Monaco 1972 - Londra 2012, per non dimenticare
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Monaco 1972 - Londra 2012, per non dimenticare

A quarant'anni dalla strage di atleti israeliani alle Olimpidi di Monaco del 1972 Pietro Mennea scrive a Jacques Rogge

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Monaco 1972 - Londra 2012, per non dimenticare

Jacques Rogge, Presidente del Comitato Olimpico Internazionale (CIO), è stato ricevuto nei giorni scorsi al Quirinale dal Presidente della Repubblica Napolitano che nel Salone dell'Onore gli ha consegnato il "Premio Onesti" che cade nell'anno in cui si celebra il Centenario della nascita di Giulio Onesti (1912-2012), fondatore e primo Presidente del CONI.

La consegna di questo premio ha soprattutto una valenza simbolica che vuol sottolineare la figura di un uomo, considerato il padre dello sport Italiano che ha messo le fondamenta del sistema sportivo, come sistema autonomo, libero e indipendente, lasciando con il suo impegno, durato oltre un quarto di secolo un'impronta indelebile e straordinaria nello sport mondiale.

Jacques Rogge, ricordando Giulio Onesti dice come egli possa essere oggi considerato l'uomo che ha lasciato ai suoi successori il compito di interpretare lo sport come "strumento di cultura, educazione e processo di integrazione" è a quest'uomo che va riconosciuto il merito di avere aperto nuove strade che hanno contribuito alla diffusione del movimento Olimpico a livello mondiale.

Lettera di Pietro Mennea a Jacques Rogge

1972-2012, sono trascorsi 40 anni dalla strage di Monaco dove 11 atleti israeliani furono uccisi.

Se oggi si ricorda quel triste evento, questo in sé non ha niente di politico, ma vorrebbe sottolineare "iniziativa di grande civiltà umana che dimostrerebbe quanto lo sport olimpico e i suoi valori siano importanti per la società…".

Gli 11 atleti israeliani uccisi nell'attentato non devono essere dimenticati perché essi erano lì per inseguire un sogno, come ogni giovane atleta che partecipa ai giochi olimpici che hanno da sempre rappresentato un momento di apnea, una pausa, un mantenere le distanze da tutto, e mai questi atleti avrebbero pensato di essere coinvolti in un atto terroristico così feroce nel quale loro proprio non c'entravano niente.

Pietro Mennea rivolgendosi al CIO, dice che forse allora, tutti colti impreparati "...non fu fatto abbastanza per onorare le giovani vite spezzate di quegli atleti israeliani…" e oggi, aggiunge Mennea "… sarebbe importante che tutta la famiglia olimpica gli riconoscesse il giusto tributo anche solo con un minuto di silenzio, magari ricordando i loro nomi nel corso dei giochi di Londra…"

"…lo sport deve e può superare ogni ostilità e contrapposizione…".

Pietro Mennea, soprannominato la freccia del Sud, nel bene e nel male sarà ricordato nella storia dell'atletica leggera internazionale come il velocista più controverso il cui dono straordinario è stato quello di avere un'energia di rara efficacia ed una inesauribile tenacia.

Nell'atletica leggera italiana, quello che resta oltre alla sua totale abnegazione negli allenamenti, alle sue sfide, alle bizze, alle rinunce, alle sue polemiche, è quell'indice destro alzato dopo ogni vittoria, che ancora oggi ci domandiamo cosa volesse dire e che ancora oggi sopravvive al segreto.