Ginnastica posturale: quando l'esercizio è dannoso
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Ginnastica posturale: quando l'esercizio è dannoso

L'attività fisica può essere considerata alla stregua di un farmaco. Non tutto può andare bene per tutti, come nel caso degli esercizi di ginnastica posturale, ad esempio l'iperestensione o la flessione del busto

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Ginnastica posturale: quando l'esercizio è dannoso

Un famoso proverbio dice "non è tutto oro quel che luccica", lo stesso vale per molti esercizi che vengono proposti oggi nell'ambito del fitness, seguendo magari uno dei corsi più in voga del momento, come quelli classici che "vanno bene per tutti" e che portano "solo benefici".

Sarà che sono sempre stato contrario a considerare il movimento quale attività miracolistica e che quindi rifiuto l'idea che un qualsivoglia esercizio possa fare bene a prescindere e che soprattutto "vada bene per tutti". Perfino un'attività nobile come il cammino può avere degli effetti indesiderati, chiedere ad esempio ad un neuropatico con un'ulcera sotto il piede di farsi una salutare camminata è come invitarlo a nozze per una bella amputazione del piede. Credo invece che l'attività fisica vada utilizzata un po' come un farmaco, andrebbe scelta la giusta dose per ciascuna persona valutando quelli che sono i benefici ed i possibili effetti indesiderati.

La ginnastica posturale non sfugge a questa regola anzi ne è sovente la più diretta testimonianza. In un articolo precedente (Ginnastica posturale: i 10 comandamenti) avevamo sottolineato come purtroppo ad oggi gli interessi economici che gravitano intorno a questa disciplina l'abbiano portata ad essere esercizio di massa, allontanandola dagli obiettivi originali per cui essa è nata. Principi quali la personalizzazione, la gradualità nella scelta degli esercizi, la ricerca della lentezza, della precisione, della sicurezza e del controllo raramente sono seguiti, preferendo invece il classico "tutto e subito" ben più attraente ma decisamente più pericoloso.

Ecco perché è importante conoscere quali fra la moltitudine di esercizi che possono essere proposti sono potenzialmente dannosi.

Quando l'iperestensione è dannosa

In posizione prona quando si effettuano esercizi in estensione totale, sollevando da terra sia gli arti inferiori che quelli superiori contemporaneamente, si determina un'accentuazione notevole della lordosi lombare che piuttosto che determinare un beneficio può provocare un'eccessiva pressione sui dischi e quindi un danno alla colonna. Lo stesso può avvenire quando dalla stessa posizione si cerca di afferrare con le mani le caviglie e se non si è in possesso di una buona elasticità, soprattutto a livello del quadricipite, il rischio è di concentrare lo sforzo esclusivamente a livello del tratto lombare ancora una volta in atteggiamento iperlordotico. L'esecuzione corretta di questi esercizi deve prevedere invece il coinvolgimento quasi esclusivo del tratto dorsale con la rotazione esterna degli omeri e l'avvicinamento delle scapole alla linea mediana del dorso.

Flessione del busto verso l'addome

In questo esercizio da decubito supino, con mani dietro alla testa o distese in avanti, la flessione del busto è dovuta all'azione concentrica del retto dell'addome che accorciandosi permette il movimento. Quando però l'ampiezza del movimento è tale da coinvolgere e sollevare da terra anche il tratto lombare in cifosi la pressione discale aumenta notevolmente con la conseguenza che questa tipologia di esercizi è nettamente controindicata in soggetti lombalgici con protusione o ernia discale. Lo stesso esercizio determina inoltre il coinvolgimento associato dei flessori del capo e dei pettorali, con tendenza a incurvare in dentro le spalle e aumentare la cifosi dorsale. Una corretta esecuzione deve prevedere invece un'ampiezza del movimento ridotta che consenta di mantenere le vertebre lombari aderenti al piano di appoggio. Per favorire la flessione del busto può essere utile servirsi di un piano inclinato nella posizione iniziale.

Ginnastica addominale con gambe tese

Nella posizione di decubito supino la flessione delle cosce sul bacino a gambe tese determina un aumento immediato dell'insellatura lombare se non è accompagnata da un elevato trofismo addominale. Il carico elevato determina l'attivazione del quadricipite come flessore della coscia attirando il bacino verso il femore e l'ileo-psoas diventa antiversore sollevando il bacino da terra con conseguente iperlordosi. È chiaro come proporre un esercizio del genere ad un soggetto già iperlordotico o peggio ad un giovane che manca del controllo addominale necessario a questa esecuzione sia totalmente privo di senso se non addirittura deleterio.

Quelli proposti sono solo alcuni esempi di possibili esercizi che in apparenza potrebbero sembrare utili ma che in realtà rischiano seriamente di apportare più danni che benefici quando non vengano rispettati principi cardine quali la personalizzazione e la gradualità nel lavoro.