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L'istruttore di fitness: una proposta Rogersiana - terza parte

L'istruttore di fitness come facilitatore dei percorsi di apprendimento ed appliccazione pratica nell'allenamento.

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Rogers

Per Rogers la formazione e lo sviluppo sono un affare strettamente personale, un’esperienza profondamente diversa da persona a persona. Per questo motivo Rogers parla di “persona-insegnante” e sintetizza anche i requisiti che deve avere un insegnante che desideri utilizzare l’approccio umanistico applicato all’insegnamento (Rogers C., 1973; Forcillo S.):

  • Il 1° requisito: è una profonda fiducia negli organismi umani; fiducia nelle capacità dell’individuo umano di sviluppare le proprie potenzialità e permettergli di scegliere il suo modo di apprendere.
  • Il 2° requisito: è la sincerità dell’insegnante, la sua lealtà, l’ assenza di maschere. Egli può essere arrabbiato, ma può anche essere sensibile e comprensivo; egli è una “persona” per i suoi allievi.
  • Il 3° requisito : è la stima e rispetto per gli studenti, per i loro sentimenti e le loro opinioni.
  • Il 4° requisito: è la capacità di comprendere le reazioni dei clienti ‘dal di dentro’ attraverso la ‘consapevolezza empatica’ che mostrano gli stessi clienti nei confronti del lavoro svolto e dell’istruttore.

In poche parole Rogers sostiene che secondo questi requisiti i clienti diventano capaci di formarsi senza l’aiuto degli insegnanti, cosicché, nel nostro caso, il trainer diventa un “facilitatore” (Rogers C., 1973) dell’apprendimento.
Lo scopo principale dell’approccio rogersiano è, quindi, quello di creare delle condizioni che permettano alla ‘forza di base’ (Rogers C., 1973) insita in ogni individuo di agire, in modo che la persona possa crescere verso la propria autorealizzazione.

Si sintetizza in 3 aspetti l’atteggiamento dell’istruttore nei confronti del cliente:

  • L’accettazione dell’altro in quanto Persona (Rogers C., 1970; Bartholini G., 2004; Forcillo S.).
  • La congruenza ovvero l’assenza di maschere (Rogers C., 1970; Bartholini G., 2004; Forcillo S.).
  • L’empatia, la capacità di cogliere e sentire le emozioni vissute e percepite dall’altro e saper fargli capire che lo si percepisce e gli si è vicino (Rogers C., 1970; Bartholini G., 2004; Forcillo S.).

Si considera il punto sull’empatia piuttosto “delicato”: il rischio di questo “modus operandi” è di invadere un campo di stretta competenza dello psicoterapeuta(1) o dello psicologo2.
È per questo motivo che la proposta rogersiana si rivolge in particolare, come detto ad inizio paragrafo, ad istruttori con una certa esperienza e che ricoprono ruoli di una certa responsabilità; dando per scontato che questi professionisti abbiano ‘ben chiaro’ dove finisce il ruolo del trainer e dove comincia il lavoro dello psicologo.
La figura del triangolo, come si vedrà in seguito, ricorre spesso nel settore fitness (cfr. cap. 2, par. 1) ed in questo caso la si può utilizzare per chiarire il legame tra i tre aspetti “chiave” trattati nel presente paragrafo:



Potremmo quasi considerare, per concludere, una nuova affermazione da affiancare alla vecchia e tanto amata dai bodybuilders “No Pain, No Gain” (Kolata G., 2003), ovvero “senza dolore/sacrificio non avremo risultati”: “No Empathy, No Gain”, ossia “senza rapporto/fiducia negli altri non otterremo grossi risultati”.

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(1) Per “psicoterapia” (Jervis G., 2002) si intende qualsiasi forma sistematica di aiuto a difficoltà esistenziali mediante il dialogo e il rapporto interpersonale. Il titolo di ‘psicoterapeuta’ è, in Italia, formalmente riconosciuto dalla legge, e questa è una particolarità del nostro paese. Questo titolo è accessibile sia a medici, sia a psicologi.
(2) E’ un laureato in “psicologia”. La psicologia (Jervis G., 2002) è lo studio del comportamento - normale - e degli stati soggettivi - altrettanto normali. Non si occupa, se non marginalmente, di problemi di sofferenza mentale.

Bibliografia