Muscoli stabilizzatori e CORE
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Muscoli stabilizzatori e CORE

I muscoli possono essere considerati un supporto estrinseco alla colonna vertebrale. I muscoli mobilizzatori globali ed i muscoli stabilizzatori globali. Il CORE: cos'è e a cosa serve. Anatomia del CORE

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Muscoli stabilizzatori e CORE

Possiamo in generale dire che mentre i dischi intervertebrali e i legamenti danno un supporto intrinseco alla colonna vertebrale (vedi anche Il disco intervertebrale e I legamenti spinali, i muscoli ne danno un supporto estrinseco.

La colonna vertebrale si mantiene eretta e mantiene la posizione fisiologica controllando l'adeguata stabilità delle curve grazie all'azione di numerosi muscoli che lavorano in maniera sinergica tra di loro.

Anatomicamente possiamo suddividerli in muscoli profondi, intermedi e superficiali. L'organizzazione anatomica soprattutto a livello lombare ha una importanza funzionale infatti i muscoli superficiali, che considerandoli da un punto di vista biomeccanico possiamo definirli "mobilizzatori globali", li troviamo anteriormente con il muscolo retto dell'addome la cui azione è quella di flettere il tronco, posteriormente con i muscoli ileo-costale e gran-dorsale la cui azione è di estendere e raddrizzare il tronco.

I mobilizzatori globali sono muscoli lunghi con la principale funzione di tipo dinamica, capaci di generare e accelerare i movimenti del tronco.

Gli "stabilizzatori globali" sono invece i muscoli che troviamo anatomicamente sul piano intermedio, anteriormente abbiamo i muscoli obliqui interni ed esterni che controllano l'azione di rotazione del tronco, posteriormente troviamo i muscoli: multifido superficiale e gli spinali che controllano il movimento di flessione. Sono muscoli con capacità di generare il movimento ma con funzione principalmente statica, in quanto controllano l'azione dei muscoli mobilizzatori globali, lavorando eccentricamente operano come deceleratori.

L'altra funzione statica viene svolta dai muscoli profondi, biomeccanicamente definiti "stabilizzatori locali", organizzati in piccoli fasci muscolari sono: anteriormente il muscolo trasverso dell'addome, fasci profondi dello psoas e degli obliqui interni, posteriormente i fasci profondi del muscolo multifido.

Questi muscoli non funzionano per la produzione del movimento ma mantengono le vertebre in maniera adeguatamente distanziata tra di loro. Sono muscoli fondamentali per il controllo dell'attività posturale, in quanto scaricano in maniera tonica e indipendentemente dalla direzione del movimento del tronco, sono costituiti per la maggior parte da fibre di tipo rosso quindi sono fibre resistenti, si attivano per prime con una frequenza di scarica bassa (inferiore al 25%), la loro attività aumenta in maniera anticipatoria rispetto ad un movimento o ad un carico, provocando una sorta di blocco, di irrigidimento del sistema articolare del rachide, proteggendolo.

Per queste caratteristiche hanno una fondamentale importanza dal punto di vista propriocettivo perché inviano informazioni (anticipatamente) al sistema nervoso centrale, sulla posizione e il movimento articolare del rachide, così che questo possa adeguare le migliori strategie di movimento modulando il reclutamento delle unità motorie.

Da quanto detto si evince l'importanza dei muscoli stabilizzatori, sono quelli che bisogna sollecitare se vogliamo garantire una costante protezione della colonna rispetto alla forza di gravità.

Nel caso in cui questa muscolatura è debole, si parlerà di instabilità clinica, il corpo per sopperire a questo deficit utilizza le strutture muscolari più superficiali, le quali non sono adatte a mantenere l'equilibrio vertebrale e avendo altre caratteristiche morfologiche si affaticano precocemente determinando fallimento della loro impropria azione di sostegno, diventando sede di dolore e contratture.

I muscoli stabilizzatori e il CORE

Mantenere un'adeguata tonicità dei muscoli stabilizzatori del rachide è fondamentale per il mantenimento degli equilibri muscolari di tutto il corpo, sappiamo infatti che i movimenti armonici sono il risultato delle sinergie muscolari espresse dall'azione non di un unico muscolo ma dall'azione di catene muscolari in cui l'attività di un muscolo è integrata e associata all'azione di altri muscoli, situati anche in posizioni distanti tra di loro e collegati da fasce connettivali.

Ciò significa che l'indebolimento o la contrattura de muscoli stabilizzatori del rachide avrà ripercussioni e provocherà alterazioni su tutte le catene cinetiche (posteriore, anteriore, crociate ) del corpo.

Una buona stabilità articolare è fondamentale nella zona lombare e pelvica per permettere un adeguato controllo motorio per le performance sportive e per i movimenti funzionali della vita quotidiana.

Fino a qualche anno fa si pensava che i muscoli più importanti per una buona stabilità fossero i muscoli del retto dell'addome, oggi è stato introdotto il concetto di "core stability" in cui l'azione di "cintura di forza" così come la descriveva Joseph Pilates già nel 1920, viene svolta dai muscoli che fanno parte dei mobilizzatori globali, degli stabilizzatori globali e stabilizzatori locali. Data la sinergia anatomica e biomeccanica con il bacino, anche i glutei possono essere considerati componenti essenziali in quanto principali generatori di potenza e stabilizzatori del bacino.

I muscoli del core sono quindi:

  • Il trasverso dell'addome
  • Gli obliqui esterni
  • Gli obliqui interni
  • Il retto addominale
  • Il quadrato dei lombi
  • I dorsali
  • Il multifido
  • Il gluteo

A questi, vista la correlazione funzionale con il tratto lombare, dobbiamo aggiungere i muscoli del pavimento pelvico e il muscolo diaframma.

È stato dimostrato attraverso elettromiografia che l'attivazione dei muscoli del pavimento pelvico provoca, spontaneamente e anticipatamente al movimento di un arto, la coattivazione dei muscoli:

  • Diaframma
  • Trasverso dell'addome
  • Multifido lombare

L'attivazione spontanea di questo quartetto muscolare che ha funzione stabilizzatrice non è presente nei soggetti con lombalgia. Il ripristino del tono muscolare e dell'automatismo nella correlazione funzionale fra i 4 protagonisti del meccanismo stabilizzatore rappresenta un momento importantissimo nel recupero funzionale della colonna lombare e nel garantire una adeguata protezione contro le sollecitazioni abnormi, ma anche quelle fisiologiche della vita quotidiana.

Il pavimento pelvico o diaframma perineale si estende dalla sinfisi pubica al coccige e va a chiudere in basso la cavità addominale, dove sono contenuti i visceri pelvici. È costituito da strutture fasciale e muscolari disposti su tre piani:

  • nel piano più interno troveremo il diaframma pelvico formato dall'elevatore dell'ano con i suoi fasci ilio-coccigei, pubo-coccigei e ischio-coccigei
  • nel piano intermedio abbiamo il diaframma uro-genitale, ha la forma di un triangolo che unisce idealmente le due tuberosità ischiatiche e comprende il muscolo trasverso profondo del perineo
  • il piano più superficiale, cosiddetto degli sfinteri di cui fanno parte 4 muscoli: l'ischio-cavernoso, il bulbo-cavernoso o costrittore della vagina, il trasverso superficiale del perineo e lo sfintere dell'ano

Infine occupiamoci del muscolo diaframma per il cui ruolo e posizione anatomica è strettamente collegato alla colonna lombare. Il muscolo diaframma infatti ha inserzione: sulle ultime sei coste, sul versante interno del processo xifoideo dello sterno e sulle vertebre lombari.

Su queste ultime si inserisce attraverso due formazioni muscolo-tendinee che si fondono con il legamento longitudinale anteriore, quella di destra ha un fascio più robusto e lungo e si inserisce sul corpo della terza vertebra lombare, quella di sinistra ha un fascio più corto che si inserisce sulla seconda vertebra lombare.

È un muscolo con doppia funzione: respiratoria e stabilizzatrice del tratto lombare, come già sopra spiegato.

La funzione stabilizzatrice del tratto lombare da parte del diaframma viene esplicata anche durante la respirazione, infatti l'abbassamento del diaframma durante una respirazione normale aumenta la pressione intra-addominale conferendo maggiore stabilità al tratto lombare, si è potuto verificare come durante l'espirazione rimanga attivato il muscolo trasverso dell'addome, essenziale nel movimento di estensione del rachide soprattutto quando si deve sollevare un peso e inoltre limita un eccessivo aumento della pressione intra-addominale evitando le conseguenze che questa avrebbe sul tratto lombare.