Arrampicata sportiva: aspetti biomeccanici
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Arrampicata sportiva: aspetti biomeccanici

L'arrampicata sportiva è l'unico sport che si sviluppa interamente in verticale. Questa eccezionalità rende differenti anche le conseguenze biomeccaniche del gesto sportivo con il coinvolgimento di muscoli insoliti

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Arrampicata sportiva: aspetti biomeccanici

L'arrampicata sportiva rappresenta uno sport del tutto eccezionale. È bene sottolineare subito che essa è uno dei sei schemi motori di base del repertorio motorio di cui ogni fanciullo dispone al momento della nascita.

L'arrampicata costituisce uno schema motorio di base capace tra l'altro di sviluppare a livello individuale le abilità di tipo motorio e senso-motorio, fisiche e psicologiche lungo la verticalità delle pareti. Prima della deambulazione il bambino, subito dopo il gattonamento, applica i principi dell'arrampicata dovendosi tirare sulle gambe per sgravare, o comunque alleggerire, il peso sulle gambe e per restare in piedi, inizialmente, cerca appigli.

Da una forma di istinto naturale non consapevole è facile passare ad una disciplina consapevole e codificata con regole meccaniche.

Gli schemi motori di base sono le forme di coordinazione più semplici e si tratta di spostamenti globali a corpo libero, senza adattamenti spazio-temporali specifici. Il loro esercizio tende a suscitare un piacere funzionale, una distensione dinamica e a favorire l'automatizzazione e l'arricchimento degli stessi.

Compaiono spontaneamente nello sviluppo psicomotorio, tanto che a quattro anni circa il bambino con uno sviluppo psichico e motorio normale li possiede tutti. Gli schemi motori e posturali

sono le unità di base, l'espressione spontanea del movimento, l'effettiva base su cui costruire le abilità complesse quali il camminare, il correre, il saltare, il lanciare, l'afferrare, lo strisciare, l'arrampicarsi … Ogni schema motorio è riconducibile all'interazione delle aree del Sistema Nervoso Centrale (sensitiva, motoria e premotoria, visiva, uditiva e del linguaggio) e presuppone anche la rappresentazione mentale del movimento stesso. Gli schemi motori devono essere padroneggiati, utilizzati, variati, combinati tra loro, riutilizzati con attrezzi ed oggetti diversi1

L'arrampicata sportiva, è inoltre l'unica disciplina, quantomeno tra quelle dotate di una Federazione e quindi ufficialmente riconosciuta, a svolgersi interamente sul piano verticale. Questa condizione non va sottovalutata. Infatti, come il mondo acquatico costituisce un mondo diverso da quello terrestre, e in cui gli sport praticati presentano peculiarità del tutto proprie e particolari, così il mondo verticale (di cui l'arrampicata costituisce la massima espressione sportiva) presenta caratteristiche esclusive e di conseguenza eccezionali.

Deve essere infatti rivalutata l'idea stessa di postura e con essa il coinvolgimento delle masse corporee deputate al suo mantenimento, per esempio. Considerando che per postura s'intende

l'adattamento personalizzato di ogni individuo all'ambiente fisico, psichico ed emozionale; in altre parole è il modo con cui reagiamo alla forza di gravità e ci poniamo rispetto all'ambiente2

Al variare dell'ambiente, varia anche il modo con cui ci rapportiamo con esso. Non siamo quindi, di fronte a uno sport in cui il gesto atletico fulcro dell'azione nasce e viene progettato partendo dalla posizione eretta, come negli sport di squadra, o individuali che hanno come ambiente in cui svilupparsi, quello terrestre. Il tiro a canestro, nel basket, viene insegnato partendo proprio da una posizione standard, e didatticamente stabilita cosi come i tre passi per il salto a muro nella pallavolo, o il lancio del giavellotto o il tiro con l'arco. E potremmo continuare elencando centinaia di attività sportive.

Ma questo discorso non può essere certo valido per l'arrampicata sportiva! Muscoli appartenenti a regioni scheletriche che nella postura eretta non vengono utilizzati per il suo mantenimento, intervengono e sono spesso determinanti per il mantenimento dell'equilibrio sulla parete verticale. Basti pensare al cingolo scapolo-omerale e ai muscoli che su di esso trovano origine o intersezione; ai grandi dorsali o agli addominali, coinvolti in maniera assai più importante nel caso di una postura elevata da terra. Questa peculiarità, sviluppare cioè il gesto atletico interamente sul piano verticale, implica tutta una serie di conseguenze che si ripercuotono inevitabilmente sul corpo umano in ogni suo aspetto: fisiologicamente si assiste ad un notevole incremento nella produzione di acido lattico, dal momento che aumenta il numero di muscoli coinvolti già solo nel mantenimento del corpo in una posizione sulla parete, sebbene queste possano essere economicamente valide; dal punto di vista anatomico aumenta il numero di gruppi muscolari necessari anche solo a rimanere fermi sulla parete verticale, gruppi muscolari che non sono deputati, solitamente, a sorreggere il peso corporeo con uno stress notevole a loro carico; aumenta la tensione della zona addominale, coinvolta di certo anche nella postura eretta ma in forme notevolmente inferiori; aumenta l'azione del carico gravitazionale sui muscoli scheletrici, sulle formazioni elastiche e tendinee ed infine anche sull'apparato scheletrico, con notevoli ripercussioni perfino di tipo traumatico a loro carico.

Queste differenze tra le due posture rende differenti anche le conseguenze biomeccaniche del gesto sportivo. Il coinvolgimento di muscoli insoliti, una forza gravitazionale che agisce in maniera molto più imponente, gli aspetti fisiologici, posturali etc. sono parte determinante di uno sport eccezionale nel senso classico del termine; di uno sport, cioè, o di una disciplina sportiva, che rappresenta una vera eccezione.