Il calcio fa male alla postura?
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Il calcio fa male alla postura?

Il calcio è uno degli sport che maggiormente influenza il sistema tonico posturale. Gli studi hanno dimostrato una forte incidenza nell'insorgere del ginocchio varo e alterazioni nello sviluppo della colonna

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Il calcio fa male alla postura?

Lo sport più diffuso a livello nazionale, probabilmente il primo a livello mondiale, è uno di quelli che "influenza" maggiormente il sistema tonico posturale e che di conseguenza porta alterazioni posturali caratteristiche e percentuali infortunistiche elevate nei distretti corporei più sollecitati durante il gioco. Non è sbagliato definire il calcio come uno sport asimmetrico in quanto pur coinvolgendo nei movimenti e nella corsa anche i distretti superiori del corpo si concentra nel gesto tecnico esclusivamente sugli arti inferiori, portieri a parte ovviamente.

È chiaro come nell'illustrare le conseguenze posturali o gli infortuni derivanti dalla pratica del calcio si faccia riferimento ad un livello agonistico o quantomeno a una specializzazione precoce in ambito sportivo (per approfondimenti www.nonsolofitness.it/scienza-e-movimento/focus-scienza-e-movimento/sport-e-salute-laltra-faccia-della-medaglia.html).

Proprio l'arto inferiore risulta essere quindi la parte più soggetta a sovraccarico e riprogrammazione muscolare perché quella direttamente coinvolta nell'esecuzione specifica del gesto tecnico della disciplina ma anche nella corsa, nei repentini cambi di direzione e negli scontri di gioco. La ripetizione specifica dei medesimi gesti tecnici, specie se l'attività è stata iniziata fin da bambini, comporta l'attivazione preferenziale di determinate catene muscolari a discapito di altre con la conseguente comparsa di alterazioni posturali tipiche.

Quella in assoluto più comune ai calciatori è il cosiddetto ginocchio varo, ossia una distanza maggiore fra le ginocchia facilmente rilevabile in posizione eretta che nel peggiore dei casi può arrivare a formare una curvatura a convessità esterna. Diversi studi si sono soffermati sull'eziologia patologica del ginocchio varo nei calciatori trovando specifiche correlazioni, specie durante l'età della spinta puberale quando carichi impropri di allenamento risultano essere maggiormente deleteri.

L'azione tipica del calciare il pallone si caratterizza in particolare per un movimento in flessione dell'anca, estensione del ginocchio ma soprattutto una chiusura in adduzione della coscia. Proprio il perpetuarsi di quest'ultima azione comporta una notevole sollecitazione dei muscoli adduttori che conseguentemente lavorano prettamente in accorciamento al contrario degli abduttori che necessitano di allungarsi. Ne risulta una sollecitazione maggiore nel compartimento mediale delle ginocchia e una spinta maggiore di crescita verso l'esterno che raggiunge il suo picco durante l'età puberale con conseguente alterazione posturale e dismorfismo scheletrico evidente in età adulta.

Dati statistici confermano quanto scritto:

l'incidenza del ginocchio varo nella popolazione normale è al 2,5%, questa sale notevolmente tra i calciatori, che dall' 11% registrato all'età di 8 anni raggiunge il 97% tra i diciassettenni. Dagli studi effettuati risulta inoltre che l'incremento maggiore si osserva al passaggio dagli 11 ai 12 anni, quando l'incidenza di ginocchio varo cresce, in maniera rilevante, dal 50 all'88%. I risultati di questo studio indicano un significativo incremento del grado e dell'incidenza di ginocchio varo nel periodo di età compreso tra i 12 e i 15 anni, che corrisponde allo scatto di crescita che si verifica nei ragazzi durante la pubertà1

Ulteriori indagini si sono concentrate invece sul rapporto che lega la pratica continuativa del calcio allo sviluppo della colonna vertebrale. Una ricerca condotta a Charlotte, North Carolina, ha evidenziato come nei giocatori di calcio vi sia una costante lesione delle cartilagini di accrescimento dei corpi vertebrali che con il tempo tenderanno a crescere meno in altezza e più in larghezza rispetto al normale2.

Se non bastasse questo ad esemplificare il concetto si guardi alle percentuali infortunistiche dei calciatori professionisti con numerosissimi esempi di contratture, distorsioni, strappi fino a rottura dei crociati o dei menischi, nella stragrande maggioranza dei casi conseguenti a sovraccarichi cronici funzionali più che a traumi diretti di gioco.

Ugualmente frequenti, una volta terminata la carriera, saranno le artrosi precoci nelle articolazioni maggiormente sollecitate durante gli anni di gioco (caviglia, ginocchio, anca).

Insomma se da un lato sarebbe sbagliato limitarsi ad elencare i rischi correlati al calcio nello sviluppo posturale del calciatore senza riconoscerne i meriti che ne hanno fatto lo sport più amato, dall'altro è indubbio porre maggiormente attenzione alle modalità d'allenamento specifiche di questa disciplina. A cominciare dalla scelta di istruttori, magari meno esigenti e più competenti, che conoscano bene i rischi di sottoporre soprattutto i più giovani a carichi eccessivamente unilaterali o all'agonismo precoce. È bene ricordare che il famoso motto "uno su mille ce la fa" che potrebbe essere valido per quasi tutte le specialità sportive, difficilmente risulta attuabile nel calcio.