La postura in età evolutiva
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La postura in età evolutiva

Le alterazioni posturale nei bambini non sempre sono patologiche: sono deviazioni fisiologiche dovute allo sviluppo. Le fasi dello sviluppo, turgor e proceritas

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La postura in età evolutiva

Nei soggetti in età evolutiva la maggior parte delle alterazioni posturali rientra nella categoria delle deviazioni fisiologiche causate dallo sviluppo; pertanto è importante considerare che i bambini non devono necessariamente rispondere agli stessi standard posturali degli adulti.
Questa precisazione che potrebbe sembrare superflua, in realtà non lo è affatto. Ancora oggi si applicano interventi correttivi senza rispettare i normali ritmi di crescita del soggetto. La correzione eccessiva può condurre a difetti addirittura maggiori di quelli per cui si è iniziato il trattamento.

È necessario quindi conoscere come evolve la struttura muscolo-scheletrica del bambini e quali sono i periodi favorevoli allo sviluppo di nuove abilità motorie.
Durante tutta l’età evolutiva lo sviluppo strutturale del soggetto non avviene in modo lineare. Si succedono periodi di grande crescita staturale o di proceritas, dove cambiano le forme del nostro corpo ed appaiono nuove funzioni o abilità, alternati a periodi di stasi e di compensazione ponderale, detti di turgor, molto utili per l’assimilazione della nuova situazione, per acquisire la padronanza delle nuove capacità, oltre alla preparazione delle condizioni necessarie per la successiva fase di sviluppo.

Crescita somatica
Turgor primus 2-4 anni Ingrossamento somatico
Proceritas primus 5-7 anni Allungamento staturale
Turgor secundus 8-11 anni Aumento ponderale Periodo d’oro della motricità
Proceritas secundus 12-14 anni Notevole incremento staturale Crisi puberale
Turgor tertius 15-18 anni Recupero ponderale Adolescenza

I periodi di proceritas possono essere considerati problematici poiché l’aumento staturale viene a turbare l’equilibrio tra statura e peso del corpo.
In questa situazione si crea una discrepanza fra le richieste di una struttura ossea più pesante e l’impossibilità di adattarsi da parte del sistema muscolare e cardiocircolatorio. Si manifesta così una diffusa ipotonia muscolare, tono posturale e funzionale scarso, con possibile insorgenza di atteggiamenti paramorfici come dorso curvo, lordosi, scoliosi, piede piatto, scapole alate e una progressiva perdita di coordinazione motoria.

In questa fase così delicata le attività motorie saranno essenziali nel riuscire ad aggiornare lo schema motorio del soggetto, in modo da fornirgli le informazioni necessarie circa le nuove caratteristiche del proprio corpo; al contrario, nei periodi di turgor avviene un riequilibrio fra le stesse strutture, il recupero ponderale e funzionale degli apparati muscolare, respiratorio e cardiocircolatorio rendono questa fase particolarmente sensibile e favorevole per lo sviluppo di nuove abilità motorie.

È chiaro quindi che la maggior parte delle condizioni parapatologiche, che si manifestano in epoca di sviluppo del bambino, tenderanno spesso alla risoluzione spontanea.

Il piede di un bambino è normalmente piatto quando assume la stazione eretta ed inizia la deambulazione. Le ossa sono ancora in fase di formazione e la struttura dell’arco plantare è incompleta.
Successivamente, con la completa formazione delle ossa e l’irrobustirsi di muscoli e legamenti, ci si potrà aspettare una buona formazione dell’arco, ma non prima dei 6-7 anni. Interventi intempestivi potranno condurre ad una situazione deficitaria.

Mentre alla nascita è fisiologico un varismo delle ginocchia, successivamente sarà considerato normale un certo grado di valgismo. Il difetto, eventualmente, si manifesterà se la distanza intermalleolare a ginocchia unite supera i 5 cm. Il ginocchio valgo dovrebbe comunque migliorare sensibilmente fra i 6-7 anni e scomparire dopo questa età, quando cioè, con il progressivo rinforzo dei legamenti tenderà a ridursi l’iperestensione.

A partire dall’infanzia si ha uno squilibrio persistente tra la forza dei muscoli anteriori e quelli posteriori del tronco e del collo. Anche se i muscoli addominali e i flessori del collo non hanno quasi mai una forza equivalente a quella dei rispettivi antagonisti, sono relativamente molto più forti nell’adulto rispetto al bambino.
A questo proposito, non ci si dovrebbe mai aspettare che l’atteggiamento posturale di un bambino corrisponda a quello di un adulto, almeno finché non si arrivi vicini alla maturità.

È tipico dei bambini avere un addome sporgente. Nella maggioranza dei casi, il profilo della parete addominale cambia gradualmente, ma tra i 10 e i 12 anni si produce un cambiamento considerevole. In questa età il punto vita diventa relativamente più sottile e l’addome non è più sporgente.

La postura della schiena varia in qualche modo con l’età del bambino.
Un bambino piccolo può assumere la stazione eretta flettendo leggermente in avanti le anche e allargando i piedi per un migliore equilibrio. I bambini nella prima età scolare sembrano avere la tipica deviazione del dorso superiore in cui le scapole sono piuttosto sporgenti. A partire dai 9 anni sembra esservi una tendenza all’incremento della curva anteriore nella regione lombare o alla lordosi. Tali deviazioni dovrebbero attenuarsi e ridursi con la crescita.

È stato dimostrato che il range di movimento normale per la flesso-estensione lombare si riduce con l’aumentare dell’età sia nei bambini che negli adulti. Per bambini piccoli e giovani adulti la capacità di toccare la punta dei piedi con le dita delle mani può essere considerata normale.
Tuttavia, molti individui fra 11 e 14 anni di età non sono in grado di eseguire il movimento in questione pur non presentando segni di blocco muscolare o articolare.
Il motivo sembra risiedere nel fatto che la lunghezza proporzionale del tronco e degli arti inferiori è diversa in questa fascia d’età rispetto a soggetti più giovani o più anziani.
Da queste considerazioni capiamo l’importanza di sviluppare una buona motricità in età giovanile, cosa che purtroppo avviene sempre più di rado nella quotidianità delle metropoli.

Molto spesso i bambini trascorrono intere giornate fra computer, videogiochi e televisione. Nella migliore delle ipotesi studiano e stanno seduti per ore. I genitori, dal canto loro, sempre più stressati dai ritmi che la modernità ci impone, si accontentano di vedere il proprio figlio tranquillo a guardare un cartone animato piuttosto che, magari, portarlo fuori a giocare al parco.

Si arriva ad avere, dunque, una motricità povera di quelle strategie di recupero verso l’imprevisto, ed è così che eccedere nella protezione dei bambini si può trasformare, spesso per loro, in una carenza nel bagaglio di motricità.
Per i bambini l’imperativo da parte dei genitori e insegnanti dovrebbe sempre essere «muoviti più che puoi» e mai «stai fermo!», come troppo spesso avviene.