propriocettiva
  • Mobilizzazione
    • Auto allungamento
    • Esercizio ginnico eseguito simmetricamente e asimmetricamente
  • Rafforzamento muscolare
  • Catene muscolari
  • Simmetria-asimmetria
  • Respirazione
  • Attività sportive
    • Sport di resistenza aerobica
    • Nuoto
  • Studio del posto di lavoro
    • Posizione assunta durante le ore scolastiche e lavorative
    • Abitudini motorie

Altri autori propongono diverse tipologie d'intervento, ma tutti sono concordi che il percorso debba rispettare le tappe evolutive dello sviluppo; ogni step va perseguito e proposto in maniera metodica in modo tale che tutte le esperienze proposte siano alla portata del fruente e da lui integrate durante il percorso clinico.

Il primo step di cui dobbiamo farci carico all'inizio del trattamento è la presa di coscienza corporea e la costruzione del SÈ. Le esperienze di seguito proposte mireranno alla rielaborazione dei distretti anatomici per ripristinare le parti mancanti dello schema corporeo. Successivamente verrà ristabilita la dinamica respiratoria attraverso l'educazione alla scarica del peso. Questo percorso ci darà la possibilità di prendere contatto con il tono muscolare che sarà lo strumento per ripristinare l'attività delle catene muscolari deficitarie. La riappropriazione delle parti del corpo e la loro organizzazione dinamica rappresentano le tappe fondamentali su cui poi intervenire per modificare gli atteggiamenti viziati che sono la causa dei quadri sintomatologici legati alla postura.

La modificazione degli atteggiamenti viziati deve essere intrapresa intervenendo sulla periferia, modificando la gestione dei muscoli che costruiscono la postura, ma deve considerare anche la componente centrale in maniera circolare. Tale metodica d'intervento fa sì che il percorso sia integrato dal fruente e si manifesti attraverso un cambiamento positivo. In questa direzione l'elaborazione dello schema corporeo viene riproposta a tappe durante la pratica motoria, in modo che il soggetto abbia la possibilità di integrare la propria identità corporea, che sta subendo un cambiamento, durante il percorso rieducativo.

Consideriamo l'attività muscolare che risulta essere la parte "plastica" su cui intervenire per modificarne la gestione. L'attività muscolare è soggetta a diverse leggi che determinano la loro crescita e modificazione rispetto alla pratica motoria che attuano. Come discusso nel capitolo dedicato all'adattamento alla prestazione abile, ricordiamo la legge di Borrelli e Weber Fick. "La lunghezza delle fibre muscolari è proporzionale al raccorciamento ottenuto dalla loro contrazione, e tale raccorciamento è pari a circa la metà della lunghezza delle fibre stesse."

Il postulato, parafrasandolo, asserisce che se un muscolo lavora abitualmente in maniera incompleta, vi sarà una riduzione della parte contrattile a favore di quella tendinea, poiché, se si riduce l'accorciamento, si ridurrà anche la lunghezza a riposo del muscolo43. In definitiva, schematizzando, possiamo definire l'intervento attraverso la pratica motoria per modificare gli atteggiamenti causa di deficit.

Contrazione completa e stiramento incompleto

  • Ventre muscolare più corto, tendine invariato
  • Muscolo a riposo più corto

Contrazione incompleta e stiramento completo

  • Ventre muscolare più corto, tendine più lungo
  • Muscolo a riposo più lungo

Contrazione e stiramento incompleti

  • Muscolo molto più corto, tendine più lungo
  • Muscolo a riposo più corto

Contrazione e stiramento completi

  • Ventre muscolare più lungo, tendine più corto
  • Muscolo a riposo invariato

Seguendo questo percorso risulta chiaro come intervenire su una postura viziata modificando il tono dei muscoli che richiedono un intervento.