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L'istruttore di fitness - seconda parte
Ruolo e caratteristiche dell'istruttore di fitness, la formazione permanente, l'aggiornamento continuo ed il bagaglio conoscitivo.
L'istruttore di fitness
La professione di istruttore di fitness ha subito negli ultimi anni una serie di trasformazioni legate sia all’evoluzione delle varie attività ad essa correlate, sia alle numerose acquisizioni scientifiche che si sono verificate nelle discipline che studiano il sistema umano nella situazione di apprendimento, come psicologia e pedagogia.
Fino a qualche anno fa il ruolo di istruttore veniva affidato ad una persona che aveva praticato un dato sport ad un livello accettabile e che si dichiarava disponibile ad insegnare i movimenti fondamentali che caratterizzano questa o quella disciplina (Daino, 1996).
Attualmente l’insegnante dovrebbe preoccuparsi di studiare il processo d’insegnamento ed i comportamenti degli elementi che lo compongono, in modo scientifico e sistematico, al fine di
individuare i fattori che lo facilitano e rimuovere quelli che lo ostacolano.
Al trainer non viene chiesto semplicemente di trasmettere le sue abilità e conoscenze, ma anche di educare, organizzare, collaborare e, soprattutto, motivare scegliendo momento per momento ciò che è ottimale per il cliente od il gruppo di clienti (Daino, F.I.N., 1996).
Per poter svolgere con successo questo ruolo sono oggettivamente necessarie delle particolari doti di disponibilità, flessibilità e comprensione non disgiunte da una elevata motivazione all’aggiornamento continuo con lo scopo di migliorare il proprio livello di abilità e conoscenze (Daino, 1996).
Insegnare significa “essere in rapporto continuo e sistematico con altre persone” (Bonifazi M. et al., 1996) e pertanto rapportarsi con un insieme di situazioni che cambiano in direzioni che non sempre l’istruttore riesce a guidare o controllare, a prescindere dalle sue buone intenzioni; anche il migliore professionista si trova a svolgere la sua attività in situazioni psicologiche personali non ideali ed in ogni caso deve svolgere la sua mansione. E’ forse proprio in queste situazioni critiche che emerge la personalità profonda dell’istruttore rispetto alla capacità di svolgere bene il proprio lavoro.
Il vero professionista vede, sente e percepisce il proprio ruolo, ovvero quell’insieme di valori, atteggiamenti, opinioni, comportamenti che costituiscono il prototipo del buon professionista; quel che è certo è che non si può non avere consapevolezza di una propria filosofia di insegnamento, sia essa semplice e lineare o molto complessa ed articolata; oppure, perché no, copiata da qualche istruttore di successo.
Si ritiene che la prima abilità richiesta ad un istruttore di fitness –e non solo- sia quella di aver praticato per un certo periodo di tempo, ad un livello accettabile, quella specifica disciplina. Per ‘periodo di tempo’ potremmo ‘accettare’ i 36 mesi che vengono ad esempio richiesti ad un istruttore per partecipare ad un corso di perfezionamento universitario; l’affermazione “livello accettabile” è purtroppo difficilmente codificabile e non resta che attenerci al buon senso ed alla capacità di autocritica dell’istruttore stesso.
Si ritiene comunque indispensabile aver vissuto in prima persona le diverse fasi del processo di apprendimento, da quelle iniziali a quelle finali, per poter meglio trasmettere le indicazioni necessarie al superamento dei passaggi tecnici più difficili e complicati, nonché capire le sensazioni che sta provando il cliente nel momento in cui sta eseguendo un certo esercizio o movimento.








