Olimpiadi di Salt Lake City 2002
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Olimpiadi di Salt Lake City 2002

La storia, gli eventi più clamorosi, i risultati, il medagliere, e gli aneddoti delle Olimpiadi di Salt Lake City 2002

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Alla 19° edizione della propria storia invernale i Giochi escono definitivamente dalla propria spensieratezza e dal clima di pacifico incontro tra i popoli. Se nel 1972 alle olimpiadi estive di Monaco il sequestro e l'uccisione degli atleti israeliani aveva fatto risvegliare l'ambiente olimpico come alla fine di un'infanzia felice, ora ci si trova a fare i conti con un terrorismo sempre più spietato che fa di questi Giochi un evento blindatissimo. Siamo infatti a pochi mesi dall'11 settembre: ad appena 150 giorni da quel tragico momento l'America ospita i Giochi a Salt Lake City. C'è la voglia di andare avanti, di reagire, anche se le misure di sicurezza necessarie sono asfissianti.

Il programma di gare è ancora più ricco: torna lo skeleton e per la prima volta si disputa il bob femminile, oltre all'aggiunta delle gare sprint nel fondo e nella combinata nordica.

Tra i grandi protagonisti dell'edizione precedente manca Hermann Maier: lo sciatore austriaco è rimasto vittima di un gravissimo incidente in moto l'anno precedente e la sua carriera sembra finita.

Invece contro ogni pronostico saprà rialzarsi e tornare, ma qui intanto è il suo connazionale e rivale Stephan Eberharter, eternamente battuto da Maier, a presentarsi da numero 1. In discesa però è l'altro austriaco Fritz Strobl, che si adatta meglio alle non troppo dure nevi americane, a prendersi l'oro ed in supergigante torna al successo il grande norvegese Aamodt, a dieci anni di distanza dalla vittoria di Albertville.

Aamodt si aggiudica anche la combinata, dove si scopre un americano che fa numeri d'equilibrismo da circo e conquista l'argento: è Bode Miller. Eberharter deve attendere l'ultima gara, il gigante, dove finalmente riesce a scrollare via l'etichetta di eterno secondo e vincere l'oro. In slalom c'è una sorprendente doppietta francese: su una pista strana, con un fondo rovinato e tante insidie, molti dei favoriti finiscono fuori e la vittoria va a Vidal sul veterano Amiez.

In campo femminile lo sci alpino è soprattutto Janica Kostelic. La giovane croata ha una forza ed un talento immensi che unisce ad una sciata morbida e leggera. Il suo punto debole sono però le ginocchia che la costringono a numerosi stop. A Salt Lake City finalmente ritrova la piena efficienza fisica ed i risultati sono devastanti: sale sul podio in 4 delle 5 gare dello sci alpino, con solo la discesa, che va alla francese Montillet sulla nostra Kostner, che non la vede protagonista.

Per il resto domina in slalom, in gigante (dove pure non aveva mai vinto prima nessuna gara) ed in combinata. Una piccola sbavatura all'uscita di un saltino le fa perdere per un soffio un altro oro, quello del supergigante che va alla sorpresissima romana Daniela Ceccarelli. Un oro, quello della Ceccarelli, cui fa seguito il bronzo nella stessa gara dell'altoatesina Karen Putzer, ma che resterà una vittoria isolata: dopo i Giochi la Ceccarelli non sarà più in grado di ottenere risultati importanti.

Le sorprese più grandi di Salt Lake City arrivano però dal salto con gli sci e dallo short track. Nel salto un giovane svizzero che non ha mai vinto una gara di Coppa del mondo, Simon Ammann, compie un'impresa straordinaria essendo il migliore sia nel trampolino corto che in quello lungo. Ammann è soprannominato Harry Potter per la sua somiglianza con il maghetto ed il suo doppio oro è una vera magia. Se la vittoria di Ammann è sorprendente ma assolutamente pulita, quella dell'australiano Steven Bradbury nei 1000 metri dello short track è assolutamente rocambolesca. Bradbury non ha nessuna velleità, per lui essere presente ai Giochi è già un risultato notevole, ma il destino decide di aiutarlo.

In tutti i turni eliminatori sarebbe chiaramente ultimo se non fosse che tra squalifiche e cadute all'ultimo metro degli avversari riesce a proseguire il suo cammino ed approdare alla finale a 5. Qui a metà gara è già staccatissimo da tutti gli altri ma all'ultima curva i 4 che si giocano le medaglie finiscono tutti per terra e Bradbury taglia tranquillamente il traguardo mettendosi al collo l'oro. La sua resta una delle vicende più curiose ed incredibili dell'intera storia olimpica.

A conquistarsi il titolo di plurivittorioso dei Giochi è un biathleta norvegese, Ole Einar Bjorndalen, che vince tutte e quattro le medaglie d'oro del suo sport. Bjorndalen, che vive spesso in Alto Adige perché è fidanzato con la biathleta azzurra Nathalie Santer, è l'indiscusso numero uno grazie alle straordinarie doti di fondista cui gli basta unire una discreta precisione di tiro per dominare.

Come lui fa il finlandese Samppa Lajunen nella combinata nordica, che si ferma a tre ori perchè il suo sport non ne mette in palio di più.

Nel pattinaggio si scopre un nuovo talento olandese, Jochen Uytdehaage, che demolisce primati ed avversari aggiudicandosi due ori ed un argento. Anche Claudia Pechstein compie un'impresa notevole vincendo i 500 metri per la terza Olimpiade consecutiva. Grande imbarazzo invece nell'artistico a coppie: il CIO deve intervenire a dirimere la questione portata avanti dai canadesi, cui viene inizialmente assegnato l'argento, contro la giuria che ha favorito la coppia russa.

Alla fine canadesi e russi vengono classificati ex-aequo al primo posto e questo fa infuriare la spedizione russa che minaccia di abbandonare i Giochi. Anche dal fondo non arrivano buone notizie per lo squadrone russo: Larisa Lazutina e Olga Danilova, le due atlete di punta, vengono trovate positive all'antidoping dopo che hanno conquistato medaglie e copertine.

Stesso discorso per il tedesco naturalizzato spagnolo Johann Muehlegg, già diventato un idolo nella sua nuova nazione, che deve restituire tre ori vinti furbescamente. Tutto questo rovina un po' la challenge del fondo, dalla quale emerge comunque una grande Stefania Belmondo: la veterana piemontese è costretta ad inseguire nella 15 km che inaugura i Giochi per la rottura di un bastoncino, ma stavolta è più forte di avversarie e sfortuna tornando all'oro olimpico a 10 anni di distanza da Albertville. Nella gara finale, la 30 km, poi è protagonista di un insperato testa a testa con Gabriella Paruzzi che porta le due azzurre ai piedi bassi del podio dietro alla Lazutina. Passano poche ore però e la russa è allontanata dai Giochi: l'oro diventa così della Paruzzi e l'argento della Belmondo.

Altra bella gara degli italiani è la staffetta maschile: la generazione dei fasti di Lillehammer e Nagano ormai non c'è più, ma a raccogliere l'eredità ci sono Giorgio Di Centa, Fabio May, Pietro Piller Cottrer e Cristian Zorzi che cedono per pochi centimetri alla solita Norvegia. Per Zorzi c'è anche il bronzo della neonata gara sprint di 1,5 km. L'universalità dei Giochi Invernali conosce nuovi sviluppi: per la prima volta un'atleta di colore conquista una medaglia d'oro. Succede nel bob a 2 femminile con Vonetta Flowers, che in coppia con Jill Bakken porta l'oro agli Stati Uniti sulle favorite tedesche. C'è medaglia, un argento, anche per un giocatore di hockey di colore, l'americano Jerome Iginla, mentre l'oro torna al Canada della stella Gretzky dopo un'attesa di 50 anni. Altra novità arriva dalla Cina che propone nello short track, specialità molto in voga in Asia, una ragazza che conquista due ori individuali ed un argento a squadre. Si chiama Yang Yang ed i suoi titoli sono i primi del suo paese ai Giochi Invernali. L'Italia chiude i Giochi con un buon bilancio di 12 medaglie, equamente suddivise tra i tre metalli. Oltre a quelle già viste arriva all'oro lo slittinista Armin Zoeggeler, che dopo una lunga rincorsa al fuoriclasse tedesco Georg Hackl iniziata a Lillehammer, completa con il titolo olimpico un palmares straordinario. Hackl dal canto suo si rifà con un argento che lo porta ad essere il primo atleta di sempre a conquistare cinque medaglie olimpiche nella stessa specialità.

Il medagliere azzurro conta anche sul ritorno dello short track, che con Carnino, Antonioli, Rodigari, Carta e Franceschina è d'argento nella staffetta, sulla snowboardista Lidia Trettel e sui danzatori sul ghiaccio Margaglio-Fusar Poli, tutti al bronzo. Ma intanto si comincia a pensare a Torino 2006.