Ginnastica posturale
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Ginnastica posturale

Ginnastica Posturale: cos'è e a cosa serve? Analisi della stretta connessione tra postura ed esperienze psicologiche ed emotive. Pilates, Mézières e Souchard: le diverse proposte operative

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Ginnastica posturale

La postura è influenzata da molteplici fattori, esterni e interni, perciò un riassetto posturale deve riguardare l'organismo nella sua completezza; un protocollo di rieducazione posturale richiede, dunque, un approccio multidisciplinare. La funzione posturale impegna il corpo in tutte le sue parti e, come afferma la massima "natura non facit saltus", la rieducazione posturale non può trascurare componenti fondamentali o porre l'attenzione su un solo fenomeno poiché si tratta di un processo globale.

Alla base della rieducazione posturale si trova la ginnastica posturale, la cui funzione è far si che le persone imparino ad effettuare in maniera corretta i gesti della vita quotidiana e a correggere le posizioni che si assumono abitualmente. L'obiettivo che si pone è quello di rieducare l'apparato muscolo-scheletrico dell'individuo per ottenere una maggiore mobilità, e di riprogrammare gli schemi muscolari che agiscono contro la forza di gravità e che il nostro Sistema Nervoso Centrale coordina a livello involontario. La ginnastica offre strumenti utili per riacquistare un corpo efficiente, che sia in grado di assumere posizioni diverse senza provare dolore, in sintonia con l'evoluzione della mente.

La ginnastica posturale è composta, quindi, da una serie di esercizi che ristabiliscono l'equilibrio muscolare e permettono di mantenere tutti i segmenti scheletrici ben allineati, in modo da evitare atteggiamenti asimmetrici (dismorfismi), che a lungo andare potrebbero portare anche ad un cattivo funzionamento degli organi vitali. Ad esempio, un'eccessiva compressione della parete toracica, causata da una postura non naturale, potrebbe causare una difficoltà respiratoria e, indirettamente, conseguenze a livello cardio-vascolare.

Per raggiungere un vero risultato funzionale è indispensabile che la rieducazione si traduca in educazione, ossia diventi una abitudine di vita1

Questo processo può essere agevolato da un ambiente che tenga conto dei principi ergonomici e promuova l'uso corretto del corpo: gli arredi e le automobili, per esempio, devono essere progettati e usati in funzione del giusto allineamento posturale. Un tale aiuto favorisce il passaggio da una prima fase, in cui si rompono le resistenze del soggetto e si riequilibra la muscolatura, alla seconda, durante la quale di apprende il nuovo allineamento e la giusta distribuzione dei carichi; solo più tardi, quando l'individuo avrà tarato i sensori e ricodificato gli schemi corporei, sarà lui stesso a ricercare nelle normali attività la condizione più favorevole.

Parlare di educazione significa rendere la ginnastica posturale non solo uno strumento di intervento ma anche di prevenzione; infatti dedicare del tempo ad una disciplina che si prende cura della globalità della persona, lavorando sulla consapevolezza del proprio corpo e della respirazione, e sulla corretta posizione da assumere e mantenere nelle attività quotidiane, diventa una priorità e un buon metodo per mantenere e migliorare la nostra salute.

Per riuscire ad acquisire la consapevolezza del proprio corpo e dei suoi movimenti è necessario non attuare un'automatizzazione del processo, bensì essere sempre coscienti in prima persona di quello che si sta facendo. Dunque, la persona non può né deve estraniarsi e pensare ad altre questioni, ma deve focalizzare l'attenzione sul corpo. La concentrazione, per ottenere l'unione totale tra mente e corpo, non deve lasciare all'inconscio l'iniziativa di nessun movimento, nemmeno la respirazione.

Posizione loto
Figura 1: Posizione del loto. Fonte: Ceragioli, 2006

Joseph Pilates da questo concetto ha tratto uno dei principi fondamentali del metodo che porta il suo nome: è importante liberare la mente prima di svolgere un esercizio perché senza la concentrazione i benefici dell'attività possono essere facilmente vanificati. Ogni movimento, infatti, è frutto del pensiero; il corpo reagisce alle immagini mentali e si adatta di conseguenza, e queste immagini si tramutano in posture. In pratica si deve seguire il progetto mentale da imparare. Conoscendo esattamente il movimento da effettuare sarà più facile per la nostra mente attivare i muscoli più adatti, così da non disperdere energie, svolgere al meglio l'esercizio e trarne i maggiori benefici.

La concentrazione è fondamentale; il Pilates può essere paragonato ad una forma di meditazione che permette di calmare la mente, e anche chi conduce ritmi di vita veloci e stressanti ottiene pace e tranquillità e un aumentato benessere psicofisico.

È importante ricordare che le esperienze psicologiche ed emotive si riflettono sul corpo e sul comportamento: uno stato di ansia porta il corpo ad irrigidirsi, come se volesse difendersi, mentre la felicità si rivela in un atteggiamento aperto.

Esiste quindi una stretta connessione tra emozioni e atteggiamento posturale.

Se qualcuna di queste esperienze ha avuto un forte impatto, possiamo sviluppare "un'abitudine fisica". Con il tempo queste abitudini possono diventare disfunzioni2

Un problema fisico o psichico può costringerci ad escludere taluni distretti muscolari dai movimenti e, a lungo andare, creare un danno funzionale. Moshe Feldenkrais, a tal proposito, studia l'apprendimento di nuove posture tramite la stimolazione del sistema nervoso centrale, seguendo i principi dell'apprendimento naturale.

Ma la principale difficoltà in una metodica posturale è proprio quella di aggirare le difese dell'individuo, cercando, con il suo consenso, di riprogrammare un'organizzazione muscolo-scheletrica più efficiente.

Feldenkrais intuisce che il movimento è la chiave di accesso al sistema nervoso: attraverso l'esecuzione di particolari movimenti è possibile attivare l'apprendimento di nuovi schemi di azione, migliorando così la qualità di vita. L'attenzione richiesta permette di riportare alla consapevolezza dell'individuo parti del corpo bloccate, eliminando le tensioni muscolari e imparando movimenti e posture più naturali. Migliorando la consapevolezza di sé si arriva ad aumentare la maturazione del sistema nervoso e quindi si giunge ad apprendere delle sequenze di movimenti in maniera più efficace di quanto si ottenga con lo sforzo e la volontà, secondo il principio del minimo dispendio di energia per il massimo d'efficacia.

"Se sei consapevole di ciò che fai puoi fare quel che vuoi"3. Lo sviluppo della ginnastica posturale non ha portato alla stesura di un protocollo di esercizi condiviso da tutti, anche perché la multifattorialità della postura può dare adito a interpretazioni e approcci diversi.

Ad esempio, nel Pilates si ricerca la tonificazione dei muscoli stabilizzatori, che permettono di mantenere una certa posizione e una buona postura. Questi sorreggono tutto il corpo e, sostenendo la colonna vertebrale, permettono di non piegare la schiena e di non appesantire le gambe caricandole di tutto il peso del corpo.

Tra i muscoli posturali rientrano gli addominali e i dorsali, che formano un corsetto addominale, il cosiddetto CORE, ma anche i flessori e gli estensori dell'anca, che equilibrando le proprie forze danno stabilità alla postura. Il muscolo psoas accentua la lordosi lombare e aggrava questa deformazione con la sua ipertonicità e per correggere l'anteroversione entrano in azione gli ischiocrurali e il grande gluteo, che fanno ruotare il bacino indietro e diminuiscono la curva del rachide. Il ruolo più importante rimane però quello degli addominali

che sono situati dalla parte della convessità della curva lombare e che agiscono… per mezzo di due grandi bracci di leva4

Di altro parere Françoise Mézières, che si basa sul semplice concetto che le catene muscolari, che si comportano come un solo muscolo, sono sempre ipertoniche e mai deboli, quindi andranno solo allungate e mai contratte. Il suo metodo di ginnastica posturale prevede da una parte l'allungamento e il rilasciamento di quei muscoli della statica il cui ipertono è causa di alterazioni morfologiche e dolori, dall'altra la tonificazione dei muscoli della dinamica.

Si effettua quindi una serie di posizioni di stiramento muscolare attivo protratta nel tempo, che mira ad allungare nel loro insieme questi muscoli: è un lavoro globale volto ad una data catena cinetica. Mantenendo specifiche posture bisogna fare attenzione a eliminare in maniera attiva tutti i compensi, così da consentire l'allungamento stabile (deformazione plastica o permanente) dell'intera catena muscolare interessata.

Inoltre questa tecnica facilita il rinforzo dei muscoli antagonisti a quelli allungati, sia tramite l'attivazione degli organi muscolo-tendinei del Golgi (riflesso spinale miotatico inverso) dei muscoli allungati, sia attraverso l'utilizzo attivo dei muscoli antagonisti nell'eliminazione dei compensi posturali durante l'esecuzione della tecnica stessa.

Rimaste abbastanza famose le tre squadre che la Mézières utilizzava per tentare di riarmonizzare la postura dei suoi pazienti.

Tra i collaboratori della Mézières troviamo Souchard, che sviluppa il metodo RPG, cioè Rieducazione Posturale Globale. Questo si basa su una netta distinzione di comportamento e ruolo tra i muscoli della statica e i muscoli della dinamica. Il principio cardine di questa metodica è che i muscoli statici più rimangono contratti più diventano retratti e resistenti all'allungamento, mentre quelli dinamici possono essere accorciati liberamente e vengono favoriti in questo da un pre-allungamento. Ne deriva che i muscoli statici andranno esercitati in modo eccentrico e quelli dinamici in modo concentrico.

Superando i limiti della Mézières, Souchard pone, inoltre, particolare attenzione al muscolo respiratorio diaframma e al nervo fibroso che lo sostiene, nonché alla sua azione sinergica con i muscoli posteriori e psoas.

La scelta delle posture da utilizzare è fatta dopo una valutazione effettuata in modo differenziato sui muscoli dinamici e statici, dopo una anamnesi ed un esame delle retrazioni. Souchard individua prevalentemente due quadri morfologici. Il primo è detto anteriore; i soggetti appartenenti a questa categoria presentano prevalentemente queste caratteristiche: testa in avanti, ipercifosi, iperlordosi, bacino antiverso, femore intraruotato e ginocchia valghe, calcagno e piede valgo. Il secondo è detto posteriore; questa categoria mostra prevalentemente caratteristiche come nuca corta, dorso piatto, ipolordosi lombare e diaframmatica, bacino retroverso, ginocchia vare, calcagno e piede varo.

Quadri morfologici
Figura 10: Quadri morfologici. Fonte: Souchard, 2004

Da questi due quadri morfologici derivano due principali gruppi di posture, che possono essere eseguite in scarico, perciò in posizione supina, se si vuole prediligere un buon lavoro sulla respirazione oppure in carico o semiscarico se si richiede una maggiore partecipazione attiva del soggetto e un lavoro soprattutto sul tono muscolare.