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Il fitness è prevenzione?

Il ruolo del fitness come attività di prevenzione e di mantenimento di una condizione di benessere.

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Il fitness è prevenzione?

Negli anni 90 (Sanzini E., 2006) l’attenzione degli operatori nel campo del benessere si è spostata verso la prevenzione. Per prevenzione si intendono “azioni mirate ad eradicare, eliminare o minimizzare l’impatto di malattia e disabilità” (Rose G., 1996; Petroni M. L., 2006). Si individuano tre gradi di prevenzione e precisamente:
Prevenzione primaria: ha lo scopo di prevenire lo sviluppo di una malattia; di identificare i fattori di rischio che mettono l’individuo a rischio di sviluppare una malattia; di ridurre i fattori di rischio modificabili, quindi il rischio di sviluppo della malattia. Può essere effettuata a livello di individuo o di popolazione (Rose G., 1996; Petroni M. L., 2006).
Prevenzione secondaria: ha lo scopo di migliorare la prognosi a lungo termine di una malattia già esistente; di effettuare una diagnosi precoce di una malattia già esistente; di ridurre la comparsa di complicanze di una malattia già esistente (Rose G., 1996; Petroni M. L., 2006)
Prevenzione terziaria: riguarda principalmente la fase di riabilitazione di un individuo (Petroni M. L., 2006).

Ed è proprio sulla prevenzione primaria che dovrebbe agire l’struttore di fitness, dal momento che la cura dei soggetti patologici spetta al medico e che la parte riabilitativa compete al fisioterapista.
Questo argomento è stato ripreso dalla Regione Toscana che nelle Linee guida per la promozione della salute (cfr. Appendice ‘A’) dove si afferma che l’attività fisica regolare migliora globalmente la salute fisica e psichica, riduce il rischio di sviluppare malattie non trasmissibili, come ipertensione, osteoporosi diabete di tipo II, sovrappeso (cfr. cap. 2, par. 6), ed aumenta la stima di sè.

Sempre secondo le citate Linee guida questa attività motoria non ha scopi sportivi competitivi ma è rivolta al corretto uso del corpo e della abitudine ad una motricità salubre. E’ rivolta a persone “sane-sedentarie”, appartenenti ad ogni fascia di età; è comunque da auspicare, si precisa, una costante collaborazione con il medico di base, al fine di avere una migliore conoscenza delle caratteristiche del soggetto che possono essere utili ad indirizzare il programma motorio.

Sarebbe anche prevista la partecipazione degli utenti ai corsi di fitness previa valutazione morfologica del soggetto, al fine di una progettazione corretta dell’attività motoria in relazione agli obiettivi.

E’ da sottolineare come anche nell’ambito della prevenzione sia necessario possedere determinate competenze, che consentano al professionista di fitness di impartire indicazioni precise e sicure nella salvaguardia della salute dei clienti.
Nel settore però mancano leggi e regolamenti in grado di salvaguardare la salute del consumatore, unico vero scopo della stessa attività di fitness (FIAeF, 2002/06). In più, leggi e normative vigenti, a causa di quello che viene definito da qualcuno “federalismo sportivo” (Musumarra L. et al., 2005), stanno creando soltanto grande confusione in un settore giovane ed in rapido sviluppo (cfr. cap. 2, par. 6).

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Bibliografia