Autismo: la postura come espressione dell’essere - seconda parte
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Autismo: la postura come espressione dell’essere - seconda parte

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Le alterazione del Linguaggio

Questi bambini vengono designati con il nome di "mutacici" termine che vuol sottolineare in essi il rifiuto di parlare.
Va notato che con questa espressione ci troviamo già di fronte ad una precisa interpretazione dell'assenza di linguaggio. Tuttavia nella grande maggioranza dei casi conosciuti il bambino autistico sprovvisto di linguaggio ha introdotto una volta o due, in un certo momento della sua vita delle parole significative, talora una frase perfettamente imitata e con chiarezza articolare sbalorditiva.

In tutti i casi che sono stati riscontrati il bambino se n'è avvalso per esprimere una costatazione, un desiderio o un rifiuto nei riguardi di una circostanza fortemente emotiva.

Una volta che queste parole o la tal frase siano state pronunciate il sipario si riabbassa ed il silenzio si installa di nuovo. Dunque, nonostante questi bambini non reagiscano al linguaggio altrui, nondimeno lo comprendono e lo registrano perfettamente giungendo a servirsene in situazioni particolarmente sentite quasi che esso fosse da sempre immagazzinato e disponibile per un impegno futuro.
Simili esplosioni verbali sono precoci, talvolta in maniera tale che neppure un normale bambino della stessa età potrebbe essere in grado di articolare le stesse parole e le stesse frasi.

Ciò nonostante appare evidente come simili prodezze linguistiche precoci non possano servire da piattaforma per un apprendimento sistematico del linguaggio.
Esse sembrano situarsi ad un livello diverso da quello delle operazioni mentali coscienti.
Quindi non solo i bambini autistici sono in genere molto ritardati nell'acquisizione della parola ma anche il loro iter di sviluppo del linguaggio ed il loro uso del linguaggio è assolutamente diverso tanto dai bambini normali che dai bambini che hanno disturbi del linguaggio di diversa natura.
Si può dire che circa la metà dei bambini autistici, specie quelli mentalmente ritardati, non acquisiscono mai l'uso della parola. Anche in coloro che imparano a parlare permangono sempre una serie di anomalie caratteristiche.
Primo, per un lungo periodo dopo lo sviluppo della parola vi sono spesse ecolalia immediata .
Il linguaggio non rappresenta una vera funzione di comunicazione né quello degli altri esprime un valore per il soggetto autistico che rimane indifferente; spesso appare indifferente ai rumori, non risponde se viene chiamato con il suo nome o può manifestare una comprensione periferica quando una certa richiesta viene indirizzata ad un altro bambino, ma viene eseguita dal soggetto autistico.

Le alterazioni Affettive

Le oscillazioni del tono dell'umore possono alternarsi immotivatamente, il bambino può passare da una fase di tristezza, dal pianto ad una condizione di serietà. Il bambino può presentare crisi di angoscia spontanea o susseguenti a minime "frustrazioni" quali lo spostamento di un oggetto nella camera o il cambiamento del vestito o della pettinatura di un adulto che coesiste con lui.
Può andare incontro a crisi di riso in maniera discordante rispetto alle circostanze; crisi di collera, tentativi di automutilazioni. Alterazioni di particolare rilievo sono rappresentate dalle paure .
Tra le alterazioni del sonno: l'insonnia calma, quando il bambino sta con gli occhi aperti nel buio senza dormire ma non chiama la madre e non si agita; l'insonnia agitata, quando grida, urla e non riesce a calmarsi per ore di seguito.

Le anomalia dei Rapporti Sociali

Vari studi hanno dimostrato che l'evoluzione sociale dei bambini autistici ha un certo numero di aspetti che la distingue da altre condizioni patologiche. Vi è la mancanza di un comportamento di attaccamento ed una relativa insufficienza di legami a particolari persone, specialmente evidenti nei primi 5 anni di vita. Diversamente dai bambini normali che muovono i primi passi, i bambini autistici tendono a non seguire i genitori per casa e non corrono loro incontro quando rientrano dal lavoro; tendono a non andare dai genitori per essere confortati quando si fanno male o sono spaventati e quasi sempre non partecipano a quelle consuetudini di baci e abbracci prima di andare a letto che sono comuni in tanti bambini normali. L'incapacità di fissare negli occhi e di reggere lo sguardo altrui viene di solito considerata una caratteristica particolare di bambini autistici. Tuttavia l'osservazione clinica indica che non è tanto il guardare o meno negli occhi, che può essere normale, ma il modo in cui viene fatto che è caratteristico. Il bambino normale, al pari dell'adulto, si serve dello sguardo dritto negli occhi in modo discriminativo usandolo quando vuole attirare l'attenzione, quando vuole essere preso in braccio, quando ha un atteggiamento aggressivo o quando gli si parla. Quello che colpisce nel bambino autistico è che non usa mai lo sguardo "dritto negli occhi" in questo modo. Attorno o dopo i cinque anni, molte di queste carenze di socializzazione possono non essere più evidenti o perlomeno non nello stesso grado, ma continuano ad esservi una serie di difficoltà sociali. Ciò risulta evidente:

1) nella non partecipazione a gruppi di gioco e nella incapacità a collaborare con gli altri bambini

2) nella incapacità di farsi degli amici personali

3) nella mancanza di empatia di percepire i sentimenti e le risorse altrui

Quest'ultima anomalia spesso porta il bambino a dire o a fare cose socialmente riprovevoli.
Divenuti più grandi i bambini autistici possono si manifestare più affetto e dimestichezza con i genitori ma è singolare che i loro rapporti familiari migliorino molto prima dei rapporti con i loro compagni.
Negli autistici che fanno maggiori progressi spesso insorge un desiderio di amicizia nella tarda adolescenza, una mal destrezza sociale negli approcci, mancanza di partecipazione agli interessi ed alle emozioni altrui e generale incapacità di comprensione di sentimenti degli altri impediscono loro di sviluppare le amicizie.
Gli adolescenti e gli adulti autistici in genere hanno relazioni sessuali normali ma la loro mancanza di attitudini sociali fa si che difficilmente riescano a mantenere una relazione sessuale ed è estremamente difficile che si sposino.

Il Quoziente d'intelligenza (Q.I)

originariamente Kanner aveva ritenuto che i bambini autistici fossero in realtà d'intelligenza normale e che i risultati scadenti nei test d'intelligenza fossero una conseguenza secondaria alla loro incapacità di stabilire dei rapporti. Le ricerche successive hanno invece dimostrato che l'opinione di Kanner era errata. Le osservazioni sull'intelligenza dei bambini autistici possono essere così riassunte:
numerosi studi hanno dimostrato che circa tre quarti dei bambini autistici hanno un Q.I. nella fascia ritardata. I bambini autistici con un Q.I. basso sono insufficienti mentali al pari di qualsiasi altro bambino che abbia lo stesso Q.I. basso, il punteggio ha quindi lo stesso significato per entrambi; autismo ed insufficienza mentale frequentemente coesistono. Questo dato ha implicazioni importanti sia per la diagnosi che per la ricerca. In primo luogo significa che l'età mentale deve essere considerata nell'accertamento del comportamento; se il bambino di 4 anni ha un'età mentale di 6 mesi ovviamente non ci si può aspettare che mostri atteggiamenti di amicizia o di linguaggio comunicativo.