Postura: una visione storica
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Postura: una visione storica

Come accade per tutte le scienze, anche la posturologia ha avuto uno sviluppo. Una breve storia dell'approccio alla posturologia: dalla prima scuola di posturologia (1890, Vierordt) alla teoria di Henry Otis Kendal del 1985

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Postura: una visione storica

Quando si parla di postura, è innanzitutto giusto dire che è molto difficile una definizione specifica in quanto non esiste un concetto di postura ideale, a meno che questa corrisponda a determinati requisiti; inoltre vi è da distinguere fra postura statica e dinamica.

Il soggetto nell'arco della giornata assume un'infinita varietà di posture in correlazione a molte variabili che vanno da una giusta interazione fra le varie componenti del sistema tonico posturale (STP), dallo stato emozionale (depresso, contento, gioioso, afflitto…), dal momento della giornata (mattina, pomeriggio, sera/notte) a molte altre ancora e da come queste si integrano fra di loro.

Fin dal XIX secolo, il ruolo della maggior parte dei recettori, che concorrono al mantenimento della posizione eretta, era già stato scoperto. L'importanza degli occhi era stata messa in evidenza da Romberg, la propriocezione dei muscoli paravertebrali da Longet, l'influenza del vestibolo da Flourens e il "senso muscolare da Sherrington".

La prima scuola di posturologia fu fondata nel 1890, a Berlino, da Vierordt.

È grazie a Babinski (1899), che si hanno i primi studi sugli aggiustamenti posturali, associati ai movimenti volontari, derivati dall'innervazione e dai difetti di coordinazione tra postura e movimento, nei pazienti con problemi cerebellari. Egli affermava che, sia nell'uomo che nell'animale, il movimento intenzionale accompagnava ed era seguito da fenomeni posturali. Lo sviluppo delle ricerche, condotte nel secolo seguente, porta a considerare il Sistema Tonico Posturale come l'armonizzazione di numerose funzioni complementari:

  • Opporsi all'azione della gravità, per mantenere una stazione eretta (statica)
  • Opporsi alle forze esterne, comunque dirette, agenti sul corpo (risposte alle perturbazioni)
  • Situarsi correttamente nello spazio-tempo strutturato che ci circonda (atteggiamento)
  • Mantenere il controllo dell'equilibrio nel movimento guidato (dinamica)

Bowen e Stone (1934), definiscono la postura come la posizione in cui testa, collo, torace e addome sono bilanciati verticalmente l'uno sull'altro, in maniera tale che il peso sia sostenuto principalmente dalle strutture ossee, con minima sollecitazione dei muscoli e dei legamenti. Con tale approccio, dalla prospettiva limitata, ci si riduce a considerare il solo atteggiamento posturale statico.

Secondo Cailliet (1977), la postura è anche espressione somatica di emozioni, impulsi e regressioni; ognuno riflette inconsciamente, nell'atteggiamento esteriore, la propria condizione interiore, la propria personalità. Secondo questo approccio la postura è considerata una vera e propria forma di linguaggio espressivo, perché ognuno si muove così come si sente. Il suo significato si estende fino a comprendere la funzione dell'atteggiamento.

Le Boulch (1979), enfatizzando ulteriormente la sfera emozionale, considera l'atteggiamento come una traduzione di comportamento, in altre parole "l'espressione cosciente o inconsapevole dell'emozione, del nostro modo di porci dinanzi al mondo, di uno stato d'attenzione o vigilanza, della nostra disponibilità verso l'azione.

Henry Otis Kendal (1985), definisce la postura come:

uno stato caratterizzato dall'insieme delle posizioni delle articolazioni del corpo in un dato momento

È una definizione, figlia di una cultura basata sull'osservazione della fenomenologia, che privilegia la descrizione dell'evento senza svilupparne la motivazione e gli scopi.