Olimpiadi di Lillehammer 1994
NonSoloFitness: divulgazione, formazione, consulenza
Corsi di formazione Corsi di formazione per Personal Trainer, Istruttori Fitness
06 40403925

Olimpiadi di Lillehammer 1994

La storia, gli eventi più clamorosi, i risultati, il medagliere, e gli aneddoti delle Olimpiadi di Lillehammer 1994

Autore:
Ultimo aggiornamento:

Per la prima volta un'Olimpiade si disputa a due anni di distanza dall'edizione precedente. Questo per la scelta del CIO di sfalsare giochi estivi e giochi invernali, facendoli disputare in anni diversi. Così, ad appena due anni dall'edizione di Albertville ci si ritrova in Norvegia, a Lillehammer, per due settimane che restano ben impresse nella mente e nel cuore degli sportivi.

L'ambientazione da favola, la buona organizzazione, la simbiosi dei norvegesi con la natura fanno immergere in un clima più olimpico che mai ed in molti si innamorano della cittadina scandinava, tanto che ancor oggi quella di Lillehammer viene considerata l'edizione dei Giochi più riuscita.
Un'aura da fiaba che contagia fin dalla cerimonia inaugurale, quando l'attrice Liv Ullmann fa entrare il pubblico in un mondo di elfi e folletti, boschi, cani da slitta.
Il programma subisce una nuova, piccola rivisitazione raggiungendo la quota di 61 titoli assegnati, con l'introduzione di nuove gare nel freestyle e nello short track. I norvegesi trovano il loro eroe nel pattinatore Johann Olav Koss che demolisce avversari e record del mondo: 1500, 5000 e 10000 sono suoi, tutti con nuovi record stabiliti.
Nel pattinaggio però si mettono in mostra anche due americani, Bonnie Blair e Dan Jansen. La Blair vince per la terza volta di fila i 500 metri ed aggiunge un altro oro con i 1000, il suo quinto titolo olimpico. Jansen invece arriva a Lillehammer consapevole di potersi giocare le ultime carte per vincere un oro olimpico, sempre sfuggito per scivolate e circostanze particolari nonostante un'eccellente carriera, costellata di titoli mondiali. Il tabù si ripete nella gara dei 500 metri, quella a lui più congeniale, con una caduta, ma Jansen si butta nella gara a lui più ostica, i 1000 metri riuscendo finalmente a mettersi al collo l'oro olimpico.

Lo sci alpino segna diverse sorprese: nella discesa l'americano Tommy Moe coglie il giorno della vita superando il padrone di casa Aamodt, mentre in gigante e supergigante il tedesco Markus Wasmeier, un campione ormai al tramonto, fa un'inaspettata doppietta. Più classica la vittoria di Thomas Stangassinger, austriaco, nello slalom, approfittando di un Alberto Tomba che pasticcia nella prima manche e nella seconda è protagonista di una spettacolare rimonta che lo porta fino all'argento. In combinata la Norvegia monopolizza tutto il podio con Lasse Kjus che conquista l'oro.

Tra le donne è grande impresa per Vreni Schneider: la svizzera si riprende il titolo dello slalom a 6 anni di distanza dalla vittoria di Calgary, recuperando dal 5° posto della prima manche e conquista anche l'argento in combinata ed il bronzo in gigante.
La nostra Deborah Compagnoni, abbandonata la velocità dopo l'incidente di Albertville, diventa la numero uno del gigante, mentre emerge una giovanissima Isolde Kostner: la gardenese si presenta al grande pubblico con un doppio bronzo in discesa e superG. La velocità femminile è, però, soprattutto Katya Seizinger. La fuoriclasse tedesca mostra tutto il suo repertorio di scorrevolezza, abilità tecnica, compostezza di salto e si mette al collo il primo oro olimpico in discesa.
In un paese come la Norvegia non si può che assistere a delle gare di fondo memorabili. La gara simbolo, la staffetta, resta negli annali come una delle pietre miliari della storia sportiva del nostro paese. Il quartetto composto dal veterano Maurilio De Zolt, Marco Albarello, Giorgio Vanzetta e Silvio Fauner ribatte colpo su colpo per tutti i 40 km della gara ai maestri norvegesi che cercano di staccarli.
L'ultima frazione vede il testa a testa finale tra Fauner e Bjorn Daehlie: il fuoriclasse norvegese sa del rischio che correrebbe a giocarsi una volata con l'italiano ed attacca a fondo, ma senza riuscire ad avvantaggiarsi. Si arriva così allo sprint e l'azzurro lancia la sua volata che ammutolisce Daehlie e tutta la Norvegia, battuta in casa nella gara più sentita e tradizionale per gli scandinavi.
A Daehlie resta da consolarsi con due ori conquistati nelle gare individuali, dove Albarello e Fauner conquistano due bronzi.

Tra le donne splende la classe di Manuela Di Centa: la fondista azzurra trova qui il momento più alto di una carriera vissuta tra problemi fisici, successi travolgenti ed il dualismo con la compagna-rivale Stefania Belmondo, qui in ribasso rispetto ad Albertville.
La Di Centa sale sul podio in tutte e cinque le gare con gli ori della 15 e della 30 km, gli argenti della 5 e dell'inseguimento, il bronzo della staffetta assieme a Paruzzi, Vanzetta e Belmondo, che è 3° anche nella gara di inseguimento. A rivaleggiare con la Di Centa è lo squadrone russo che vince la staffetta lanciando Lyubov Yegorova a 3 ori.

Una curiosità morbosa viene riservata al pattinaggio artistico femminile a causa di uno strano preambolo vissuto in America. Succede che Nancy Kerrigan accusa il marito della rivale Tonya Harding di averla aggredita e la notizia riceve larga risonanza sui mass media di mezzo mondo che ne fanno un'autentica telenovela. In Norvegia però a vincere è l'ucraina Oksana Baiul.
Nel biathlon femminile la canadese Myriam Bedard si aggiudica entrambe le gare individuali, mentre la coppia russa Grinkov-Gordeeva ripete la vittoria nel pattinaggio artistico segnata a Calgary '88 e i bobbisti Weder e Acklin diventano i primi a riconfermarsi campioni nel bob a 2.

Per l'Italia questa è un'Olimpiade indimenticabile, ancora superiore a quella già eccellente di Albertville. Si conquistano la bellezza di 20 medaglie, di cui 7 d'oro. Oltre ai successi dell'alpino e del fondo esplode lo short track, il pattinaggio su pista corta nel quale la staffetta dei 5000 metri Carnino, Cattani, Fagone, Herrnhoff, Vuillermin conquista l'oro e quest'ultimo anche l'argento dei 500 metri. Purtroppo di lì a poco un tragico destino si abbatterà su questa splendida squadra: nel 1997 un incidente in moto costringerà Orazio Fagone alla sedia a rotelle e Mirko Vuillermin a chiudere la carriera. Da allora Fagone si è impegnato nel curling per diversamente abili.

Altri due ori arrivano dal tradizionale slittino con Gerda Weissensteiner tra le donne e il doppio maschile Kurt Brugger-Wilfried Huber. In quest'ultima gara è doppietta: al'argento salgono Hansjoerg Raffl e Norbert Huber, fratello di Wilfried. Si vede anche Armin Zoeggeler, uno dei più grandi slittinisti di sempre che fa la sua prima apparizione olimpica e conquista il bronzo nella gara che incorona per la terza volta di fila il tedesco Hackl. Per la famiglia Huber c'è un'altra medaglia, il bronzo conquistato da Gunther nel bob a due insieme a Stefano Ticci. Quattro anni più tardi, con un nuovo compagno, farà ancora meglio.