Olimpiadi di Nagano 1998
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Olimpiadi di Nagano 1998

La storia, gli eventi più clamorosi, i risultati, il medagliere, e gli aneddoti delle Olimpiadi di Nagano 1998

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Dopo Lillehammer la storia a cinque cerchi invernale prosegue a Nagano, in Giappone. È un salto enorme, non solo geograficamente, ma anche per l'ambiente, meno caldo e magico, dominato da sponsor e da una tecnologia non sempre funzionale. Ne consegue che l'edizione di Nagano, pur segnata da gesti sportivi memorabili, non prende il pubblico ed anche il Presidente del CIO Samaranch durante la cerimonia di chiusura non pronuncia la consueta frase "i Giochi più belli di sempre".

L'edizione di Nagano racconta comunque di grandi protagonisti e di importanti novità. Intanto cade l'ultima barriera al professionismo ed anche i campioni di hockey della NHL, la ricchissima lega americana, vengono ammessi sotto i cinque cerchi, come avvenuto alle edizioni estive per i giganti del basket della NBA. Se i cestisti, però, avevano creato tra Barcellona ed Atlanta il mito del Dream Team, qui canadesi e americani, ricchi di campioni NHL, non fanno la stessa figura e l'oro va alla Repubblica Ceca. Altre novità sono l'ingresso del curling, dello snowboard, del torneo di hockey femminile, con un calendario che conta ora 68 eventi.

I giapponesi trovano di che entusiasmarsi per le imprese dei saltatori: Kazuyoshi Funaki trionfa dal trampolino grande di 120 metri raccogliendo punteggi perfetti, dopo aver già conquistato l'argento dal trampolino di 90 metri. Un secondo oro gli arriva dalla gara a squadre: per il Sol Levante è l'eroe nazionale. Il fondo incorona invece il fuoriclasse norvegese Bjorn Daehlie, che si prende la rivincita nella staffetta dopo la batosta di Lillehammer, con il quartetto azzurro che stavolta è 2°.
Ma non basta ancora: Dahlie vince anche nella 10 km e nella 50 km, nonostante un piccolo cedimento finale che lo fa arrivare al traguardo allo stremo delle forze e gli dà più umanità.
Con un'ulteriore medaglia d'argento nell'inseguimento diventa l'atleta più medagliato di sempre ai Giochi invernali: ben 8 ori e 12 medaglie complessive.

Tra le donne è lo squadrone russo a dominare con i 3 ori di Larisa Lazutina. Una squadra che suscita qualche perplessità: 4 anni dopo sia la Lazutina che l'altra campionessa russa Danilova saranno squalificate per doping, qui invece, pur tra qualche sospetto, per loro fila tutto liscio. A Stefania Belmondo così, non resta che allinearsi, mentre continua la sua battaglia verbale contro il doping, e portarsi a casa l'argento della 30 km. Arriva anche il bronzo della staffetta con, oltre alla Belmondo, anche Karin Moroder, Gabriella Paruzzi e la campionessa d Lillehammer Manuela Di Centa, ormai in parabola discendente. Tra gli uomini si porta a casa un bronzo anche Silvio Fauner.
Una grande impresa arriva dallo slittino, dove il tedesco Georg Hackl sale sul gradino più alto del podio per la quarta Olimpiade consecutiva, una longevità con pochi uguali nella storia sportiva. Alle sue spalle si fa sotto il carabiniere altoatesino Armin Zoeggeler.
Le piste dello sci alpino si colorano delle gesta di due grandi campioni, l'austriaco Hermann Maier e la valtellinese Deborah Compagnoni.
Maier è riapparso come un fulmine a ciel sereno a inizio stagione dopo essere in precedenza stato allontanato dalle squadre nazionali.
Dopo aver fatto il muratore è tornato sugli sci stravolgendo il circo bianco con le sue vittorie a ripetizione e l'impressionante esplosività muscolare che gli consente di tirare le curve a 100 all'ora in spazi limitati. A Nagano si presenta da numero 1 in tre discipline, ma l'esordio in discesa libera è pauroso: con una caduta che lo fa volare in aria per decine di metri e lascia via libera per l'oro all'outsider francese Jean-Luc Cretier.
Miracolosamente Maier esce illeso dall'incidente, le cui immagini fanno il giro del mondo non solo su giornali e notiziari sportivi, e si ripresenta al via del supergigante e del gigante. È il solito Maier ed in entrambe le gare dà prova di coraggio e potenza: è doppio oro.

Deborah Compagnoni invece, incanta ancora in gigante, con una prova di classe ed eleganza che è un altro sciare rispetto al resto del mondo: all'arrivo dà due secondi, un'eternità, alle avversarie e si aggiudica la sua terza medaglia d'oro in tre Olimpiadi differenti, un record. A questo la Compagnoni aggiunge l'argento dello slalom, dove è battuta per poco dalla tedesca Hilde Gerg.

Esce di scena Alberto Tomba: si butta in gigante, nonostante da tempo sia indietro in questa disciplina, e vi rimedia una brutta caduta che lo penalizza anche nello slalom, dove rinuncia dopo una pessima prima manche. Di lì a poco il campione bolognese chiuderà la carriera, non prima, però, di aver battuto il campione di Nagano, il norvegese Buraas, nel suo ultimo slalom di Coppa del Mondo.

Tra le donne si ripete Katja Seizinger, ancora prima in discesa: anche per la tedesca poco dopo si chiuderà la carriera, non per motivi anagrafici ma per un grave infortunio.
Nelle gare di pattinaggio emerge la tradizione olandese, con Gianni Romme e Marianne Timmer, entrambi bicampioni olimpici, mentre un caso dibattuto scuote il neonato snowboard. Il vincitore dello slalom gigante, il canadese Ross Rebagliati viene pizzicato all'antidoping per uso di cannabis. In un primo momento il suo titolo è annullato e passa al 2° classificato, l'italiano Thomas Prugger. Successivamente però Rebagliati viene riabilitato e a Prugger torna così l'argento.

L'Italia in questa edizione dimezza il bottino di medaglie rispetto a Lillehammer, conquistandone 10. Del resto lo sci alpino è solo la Compagnoni, con i discesisti Isolde Kostner e Kristian Ghedina che arrivano tra grandi speranze ma deludono un po', la Di Centa è ormai a fine carriera e lo slittino non conferma i successi del passato. Sul gradino più alto così sale, oltre alla Compagnoni, solo il bob a 2 di Gunther Huber e Antonio Tartaglia, mentre un argento lo conquista il biathleta Pieralberto Carrara.
Unite alle già citate medaglie di fondo, snowboard e slittino il bilancio è di 2 ori, 6 argenti e 2 bronzi.