Trattamento per muscoli adiacenti nel massaggio sportivo
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Trattamento per muscoli adiacenti nel massaggio sportivo

Procedura, trattamento, vantaggi e protocollo operativo della tecnica passivattiva nel massaggio sportivo dei muscoli adiacenti.

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La tecnica passivattiva di scollamento mio-fasciale nel massaggio sportivo, risulta di aiuto per il ripristino della corretta scorrevolezza tra i vari tessuti e di conseguenza della mobilità articolare, che va a trattare i muscoli in contatto tra di loro: i muscoli adiacenti o paralleli per l'appunto. Questa tecnica abbinata in alcuni casi con il Massaggio Traverso Profondo -MTP- o con la Frizione Trasversa Profonda - deep friction o tecnica Cyriax - comporterà " … un orientamento delle fibre collagene, assieme al loro rafforzamento grazie ad una circolazione migliore, può essere sufficiente a permettere all'atleta di mantenere un alto livello d'attività, che sarebbe stato impossibile senza il trattamento " (Francesco Nigro).

Quando le fibre di collagene della fascia, già di natura poco allineate fra loro, a causa di traumi, di stress da sovraccarico o tensivo/nervoso, tendono ad addensarsi e a disporsi ancor più in maniera casuale e disordinata, è possibile che diano inizio ad una marcata adesività e conseguente retrazione mio-fasciale che lega la normale dinamica muscolo/articolare - Range of Motion -.

A questo proposito per spiegare in maniera figurata cosa avviene, riporto l'esempio riportato in un lavoro pubblicato su Sports&Med, il quale visualizza benissimo la questione. Immaginiamo di aver tra le mani una striscia di nastro adesivo, il comune scotch, dove la parte liscia rappresenta la fascia con le sue fibre di collagene ben ordinate e quindi in ottimo stato fisiologico, e la parte adesiva appiccicosa a quella degradata stressata, dove le fibre di collagene sono disposte a casaccio. S
e facciamo scivolare sulla nostra pelle la parte liscia del nastro, essa scorre via liscia senza attriti; per contro quando facciamo scivolare la parte adesiva, essa trascina appresso la pelle, i peli, facendo sentire un tiraggio. Questo attrito non è altro che la sensazione che proviamo quando un'aderenza mio-fasciale impedisce di eseguire una normale escursione muscolo-articolare.
Da cui la necessità di intervenire con tecniche e manualità per scollare tali aderenze. Bene allora, a parità di tecniche o tuttalpiù con qualche personale modifica nelle manualità classiche, ho avuto tangibili e positivi riscontri in queste stagioni di lavoro su atleti di diverse specialità sportive e sui calciatori della squadra che seguo con l'aiuto dell'amico Federico Polimene, massaggiatore e preparatore atletico.

Tutte le manualità di questo lavoro, nascono in un'ottica cinetica, ovvero in relazione alla fondamentale partecipazione attiva da parte dell'atleta mentre l'operatore passivamente muove, stira e ruota il muscolo o il tratto di catena mio-fasciale interessato allo scollamento.

Tecnica che definisco passivattiva per il contributo minimo ma indispensabile che viene richiesto all'atleta per ottenere la condizione necessaria affinché possa iniziare il cambiamento viscoelastico del tessuto mio-fasciale (collagene). Ciò non solo dovuto all'azione fisica meccanica della manualità, ma anche per gli effetti conseguenti alla risposta della stimolazione eseguita sui meccanocettori dell'atleta: corpuscoli e organi di Golgi, Ruffini e Pacini.

Questa condizione passivattiva, secondo lo studio di Schleip, è assolutamente necessaria in quanto i corpuscoli meccanocettori se non stimolati direttamente su ordine del loro proprietario - l'atleta in questione - non riescono ad influenzare il sistema simpatico con la conseguente variazione del tono muscolare rendendo vano il lavoro di rilascio.
Come appunto egli ha dimostrato per spiegare la dinamica della plasticità della fascia durante la manipolazione mio-fasciale, mette in evidenza che usando tecniche su parti del corpo anestetizzate e non, nelle prime non vi era alcuna variazione del tono muscolare e della viscoelasticità se non di breve durata, mentre nella seconda trattando le parti del corpo attivate dalla persona massaggiata, tali effetti erano ben riscontrabili e di più lunga durata.
Ora non andando troppo nel dettaglio e per cui ribadisco la lettura del citato lavoro di Schleip, pare chiaro come sia importante rispettare questa condizione cinetica durante lo scollamento mio-fasciale, a maggior ragione dopo i positivi risultati da me riscontrati sul campo applicando questa modalità durante le scorse stagioni agonistiche. Perciò in base alle mie esperienze trovo che inserire la tecnica passivattiva con manualità di scollamento e separazione per muscoli adiacenti durante le sedute di massaggio-sport, risulta essere di ottimo aiuto agli sportivi per conseguire una buona performance atletica. Aiuto valido anche per l'operatore che avrà molte meno difficoltà nello scollare le aderenze data la minor incisività richiesta dalla tecnica, il che è molto gradito dall'atleta trattato. Si tratteranno esclusivamente manualità per i muscoli e la fascia, in quanto per i legamenti a mio parere la miglior tecnica risulta sempre la deep friction, Frzione Trasversa Profonda.

La tecnica passivattiva è molto efficace per quei tipi di muscoli fusiformi o nastriformi con poco ventre e lunghi tendini, che spesso subiscono a causa della restrizione fasciale delle torsioni intorno alla struttura ossea correlata, o essere soggetti a una rotazione-trazione lungo il loro asse a causa delle aderenze con i muscoli adiacenti o con la fascia stessa. Oltre al lavoro sulla parte muscolare è indispensabile trattare anche i tendini per rompere le aderenze fibrose formatesi. Come mostra empiricamente la foto sopra, il tendine rosso e la sua guaina di rivestimento - la retina bianca - vengono mobilizzati e frizionati appunto per evitare, rompere o rilasciare le aderenze - crosslinks - così da permettere una ottimale e reciproca scorrevolezza, merito anche della lubrificazione indotta dagli effetti del massaggio localizzato. "Già prima della comparsa dei sintomi fastidiosi per una tendinite, il collagene tende a degenerare dando inizio all'infiammazione.
Il massaggio di frizione sul tendine-guaina svolge un lavoro preventivo sulla comparsa dell'infiammazione dovuta a sovraccarico di lavoro o alla fibrosità della guaina che lo avvolge, in quanto stimola la riproduzione di collagene che sostituisce quello degradato disponendosi ordinatamente. Per cui il massaggio con le sue tecniche specifiche manuali per lo scollamento di aderenze fibrose -muscolo/fascia/guaina/tendine -resta sempre più un'ottima pratica per la prevenzione da infortuni, nonché di gran beneficio per lo sportivo " (W.W. Lowe -terapista del massaggio).

Dopo anni di lavoro su atleti di diverse discipline sportive, ritengo che questa pratica ora aggiornata con la dinamicità della tecnica passivattiva, sia di ottimo aiuto se sinergica con i vari lavori di preparazione atletica - flessibilità, elasticità -per l'ottenimento e l'ottimizzazione del miglior Range of Motion muscolo-articolare. I muscoli appartenenti a un gruppo mio-fasciale preciso - p.es. quelli della coscia - si devono poter liberamente contrarre/decontrarre con indipendenza fra loro, pur rimanendo sinergici, antagonisti o reclutati durante la biomeccanica di un gesto atletico.

Lo scollamento e separazione per muscoli adiacenti, risulta inoltre efficace nel contrastare la retrazione mio-fasciale, abbassando di fatto il rischio di infortuni. Restrizioni e aderenze sono una tra le principali cause di disfunzioni in quanto, esercitando trazioni e torsioni su muscoli, fascia e articolazioni correlate, sono causa di impedimenti e dolori durante l'esercizio fisico. Il mancato scorrimento tra muscoli adiacenti -una delle cause sono gli essudati, acido lattico e scorie metaboliche che aumentano il grip interstiziale fascia - muscolo -fascia - ha come effetto una perdita di indipendenza durante la fase di escursione allungamento-accorciamento e, di riflesso, nell'erogazione della forza muscolare. Questo risulta essere un vero gap per la fisiologica escursione miotendinea -ROM -durante la fase di contrazione/decontrazione specialmente durante una prestazione sportiva. Ne consegue che con sovraccarichi di lavoro o con la ripetizione di specifiche gestualità tipico di allenamenti intensivi a senso unico, si vada ad incrementare il processo naturale di retrazione mio-fasciale, con le ben note noie a livello muscolo-articolare le quali, se non trattate precocemente possono portare l'atleta a forzati compensi posturali, incidendo per cui significativamente sulla performace. Sappiamo bene che i muscoli sottoposti a superlavoro possono oltrepassare il loro range of motion, ma nel caso questa azione venga particolarmente ripetuta, provocherà un rigonfiamento - ipertono - e una rigidità muscolare - stiffness - con possibile conseguente infiammazione. Questo ipertono riduce lo spazio interstiziale muscolo-fascia-muscolo limitando la circolazione sanguigna per il nutrimento dei tessuti e quella linfatica per la pulizia dalle scorie, provocando un disagio rilevato da vari corpuscoli recettori presenti - propriocettori, meccanocettori, chemiocettori - che informando il Sistema Nervoso Centrale viene trasformato in dolore mio-fasciale.

"… un muscolo ben allungato, infatti, è in grado di eseguire dei movimenti più ampi con minor stress per la sua articolazione. Studi sulla mobilità articolare confermano che, eseguire esercizi di stretching alla fine del workout, accelera il recupero…" (M. Scudero, massaggiatore) in completo accordo mi sento di affermare, come sopracitato, che far seguire la parola scollamento ove si parli di allungamento/strethcing possa essere decisamente appropriato e sinergico. " Inoltre tali aderenze esercitano sia forze di trazione laterali, destabilizzanti per il compartimento mio-fasciale associato, che forze atte a instaurare una torsione assiale sui muscoli stessi " (A.Riggs).
Le aderenze mio-fasciali possono portare ad uno squilibrio delle forze che agiscono in tensegrità su un compartimento articolare. Questo sbilanciamento generalmente causa adattamenti posturali, infiammazioni e dolore, condizioni che vanno a scapito della performance sportiva e nei casi più gravi impedisce all'atleta di allenarsi. Un esempio è l'incollamento del muscolo Tensore della Fascia Lata (TFL), tratto Ileotibiale, con il Vasto Laterale.
Quest'ultimo sottoposto all'azione di trazione laterale esercitata dal TFL, può essere causa di un risentimento al ginocchio e, come dimostrano alcuni studi, essere responsabile o concausa di questi dolori compartimentali come per la sindrome Femoro-rotulea. Lo stesso TFL è in grado di trazionare per incollaggio l'inserzione miotendinea del Bicipite Femorale soprattutto durante la fase di accosciata - squat -che può contribuire all'insorgere di dolori nell'area del ginocchio per mancata stabilità. A riguardo è possibile trovare ampia documentazione nei vari studi pubblicati su vari siti di Sports&Med, di come lo scollamento dei muscoli della coscia e della gamba abbia risolto dolori e limitazioni per l'articolazione del ginocchio che si presentavano con i tipici sintomi delle più comuni sindromi compartimentali.

Questo per spiegare come l'aver liberato i muscoli incollati dalle aderenze abbia così normalizzato lo squilibrio tensivo delle forze agenti per la stabilizzazione del ginocchio. Sappiamo bene come anche minime trazioni dovute a contratture, trigger points, cicatrici etc., siano in grado di sbilanciare non solo un articolazione, ma la tensegrità del corpo modificandone la postura. Altra utilità riscontrata nell'uso della tecnica passivattiva di scollamento a scopo preventivo specie per i muscoli delle gambe è quella di contrastare l'insorgenza del crampo muscolare. "Indipendentemente dalla vera causa che induce il crampo muscolare (sono in voga diverse teorie), sembra invece accertato che il dolore sia dovuto all'intensa stimolazione dei meccanocettori dovuta all'eccessiva contrazione muscolare" (E. Sproviero). Ne conviene che eliminando le aderenze mio-fasciali si otterrà una miglior tonicità muscolare che è una delle condizioni ottimali per evitare l'insorgere del crampo. Ciò denota ancora una volta che intervenire con un'azione preventiva di scollamento per separare tra di loro i muscoli adiacenti, diviene una necessità per gli atleti agonisti e per chi si dedica al fitness con un'alta frequenza settimanale.