Antonio Rossi portabandiera a Pechino
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Antonio Rossi portabandiera a Pechino

Il Coni ha scelto pochi giorni fa il portabandiera dell'Italia ai Giochi di Pechino, il canoista Antonio Rossi.

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Il CONI ha scelto pochi giorni fa il portabandiera dell'Italia ai Giochi di Pechino: il canoista Antonio Rossi. Nel 1928, ottant'anni or sono, questo onore toccò a Carlo Galimberti, il più grande pesista azzurro.

Era il 28 luglio 1928 quando lo stadio di Amsterdam, costruito proprio in occasione della IX Olimpiade, ospitò la cerimonia di apertura. Le 46 nazioni in gara entrarono nell'arena seguendo il nuovo cerimoniale: prima la Grecia, poi le altre, in ordine alfabetico nella lingua locale, infine il paese ospitante. Così descriveva la sfilata La Gazzetta dello Sport:

«Ecco gli azzurri. Apre la marcia il presidente del CONI, on. Lando Ferretti, in tait e cappello duro. Ha alla sua destra in alta uniforme un brillante ufficiale dei bersaglieri, il capitano Soli, istruttore dei pentatleti, e alla sinistra il segretario generale, cav. Corbari. Porta il cartello il più giovane dei nostri atleti, Toetti, mentre il tricolore è sostenuto dall'olimpionico Galimberti. Le atlete, elegantissime nelle loro sottanine bianche e nella casacca azzurra, precedono i maschi e portano una nota di grazia allo spettacolo superbo di forza e di compattezza dell'imponente plotone. Il gruppo italiano spicca fra gli altri manipoli, col grigio della divisa olimpionica. Quando l'on. Ferretti, volgendosi agli atleti, grida "A noi!" e le destre scattano nel classico saluto romano, dalla folla parte un vibrante applauso che dura qualche minuto».

Retorica di regime a parte, l'Italia raccolse ad Amsterdam 7 medaglie d'oro, 5 d'argento e 7 di bronzo, finendo quinta nella classifica per nazioni dietro USA, Germania, Finlandia e Svezia. Il bottino non era magro, ma Mussolini, encomiasticamente definito «il primo sportivo d'Italia», voleva molto di più dai nostri atleti; così sfogò la sua rabbia destituendo Ferretti.

La Pesistica contribuì ad incrementare il medagliere azzurro con due secondi posti: quelli di Gabetti nei piuma e di Galimberti nei medi. Quattro anni prima, a Parigi, Gabetti, Galimberti e Tonani avevano compiuto un'impresa che rimane leggendaria, ossia vincere tre medaglie d'oro e stabilire altrettanti primati mondiali. L'allenatore dei pesisti italiani, in ambedue le Olimpiadi, fu Enrico Taliani.
Ad Amsterdam gli esercizi di sollevamento vennero limitati a distensione, strappo e slancio con due braccia, come deciso nel 1925 dal CIO, che inoltre ridusse da tre a due i concorrenti per nazione in ciascuna delle 5 categorie. Sulle pedane del Kraftsportgebauw, presso lo Stadio Olimpico, salirono 95 atleti di 19 nazioni. Galimberti nei medi, con 105 kg, e Giuseppe Conca nei piuma (a pari merito con il tedesco Hans Wölpert), con 92,5 kg, migliorarono i primati mondiali di distensione. Galimberti fu secondo dietro il francese Roger François per soli 2,5 kg dopo i tre esercizi; nei piuma vinse l'austriaco Franz Andrysek e Gabetti si classificò secondo davanti al tedesco Wölpert grazie al minor peso corporeo. Buono il 4° posto di Conca. La Gazzetta dello Sport affermò cavallerescamente: «Stilista perfetto, Andrysek ha assai ben meritato il trionfo». Giusta, per il quotidiano milanese, anche la vittoria di François.

Modesti i piazzamenti degli altri tre pesisti azzurri: Gastone Pierini 8° nei leggeri, Giuseppe Tonani 7° e Francesco Mercoli 10° nei massimi. Nelle tre Olimpiadi 1920-24-28, comunque, l'Italia conquistò 4 medaglie d'oro e 3 d'argento; ci superava solo la Francia, e di poco.
Infine un bel successo "politico" dell'Italia: al congresso del 30 luglio 1928 il marchese Luigi Monticelli Obizzi, fondatore della FAI, fu eletto vicepresidente della Federazione internazionale di pesistica.