Intervento rieducativo - posturale nelle scoliosi
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Intervento rieducativo - posturale nelle scoliosi

Il trattamento della scoliosi è stato molto discusso. Prevale adesso l'ipotesi di un interento complessivo sulla postura del soggetto. Analisi delle basi del trattamento posturale

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Intervento rieducativo - posturale nelle scoliosi

La scoliosi è una patologia complessa, globale e specie complicata. Negli anni si sono succedute varie teorie sull'eziopatogenesi e altre sui trattamenti. In ambito rieducativo e chinesiterapico numerosi sono gli autori e le scuole che negli anni hanno proposto diverse metodologie di intervento. L'effetto è stato quello di generare spesso più confusione che una reale metodologia scientifica di trattamento.

Ad esempio per anni per anni si è parlato degli "effetti curativi" o presunti tali del nuoto su scoliosi, dorso curvo, mal di schiena ecc., una recente ricerca da parte dell'Isico (Istituto scientifico italiano colonna vertebrale) ha chiarito questo aspetto. La ricerca si chiama appunto: "Swimming is not a scoliosis treatment: a controlled cross-sectional survey", ovvero "il nuoto non è una terapia della scoliosi".

Ha confrontato 112 nuotatori a livello agonistico con 217 studenti di pari età. Il risultato a dir poco sorprendente è stato che i praticanti presentavano delle asimmetrie del tronco più accentuate ed erano ipercifotici, di conseguenza con una frequenza maggiore di dorsi curvi e mal di schiena.

Uno studio realizzato da Geyer e Vercauteren ci dice inoltre che nelle scoliosi con gibbo dorsale superiore ai 10 mm, le forze applicate al torace, come nel nuoto, agiscono in senso auto-deformante.

Per combattere la scoliosi occorre pertanto scegliere sport di carico che non prevedano mobilizzazioni eccessive della colonna vertebrale, come nella danza o ginnastica artistica.

In ginnastica posturale preferire quegli esercizi che portino progressivamente a maggior coscienza corporea e all'autocorrezione del soggetto anche nello svolgimento delle attività quotidiane. Il paziente dovrà eseguire l'autocorrezione attivamente, senza aiuti esterni e dovrà riuscire a mantenerla anche in situazioni "distraenti" e sempre più complesse.

Questo, permette di superare il concetto di "ginnastica correttiva" ed orientare alla realizzazione di una vera e propria "rieducazione neuromotoria" mirata al rinforzo e al controllo della stabilità vertebrale.

Il soggetto che "si torce" a livello della colonna, non ha coscienza del suo squilibrio, a livello nervoso il suo schema è ben strutturato per assumere quella posizione come la più comoda fra le tante possibili. Il paradosso posturale sta nel soggetto che trova un suo equilibrio nell'apparente squilibrio. La visione specialistica della medicina tradizionale cade nell'errore di valutare la struttura senza indagare la funzione, perdendosi fra le mille scale del paradosso. È solo attraverso un'integrazione neuromotoria della postura che si può raggiungere una possibile correzione o meglio autocorrezione. Per fare questo l'intervento deve essere fortemente individualizzato. Non per ultimo, è importante tenere presente che la deformazione scoliotica non si limita alla sola colonna vertebrale ma investe il corpo nella sua globalità, compresi i più importanti recettori posturali (occhio, orecchio, piede, propriocettori muscolari, ecc.). Nella rieducazione è importante quindi non focalizzarsi esclusivamente nel cercare di correggere meccanicamente la curva ma lavorare complessivamente sulla postura del soggetto.

Nelle scoliosi minori le basi del trattamento posturale devono prevedere:

  • Esercizi di presa di coscienza corporea, attraverso stimolazione con feedback propriocettivo ed esterocettivo
  • Esercizi di autocorrezione attiva sui tre piani dello spazio
  • Esercizi di rafforzamento muscolare che vadano a stimolare le fibre tonico-posturali
  • Esercizi di rieducazione respiratoria
  • Esercizi di equilibrio
  • Integrazione neuromotoria, attraverso l'associazione dell'autocorrezione nei movimenti globali e nei gesti delle attività quotidiane

Gli esercizi in posizione supina favoriscono la presa di coscienza corporea e sono in assoluto fra i più indicati in ginnastica posturale, almeno per due motivi:

  1. Permettono di scaricare al suolo tutto il peso della forza di gravità che agisce sul corpo, specie a livello della colonna vertebrale, non è un caso che la posizione supina venga definita anche come la "posizione di riposo", perché il carico è sensibilmente ridotto
  2. Attraverso gli appoggi del corpo sul pavimento si ha maggiore stimolazione propriocettiva, il soggetto percepisce le curve della colonna, impara a ridurne o ad aumentarne l'ampiezza a seconda dei movimenti richiesti, riesce a controllare meglio la posizione della colonna quando si muovono gli arti superiori ed inferiori, percepisce le differenze di appoggio e di tensione fra lato destro e sinistro del corpo

Descrizione di un esercizio di presa di coscienza corporea

Dalla posizione supina con gambe distese e braccia lungo i fianchi si effettuerà un esercizio di presa di coscienza corporea. L'istruttore chiederà al soggetto di mantenere un respiro calmo e regolare e di immaginare le varie parti del corpo, valutandone la pesantezza e l'appoggio, partendo dai piedi, passando per le gambe e le curve della colonna, arrivando fino alla testa. Attraverso la percezione dei contatti corporei con il pavimento in posizione supina, il soggetto prende maggiormente coscienza delle parti del suo corpo e delle differenze di appoggio. Si crea così una prima connessione fra mente e corpo che renderà più semplice l'esecuzione degli esercizi successivi.