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Germania '06: campioni del mondo!
Zidane. Materazzi. E poi i rigori. Grosso che spiazza Barthez e manda in visibilio un Paese intero.
News del 11/7/2006
Mondiali 2006: Italia campione del mondo
"Eh? Non è il quinto questo!", e invece si, è quello decisivo. L’amico che ha perso il conto dei calci di rigore ha gli occhi sbarrati, fissi sul quarantadue pollici che il fratello gli ha regalato per il matrimonio. La compagnia ha un atteggiamento variegato. Chi si mette le mani sugli occhi, chi incrocia le dita, e chi si prodiga in riti che riguardano parti anatomiche non menzionabili. Grosso. Lo tira Grosso. “Chi? Ma che sei scemo? Quello giocava in serie B due anni fa!”. Sistema il pallone.
Mentre il palermitano mette il pallone sul dischetto, il cervello sembra un proiettore impazzito che ti bombarda con mille fotogrammi. Roberto Baggio spara alto alla destra del portiere. Donadoni tira addosso a Goicoechea, Di Biagio colpisce la traversa. Le parole di Sacchi a fare da colonna sonora. “I rigori li vince chi ha giocato meglio nell’arco del torneo”. Scongiuri a profusione. La Francia, dopo l’avvio stentato, ha infilato un trittico niente male. Spagna, Brasile, Portogallo. Tutte vittorie meritate. Ed anche la finale... Strada spianata da un rigore quantomeno generoso.
Zidane che fa il verso a Totti e deride Buffon, con un cucchiaio che per poco non lo fa diventare lo zimbello del mondiale. Quando già la trombetta del vicino di casa suonava a festeggiare lo scampato pericolo, l’assistente alza la bandierina e segnala all’arbitro che la palla, dopo aver colpito la traversa, è entrata. Spione! Cinque minuti e siamo già sotto. Forza ragazzi: la nostra finale inizia ora. Cominciamo a far girar palla. I visi si fanno più distesi. Qualche sorriso qua e la. Ma il tabellino sull’angolo sinistro dello schermo segna 1-0. Cerchi di non guardare. Camoranesi lascia a Pirlo l’onere di un calcio d’angolo. Il pallone sembra lento. L’amico al fianco impreca, invece la palla finisce la sua corsa sulla testa di Materazzi. Urla di gioia. Questa volta le bandiere possono garrire libere. Siamo ancora in partita. Possiamo farcela.
"Troppa rincorsa", sentenzia Mario. Mario è il padre del padrone di casa. Fedele militanza giallorossa dai tempi del campo di Testaccio. Di rigori se ne intende, Grobbelaar che ipnotizza i giocatori della Roma nella finale di Coppa Campioni ancora se lo ricorda. “E’ mancino?”.
Chissà. Ma chi lo conosceva, Grosso, prima del mondiale? Giocatore del Palermo, si, d’accordo. Ma chi avrebbe scommesso anche solo un caffè che sarebbe diventato protagonista del torneo? A destra Panucci, a sinistra Zambrotta. Fasce coperte, e avanti con il resto. Lippi la pensa diversamente. E Panucci resta a casa. C’è Zaccardo, che contro gli USA ci mette nei guai. Grosso gioca la prima, va in panchina contro gli americani. Rientra per Italia – Repubblica Ceca e non esce più. Contro l’Australia trova la forza per un’ultima sgroppata sulla fascia quando è passato il novantesimo. Medina Cantalejo fischia il calcio di rigore che Totti trasforma di potenza. Contro la Germania segna con un tiro a girare sul palo lungo. Che già non è poco. Ma se il gol è al 116° di Italia – Germania entri di diritto nella storia di questo sport.
"Io non guardo". Non ci sono regole. Scaramanzia, si. Paura, tanta. Ma ognuno decide per conto suo come vivere l’ultimo, decisivo, rigore. C’è anche chi esce fuori. Con un po’ di ottimismo, vuole godersi l’urlo della gente librarsi nell’aria in tutta la sua potenza. Una cosa è certa: se Grosso sbaglia, il quinto della Francia non lo tira di certo Zidane.
Il simbolo della Francia, uno dei più grandi calciatori della storia, perde il controllo dei nervi e colpisce con una testata Materazzi. Espulsione, e triste conclusione di una carriera prodigiosa. Campionati, Champions League, Mondiale, Europeo. Tutto da protagonosta assoluto. Sarà che Materazzi è andato giù duro con le parole, sarà che si è insinuata la frustrazione di non riuscire a sbloccare una partita dominata. In effetti non tocchiamo palla dall’inizio del secondo tempo. Lippi sostituisce Totti e Perrotta, tra i mugugni dei miei compagni d’avventura, tutti romanisti. Neanche io sono molto d’accordo, pur tenendo per la parte opposta. È vero che Totti non ha fatto nulla, ma non è che Iaquinta sia esattamente l'erede designato di Van Basten...
Elizondo fischia la fine. Si va ai rigori. Come nel 1994.
Pirlo, Wiltord. Materazzi, Trezeguet. Tocca a Trezeguet. Brutti ricordi. 2 Luglio 2000, Rotterdam. Finale per il campionato europeo. Gol di Trezeguet al 103° e tutti a casa. Ma la nemesi è in agguato. Trezeguet prende la traversa. Esultanza spudorata, tutti in piedi ad abbracciarci. La trombetta del vicino si avvia all’esaurimento... ma evidentemente ha fatto scorta: dopo una breve defaillance suona ancora più forte. De Rossi, Abidal. Del Piero, Sagnol...
"Goooooooooool". Ed altre urla indefinibili. Barthez da una parte, palla dall’altra. E poi immagini in sequenza sul modello di un’esperienza extra corporea: Cannavaro che alza la Coppa e non se ne vuole separare, Materazzi con il cappello tricolore, Totti con la bandiera in testa, la festa nella notte...




