Olimpiadi di Albertville 1992
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Olimpiadi di Albertville 1992

La storia, gli eventi più clamorosi, i risultati, il medagliere, e gli aneddoti delle Olimpiadi di Albertville 1992

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Nel 1992 per l'ultima volta i Giochi estivi e quelli invernali si disputano nello stesso anno. Infatti il CIO nel 1986 aveva deciso di sfalsare le date dei due avvenimenti per dare una maggiore visibilità ai Giochi invernali.
Ad ospitare questa edizione è la Savoia francese con Albertville. In realtà i Giochi si disputano non tanto nella città prescelta ma un po' in tutta la regione, secondo un intento che però non raccoglie grandi consensi.
In effetti ad Albertville manca un po' quell'ambiente olimpico che dovrebbe essere il collante dei cinque cerchi. Nonostante questo lo spettacolo è spesso straordinario, come per la discesa libera che si corre su una pista nuova di irripetibile fascino e difficoltà che premia l'austriaco Patrick Ortlieb.

Da questa edizione entrano nel programma lo short track, il freestyle e il biathlon femminile. Contemporaneamente il mutato panorama internazionale impone paesi nuovi come le repubbliche baltiche, la Croazia e la Slovenia uscite dalla ex-Jugoslavia, mentre l'Unione Sovietica, ormai disgregata, gareggia sotto la sigla di CSI. Si presenta invece unitamente la Germania, al primo grande appuntamento sportivo dopo la riunificazione.

Nello sci alpino esplodono i norvegesi, storicamente numeri uno del fondo, con Kjetil André Aamodt che inaugura una lunghissima carriera vincendo il supergigante, mentre il suo connazionale Finn Christian Jagge si prende il lusso di battere Tomba "La Bomba" nello slalom. Da parte sua Tomba si conferma campione nel gigante, diventando così il primo sciatore a vincere due ori nella stessa specialità.
Tra le donne emerge Petra Kronberger, oro in slalom e combinata. L'austriaca è protagonista di una carriera brevissima e piena di allori: vince Coppe del Mondo, mondiali e Olimpiadi e si ritira ancora giovanissima. Colpisce anche la nostra Deborah Compagnoni: la campionessa valtellinese è protagonista di una due giorni tra gioia e dramma, prima con la vittoria in supergigante e poi con un grave infortunio al ginocchio nella gara di gigante che la costringe all'abbandono tra le lacrime. Un'immagine che commuove l'Italia, che adotta subito la Compagnoni tra le campionesse più amate.
Lo sci di fondo è affare privato dei norvegesi Ulvang e Daehlie che si spartiscono tutto il programma con tre ori a testa. Un record storico arriva dal trampolino del salto: lo stabilisce il finlandese Toni Nieminen che con i suoi 16 anni è il più giovane campione nella storia dei Giochi Invernali.

La pattinatrice Bonnie Blair, americana, dà prova della propria classe, imponendosi tra le più grandi di sempre nel proprio sport. Qui vince 500 e 1000 metri ma la sua storia olimpica (iniziata nell'84) non è ancora finita. L'ingresso di sport nuovi permette anche a stati non propriamente tradizionali di affacciarsi ai piani alti delle classifiche: è il caso del coreano Kim Ki Hoon, che porta due ori al suo paese dallo short track.

Per l'Italia è un'Olimpiade eccezionale, con la bellezza di 14 medaglie, di cui 4 ori. Oltre a Tomba e Compagnoni fanno risuonare l'Inno di Mameli anche lo sciatore Josef Polig, oro in una strana combinata in cui tutti i favoriti escono di gara e in cui Gianfranco Martin è argento, e la fondista Stefania Belmondo. Quest'ultima è autrice di una curiosa progressione: inizia con un 5° posto nella gara di apertura, poi è 4°, 3° in staffetta (con Di Centa, Vanzetta e Paruzzi), 2° nella 10 km ed infine sale sul gradino più alto nella gara conclusiva, la 30 km che esalta le sue doti di resistenza.

Con il suo dualismo con Manuela Di Centa, la determinazione, quel pizzico di sfortuna che serve a fare il personaggio ed in cui un po' si crogiola, la Belmondo diventerà per un decennio una figura guida per portare lo sci di fondo fuori dalla nicchia. Tutto il settore, peraltro, vive in questi anni un momento eccezionale, sfornando una manciata di grandi campioni: ne è prova la staffetta maschile che, con Albarello, De Zolt, Puliè e Fauner, è seconda solo ai maestri norvegesi. Albarello e De Zolt colgono anche un argento a testa e Giorgio Vanzetta due bronzi. L'ultima medaglia è il bronzo dello slittino con il doppio Huber-Raffl.