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La riabilitazione dopo l'ictus
La tempestività degli interventi, nei casi di ictus, è determinante al fine di massimizzare il recupero e la ripresa delle normali funzioni ..
News del 23/06/2005
Il cervello umano
La gestione non farmacologia dei soggetti colpiti da ictus è fonte di discussioni. Tuttavia è possibile riassumere delle linee guida che ci aiutino a comprendere il significato e le modalità della riabilitazione post-ictus.
Premessa necessaria è quella di far si che l’accesso ai programmi di terapia dedicati sia favorita senza discriminazioni, privilegiando un approccio riabilitativo interdisciplinare. Un rientro prematuro del soggetto nell’ambiente familiare, potrebbe determinare stati di depressione, salvo la possibilità di istituire un’assistenza domiciliare efficace.
Ai fini della ripresa, numerosi studi confermano come, la precocità del trattamento e della mobilizzazione diano i migliori risultati. Addirittura si parla di un inizio del trattamento 24 ore dopo il ricovero ospedaliero. Pratica che previene e contiene l’incidenza di comorbilità: trombosi venosa, infezioni polmonari, piaghe da decubito. In ogni caso è auspicabile che la terapia riabilitativa abbia inizio entro 60 giorni dal ricovero, periodo questo nel quale si riscontrerebbero risultati efficaci. Al fine di ottenere il massimo recupero teoricamente prevedibile si parla di un periodo limite di addirittura di 20 giorni.
Una buna intensità nel trattamento, darebbe poi migliori risultati nell’immediato. Fattore di notevole importanza anche sul piano psicologico e cognitivo.
Un intervento riabilitativo condotto dopo i primi 60 giorni non darebbe vantaggi aggiuntivi se non sotto il profilo puramente adattativo. Per quel che concerne la destrezza motoria, gli studi ad oggi condotti sono scarsi, ma sembra dare buoni risultati dal punto di vista riabilitativo, l’inibizione dell’uso dell’arto sano.
Le finalità dell’assistenza sanitaria sono numerose. Ridurre il rischio di mortalità; limitare il danno cerebrale e gli esiti della malattia, evitare ricadute, limitare la comorbilità, agevolare il ripristino delle abilità, definire la prognosi del quadro clinico.
L’azione riabilitativa, pur non potendo ripristinare le situazioni pre-trauma, può ottimizzare l’utilizzo del potenziale di recupero sino a portare il soggetto alla conduzione di una vita quanto più possibile autonoma, riducendo il grado di dipendenza.
Nella fase successiva all’ictus, e per tutta la loro vita, quasi tutti i soggetti, necessiteranno sempre di una certa assistenza sanitaria e di operatori del settore, oltre che di una collaborazione da parte dei familiari. Il periodo di ricovero nei reparti di degenza acuta sono ancora troppo lunghi ed andrebbero accelerati i passaggi in riabilitazione intensiva. Le priorità all’assistenza di tipo riabilitativo, vengono date in relazione ad alcuni parametri che sono, primo fra tutti, la probabilità del beneficio. Vale a dire malati medio gravi ancora efficienti sul piano cognitivo.
Nel caso di soggetti anziani, l’ictus si pone su una situazione fisica già di per se stessa deficitaria, andando ad aggravare l’autonomia del soggetto ben oltre lo specifico danno indotto dalla lesione neurologica. Come se non bastasse, la scelta dei pazienti da sottoporre a terapia riabilitativa cade più frequentemente su soggetti giovani, questo anche a causa di una minore disponibilità e maggiore depressione dei soggetti anziani.
Anche la loro situazione cognitiva risulta maggiormente compromessa, per non parlare del sostegno della famiglia. Questi eventi risultano ancor più drammatici in considerazione del fatto che, quando sottoposti a terapia, a parità di grado di deficit motorio, gli anziani dimostrano le medesime capacità di recupero funzionale.





