Postura e dolore
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Postura e dolore

Cosa si intende per normalità posturale? Qual è la postura ideale? In che modo alcuni atteggiamenti posturali sbagliati possono causare dolore. Ginnastica posturale: definizione e utilità

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Postura e dolore

"La postura è cattiva quando si ha una relazione scorretta della varie parti del corpo che produce una aumento di tensione sulle strutture portanti e quando l'equilibrio del corpo sulla sua base di appoggio è meno efficiente"1.

La maggior parte dei disturbi avvertiti a livello del rachide deriva da un uso non corretto del nostro corpo, che porta ad applicare delle forze meccaniche esagerate e controproducenti per le strutture della nostra schiena. Assumendo una postura si produce una determinata pressione sulla colonna vertebrale e, in particolar modo, sul disco intervertebrale; posizioni quotidiane e abituali vanno a incidere in modo molto più marcato di quanto comunemente si creda.

Pressione terzo disco
Figura 1: Valori della pressione esercitata sul terzo disco lombare. Fonte: Toso, 2003

Quando le strutture vengono sollecitate in maniera anomala producono dolore, che non va considerato un elemento negativo ma un alleato, poiché ci avverte che il corpo è sottoposto ad una sollecitazione eccessiva che può diventare dannosa.

Non ascoltare questo campanello d'allarme può portare a un'infiammazione del tessuto deformato che, non potendo tornare nella sua posizione originaria a causa della forza alterante, degenera e determina la cronicizzazione del sintomo.

Un esempio sono le ernie discali: una tensione costante può provocare la rottura del legamento posteriore con la conseguente erniazione della protrusione discale.

In ogni caso, se anche ciò non si verifica e il legamento posteriore resiste, il sovraccarico che persiste può dare luogo a fenomeni artrosici che nel tempo determineranno una diminuzione della mobilità del rachide e dolorose contratture.

Osteoartrosi
Figura 2: Osteoartrosi. Fonte: De Col, 2006
Protrusione

Figura 3: Protrusione discale. Fonte: De Col, 2006

Per eliminare il dolore vengono messe in atto varie soluzioni che però, generalmente, non vanno a rimuovere la causa che ha scatenato il dolore stesso. Per eliminare la causa e prevenire il dolore può essere utile un adeguato esercizio fisico, una ginnastica in cui si lavora in assenza di dolore, non tanto perché questo è stato rimosso, quanto perché si attuano movimenti che non lo provocano.

Un tempo il dolore era visto come un ostacolo per il movimento, mentre oggi si è capito che è un valido alleato: è più semplice, infatti, educare un soggetto con mal di schiena ad eseguire movimenti corretti se quelli scorretti causano dolore.

Nelle sollecitazioni stressanti per la nostra schiena rientrano tutti quegli atteggiamenti che fanno parte del nostro quotidiano, come vestirsi, guidare, guardare la televisione, ma anche quelle abitudini lavorative scorrette causate da postazioni di lavoro non ergonomiche. Anche una posizione corretta può diventare dannosa se viene mantenuta per un tempo eccessivo; ad esempio il meccanismo pressorio, che garantisce l'assunzione di nutrienti da parte dei dischi intervertebrali, ha bisogno per funzionare di fasi di carico e scarico alternate.

Una postura fissa altera questo meccanismo e di conseguenza il metabolismo del disco; ciò compromette le funzioni di ammortizzazione e si crea il rischio di un processo degenerativo.

Disidratazione disco
Figura 4: Processo di disidratazione e reidratazione del disco intervertebrale. Fonte: Kapanji, 1996

Il mantenimento di una postura sbagliata non porta solo alla modificazione della struttura portante, ma ha ripercussione anche sull'attività dei recettori: questi, in un primo momento, subiscono una deformazione simile a quella dei tessuti che li comprendono e inviano messaggi relativi a questo cambiamento, tuttavia in seguito si adattano e cessano l'invio dei segnali. Ciò implica che il soggetto non percepisce la nuova condizione come sbagliata poiché non ci sono tensioni né messaggi nocicettivi da parte dei sensori.

Si spiega così perché una persona storta tende a mettersi sempre storta2

La normalità posturale comporta una simmetria delle forme e un'omogeneità delle tensioni e dei carichi che vengono distribuiti in modo equilibrato sulle articolazioni e sui vincoli al suolo. Nelle posture errate questa armonia si viene a perdere e si crea una condizione di caos in cui tensioni asimmetriche coinvolgono non solo le strutture portanti, ma anche le strutture libere, che non riescono a svolgere in modo corretto la propria azione.

Questo "disordine" è causato dal fatto che i nostri muscoli costituiscono catene cinetiche, e i carichi, anche se possono essere ridistribuiti, restano sempre tali: scaricare una parte sollecitata implica che lo scarico diventerà carico per un'altra struttura, che non essendo abituata potrà subire dei danni. È in questo modo che si spiega come un semplice disassamento possa portare ad una sindrome della cuffia dei rotatori o ad una periartrite di spalla, e come mai queste patologie possano trarre giovamento da una rieducazione posturale. Infatti, come spiegato precedentemente, le catene muscolari devono essere considerate in modo globale e, di conseguenza non si può avere una visione distrettuale della postura, poiché ogni parte del corpo influenza le altre. Souchard3 esprime questo concetto con parole semplici ma efficaci:

Se in una fila di persone che si tengono per mano, una di esse vacilla, il suo squilibrio di trasmetterà alle altre

Una catena muscolare che subisce una trazione ad uno dei capi avrà in un qualsiasi altro punto un compenso, cioè un adattamento conseguente alla modifica che crea una variazione del modello-schema funzionale. Naturalmente i compensi non sono sempre condizioni dolorose e gli adattamenti non sono solo disadattamenti; spesso le disarmonie trovano un loro equilibrio e una certa stabilità. Quando però gli adattamenti producono squilibrio anziché equilibrio, alla cattiva postura, presente in un gran numero di soggetti, si associano anche i sintomi e il dolore.

È interessante notare come spesso posture scorrette non presentino sintomatologie algiche mentre difetti apparentemente lievi siano caratterizzati da rigidità e stress muscolare; la differenza tra le varie situazioni è determinata dalla persistenza delle alterazioni posturali, cioè dalla costanza del difetto. In realtà non esiste una postura perfetta, poiché ogni individuo è diverso dagli altri e una postura ottimale per uno non è detto che lo sia anche per un altro; inoltre la postura deriva dall'uso che si fa delle potenzialità del corpo e non dalla sua struttura normale, e viene influenza da numerosi fattori soggettivi.

Bricot4 sostiene che

esiste tuttavia una costante posturale che rappresenta la posizione ideale del corpo nello spazio e, come Kendall, parla di un allineamento ideale e individua delle tipologie alterate di postura
Squilibri sisstema muscolare
Figura 5: Squilibri del sistema tonico posturale di profilo. Fonte: Bricot, 1998

In conclusione si può affermare che esiste un canone di confronto che può essere definito come postura ideale.

Una postura ideale è corretta quando è minimo lo stress applicato ad ogni articolazione, quando si mantengono le curve fisiologiche del rachide e un corretto rapporto tra gli arti. Ogni posizione che aumenta lo stress nelle articolazioni è una postura scorretta.

Da un buon controllo posturale deriva che nessuna attività può essere dannosa per il sistema osteo-muscolare; le ginnastiche posturali nascono quindi con l'intento di rendere l'individuo cosciente del proprio corpo, così che possa controllare la propria postura durante le azioni motorie quotidiane.