Attività fisica e malattie cardiovascolari
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Attività fisica e malattie cardiovascolari

Le corrette definizioni di attività fisica, esercizio fisico, sport e forma fisica. Il ruolo dell'attività fisica nella prevenzione e nella prevenzione secondaria

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Attività fisica e malattie cardiovascolari

Attività fisica, esercizio fisico e forma fisica sono locuzioni abitualmente utilizzate per riferirsi ad una vita attiva. Scientificamente, tuttavia, hanno un significato leggermente diverso e in particolare:

Attività fisica
comprende tutti i movimenti del corpo che comportano un dispendio energetico. Sono comprese le attività quotidiane come le faccende domestiche, la spesa, il lavoro
Esercizio fisico
comprende i movimenti ripetitivi programmati e strutturati specificamente destinati al miglioramento della forma fisica e della salute
Sport
attività fisica che comporta situazioni competitive strutturate e sottoposte a regole. In molti Paesi europei, il termine "sport" comprende anche vari tipi di attività ed esercizio fisico effettuati nel tempo libero
Forma fisica
una serie di attributi, quali resistenza, mobilità e forza correlati alla capacità di praticare attività fisica

L'esercizio fisico è un tentativo programmato e intenzionale, almeno in parte, atto a migliorare la forma fisica e la salute. Può comprendere attività come camminare a ritmo sostenuto, andare in bicicletta, fare ginnastica aerobica o svolgere hobby di natura attiva, come il giardinaggio e gli sport competitivi. Per attività fisica si intende invece una qualsiasi forza esercitata dai muscoli scheletrici in grado di determinare un incremento del dispendio energetico. Si tratta principalmente delle attività di tutti i giorni che comportano il movimento del corpo, come camminare, andare in bicicletta, salire le scale, fare i lavori di casa e la spesa. La forma fisica dipende principalmente dalla quantità di movimento compiuto, su cui influiscono anche fattori genetici.

Bisogna aggiungere, però che alcuni soggetti fortunati presentano una forma fisica e un'attitudine naturale ad eccellere in determinate attività. È una caratteristica che si manifesta in modo più evidente negli sport competitivi, come la corsa su lunga distanza o il sollevamento pesi, in cui gli atleti migliori hanno spesso un vantaggio genetico.

Attività fisica e malattie cardiovascolari

Durante gli ultimi cinque decenni, numerosi studi hanno dimostrato una riduzione delle malattie coronariche (CHD) in persone fisicamente attive. Questi risultati forniscono una forte prova che una regolare attività fisica di tipo aerobico e di intensità moderata riduce il rischio di eventi coronarici, portando cosi alla conclusione che l'inattività fisica rappresenta un importante fattore di rischio per le malattie cardiovascolari. È stato osservato che sia tra gli uomini che tra le donne esiste una significativa riduzione della morbilità e della mortalità cardiovascolare quando l'attività fisica è svolta con continuità, mentre non ha effetto avere svolto attività nel passato (ad esempio in età giovane). Inoltre, nelle donne fisicamente attive, rispetto alle sedentarie, si ottiene una riduzione del rischio relativo di oltre il 40%. La maggior parte dei dati disponibili sugli effetti favorevoli dell'attività fisica sulle malattie cardiovascolari deriva da studi osservazionali o trial sperimentali inerenti gli effetti dell'esercizio fisico e dell'attività fisica sui fattori di rischio cardiovascolari.

Nella letteratura internazionale vi è una sostanziale mancanza di trial di grandi dimensioni sui benefici cardiovascolari dell'attività fisica in prevenzione secondaria. I dati disponibili derivano da studi di piccole dimensioni, nei quali importanti categorie di pazienti, come le donne e gli anziani, sono spesso poco rappresentati. Malgrado questi limiti, sono disponibili una serie di metanalisi riguardanti i pazienti sottoposti a programmi di prevenzione secondaria, che hanno fornito risultati molto interessanti con la riduzione di circa il 20% della mortalità totale e del 26% di quella cardiovascolare nei pazienti sottoposti a training rispetto al gruppo di controllo, senza differenze significative tra i programmi basati sul solo esercizio fisico e quelli a carattere onnicomprensivo.

Lo studio ETICA (Exercise Training Intervention after Coronary Angioplasty) ha dimostrato, anche nei pazienti sottoposti ad angioplastica coronarica, che sei mesi di esercizio aerobico per tre ore alla settimana sono capaci di ridurre significativamente gli eventi cardiovascolari. Nei pazienti con precedente infarto miocardico e/o disfunzione ventricolare sinistra, il training determina effetti benefici sul processo di rimodellamento. Molteplici sono poi le evidenze di quanto l'esercizio fisico, nei pazienti con scompenso cardiaco, possa migliorare la qualità della vita e la tolleranza allo sforzo, riducendo il numero degli eventi cardiovascolari.

Infine, l'attività fisica e l'esercizio fisico, rappresentano sicuramente il mezzo più efficace per migliorare i sintomi e rallentare la progressione della malattia nei pazienti con arteriopatia obliterante agli arti inferiori.

Per tali ragioni, l'esercizio fisico e l'attività fisica rappresentano un mezzo preventivo e terapeutico fisiologico, efficace ed a basso costo. Negli ultimi anni, le principali società cardiologiche nord-americane ed europee hanno prodotto numerosi documenti, nei quali si raccomanda la pratica dell'attività fisica per la prevenzione e il trattamento delle malattie cardiovascolari. La promozione dell'attività fisica nella popolazione generale rappresenta, quindi, uno degli obiettivi primari delle nostre istituzioni sanitarie. I membri delle Task Force1 sono consapevoli, però, che affinché risulti efficace come mezzo preventivo e terapeutico, l'esercizio fisico debba accompagnarsi al trattamento degli altri fattori di rischio cardiovascolari.

L'inattività fisica incrementa di due volte il rischio di sviluppare una malattia coronarica, mentre l'esercizio fisico regolare protegge da quest'ultima. Per tale motivo l'esercizio fisico, strutturato come intervento terapeutico, è diventato una delle componenti fondamentali della prevenzione secondaria. Le evidenze scientifiche mostrano chiaramente che per mantenersi in salute e prevenire le malattie croniche è sufficiente praticare regolarmente un'attività di intensità moderata.

Un'attività intensa può essere gradita a molti soggetti ed ha un'efficacia anche maggiore di quella moderata in termini di prevenzione, ma va riservata solo a soggetti adeguatamente allenati, evitando in particolare lo sforzo vigoroso praticato sporadicamente, che incrementa il rischio di incidenti cardiovascolari in corso di attività. Viceversa, l'attività fisica a bassa intensità ha solo modesta efficacia preventiva e non è consigliabile se non nelle fasi iniziali di "allenamento" nei soggetti sedentari.

A fronte degli effetti positivi dell'esercizio fisico e dell'attività fisica, essi possono comportare anche alcuni rischi a carico dell'apparato cardiovascolare. L'esercizio fisico, infatti, può rappresentare il trigger di eventi acuti, quali infarto miocardico, angina pectoris, aritmie e morte improvvisa; quest'ultima tuttavia è un evento particolarmente raro. Ogni individuo che si appresti ad iniziare un'attività fisica regolare dovrebbe essere sottoposto preventivamente ad un'attenta valutazione cardiologica. È opinione comune, infatti, che attraverso un adeguato screening preventivo si possa ridurre la probabilità di eventi cardiovascolari avversi, in modo da godere dei benefici dell'attività fisica senza incorrere nei rischi ad essa associati.