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Le forme di Yoga sono molteplici, ma lo scopo è il medesimo: l'evoluzione dell'intera personalità del praticante verso uno stato di equilibrio e armonia, attraverso 8 stadi

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Yoga

Lo Yoga è una disciplina millenaria le cui origini sono ancora ad oggi sconosciute. Affonda le radici in un'epoca remota, risalente intorno al 10000 - 15000 a.C. Come su tutto ciò che riguarda la nascita di discipline antiche, anche sulla nascita dello Yoga esistono numerose leggende.

La nascita dello Yoga: leggende

Alcune narrano di una verità arrivata agli esseri umani dal cielo via mare. Altre leggende narrano di un luogo, sulla catena dell'Himalaya, dove alcune persone scoprirono che per condurre una vita sana, sia a livello fisico che mentale, era necessario conformarsi alle leggi della natura e, studiandole, iniziarono ad imitare le posizioni assunte dagli animali. Altre leggende ancora raccontano che lo Yoga era già conosciuto nella "Terra di Mu", un territorio che occupava quasi per intero l'Oceano Pacifico, ancor prima di Atlantide. Con la scomparsa di questa terra a causa di un cataclisma, i sopravvissuti emigrarono in Asia, dove lasciarono le orme della loro avanzata civiltà. Secondo altre versioni, le origini dello Yoga risalirebbero ad alcune decine di secoli fa, quando i rishi, saggi indiani, scoprirono che ogni individuo possedeva inconsapevolmente un istinto che gli permetteva di entrare, attraverso alcune pratiche, in contatto con la propria interiorità, raggiungendo stadi di conoscenza estremamente elevati.

Come si è visto quindi le origini di questa disciplina non sono ben chiare; si può tuttavia cercare di dare un significato al termine Yoga.

Il sostantivo Yoga deriva etimologicamente dal vocabolo sanscrito jug che significa unire, legare insieme. L'unione di cui si parla è quella tra mente, corpo e spirito, l'integrazione dell'individuo nell'universale, l'unione dei poli opposti, yin e yang, maschile e femminile, uomo e donna, statico e dinamico.

Parlare di Yoga non deve far pensare che vi sia un solo sentiero da percorrere per praticarlo; infatti ne esistono più varietà e tipologie, ma proprio la diversità dei sentieri dello Yoga rafforza l'idea della molteplicità dell'Uno, che è l'essenza della vita stessa.

Yoga: la tripartizione indiana

La classica tripartizione indiana vede tre tipi di Yoga: Bhakti Yoga, Jnana Yoga e Karma Yoga, corrispondenti alla via della devozione, alla via della conoscenza e alla via delle opere.

In questa tripartizione, gli strumenti sui quali è necessario lavorare sono il sentimento per il primo, l'intelletto per il secondo e la volontà per il terzo. Tuttavia, anche se sono distinte, le tre forme non possono mai essere separate, poiché non differiscono nell'essenza e quindi non c'è, da parte del praticante, la libertà di poter scegliere quale sentiero sia più consono alla sua personalità.

Esistono altre forme di Yoga, oltre a quelle elencate precedentemente: Mantra Yoga, Japa Yoga, Laya Yoga, Tanta Yoga, Kundalini Yoga. In occidente, la maggior parte delle volte ci si riferisce allo Hatha Yoga, la forma più praticata.

Caratteristiche principali delle forme di Yoga più conosciute

Per quanto riguarda le forme più conosciute, è possibile riassumerne le caratteristiche principali nei seguenti cinque gruppi:

  • Karma Yoga. È la via dell'azione disinteressata e consapevole. Ciò significa rinunciare ai frutti dell'azione, non all'azione stessa. La sua pratica conduce alla conoscenza e al controllo delle proprie tendenze e forze inconsce e al superamento dei vincoli karmici: è quindi il fondamento su cui si basano tutti gli altri tipi di Yoga
  • Bhakti Yoga. È lo Yoga mistico, spirituale, dell'amore, della devozione; è molto folkloristico in quanto si manifesta attraverso canti, danze, mantra e adorazioni
  • Jnana Yoga. Per la conoscenza del sé attraverso tecniche di rilassamento, meditazione e studio dei testi
  • Raja Yoga. Rappresenta il risultato finale, il punto centrale nel quale convergono i precedenti stili di Yoga
  • Hatha Yoga. È lo Yoga fisico, per un profondo sviluppo della consapevolezza di corpo e mente attraverso purificazioni, posizioni del corpo (asana1), controllo del respiro (pranayama), controllo dell'attività neuromuscolare (mundra) etc.

È necessario evidenziare il fatto che, anche se ci sono delle categorie, queste non devono essere applicate rigorosamente; non si può praticare un solo tipo di Yoga escludendo gli altri, perché ogni persona possiede diverse necessità, a cui una sola tipologia di Yoga non può rispondere in modo esaustivo.

I concetti base

Essendo lo Yoga una disciplina praticata fin dall'antichità, risulta difficile riassumerla in pochi concetti. Possiamo affermare che lo scopo principale dello Yoga è quello dell'evoluzione dell'intera personalità del praticante verso uno stato di equilibrio e armonia.

Lo Yoga aiuta l'uomo ad elevarsi al di sopra dei dogmi che dividono invece di unire; esso considera l'intero genere umano un'unica unità spirituale e incentiva la comprensione personale della verità e la crescita interiore della coscienza. Secondo questa disciplina non esiste un principio e una fine, ma una lenta, continua trasformazione. Di conseguenza il concetto della morte non ha significato.

La pratica dello Yoga

La sadhana, che significa pratica, è il fondamento del sentiero logico e spirituale e deve essere eseguito costantemente da chi si dedica alla ricerca della realtà. Vuol dire essere sempre consapevoli di ogni momento della giornata, di ogni pensiero, di ogni azione e dei loro risultati, di ogni desiderio. Come risultato di questa pratica si viene in contatto con piani di coscienza diversi, fino a vivere un mutamento esistenziale.

La pratica yogica è il mezzo più efficace per affrontare sé stessi, esaminare la propria vita e il proprio agire attraverso le osservanze e l'etica dello Yoga. È importante perché aiuta a trovare o ritrovare una maggiore armonia del corpo, della mente e dello spirito. Ma non sono sicuramente dei risultati facili a cui arrivare. Raggiungere gli obiettivi preposti è difficile, ed è necessaria molta perseveranza. Nessun fallimento temporaneo deve essere visto come motivo per abbandonare la lotta. Nessun fallimento, infatti, è veramente un fallimento; in effetti, l'errore può rivelarsi il camuffamento di un fortuna, di una lezione provvidenziale.

Secondo le scritture più antiche, lo Yoga si divide in 8 stadi:

  1. Yama, autocontrollo
  2. Niyama, osservanze
  3. Asana, posizioni
  4. Pranayama, controllo del respiro
  5. Pratyahara, il ritiro dei sensi
  6. Dharana, concentrazione
  7. Dhyana, meditazione
  8. Samadhi, liberazione, contemplazione

Gli ultimi 3 (Dharana, Dhyana, Samadhi) sono stadi spirituali.

Lo Yoga, quindi, è un sentiero lungo il quale si deve cercare di seguire dei concetti, come la perseveranza, l'introspezione, il non attaccamento, lo spezzare la catena dell'abitudine, la gratitudine e la semplicità, la lentezza (il tempo, infatti, è ciò che rende le cose perfette; bisogna darsi tempo per fare le cose e anche per riposare; prendersi tempo sia per fare che per essere), l'equilibrio, il dare l'esempio.

Da questo elenco si può capire perché lo Yoga sia considerata una rigorosa auto disciplina, che insegna a conoscere sé stessi con tutte le possibilità e tutti i limiti propri dell'individuo. È una disciplina che permette alla persona di partire da sé, dal suo corpo, dal suo respiro, dalla sua mente per poter agire su tutto ciò che la circonda.